Covid, contagi sul lavoro: dall’INAIL i dati aggiornati al 31 gennaio 2021

Tommaso Gavi - Lavoro

Covid, contagi sul lavoro, pubblicato il nuovo report dell'INAIL aggiornato al 31 gennaio 2021: rispetto allo scorso mese ci sono stati quasi 17 mila casi in più. Tra ottobre 2020 e gennaio 2021 gli infortuni di origine professionale si attestano a 92 mila.

Covid, contagi sul lavoro: dall'INAIL i dati aggiornati al 31 gennaio 2021

Covid, contagi sul lavoro: l’INAIL mette a disposizione i dati aggiornati al 31 gennaio 2021.

La fotografia mostra un maggiore impatto della seconda ondata anche in abito lavorativo: nel complesso vengono registrati 147.875, 16.785 in più rispetto al mese precedente.

Il tredicesimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato il 18 febbraio 2021 insieme alle schede con i dati regionali, segna 92 mila contagi nel periodo compreso tra ottobre 2020 e gennaio 2021.

Il numero rappresenta il 62,3 per cento dei contagi rilevati dall’inizio dell’emergenza coronavirus.

Il periodo compreso tra marzo e maggio ne aveva registrati 50 mila, che rappresentano il 34,2 per cento del totale.

Covid, contagi sul lavoro: dall’INAIL i dati aggiornati al 31 gennaio 2021

Il tredicesimo rapporto nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’INAIL, pubblicato insieme agli aggiornamenti regionali il 18 febbraio 2021, riporta che nel periodo tra ottobre 2020 e gennaio 2021 ci sono stati 92 mila contagi.

INAIL - Tredicesimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale del 18 febbraio 2021
I dati sulle denunce da COVID-19 (monitoraggio al 31 gennaio 2021).

Nel complesso ammontano al 62,3 per cento del totale che supera il 34,2 per cento del periodo compreso tra marzo e maggio 2020, arco temporale in cui i contagi ammontano a 50 mila.

Nell’ultimo aggiornamento al 31 gennaio scorso sono state registrate 147.875 denunce di infortunio sul lavoro relative a contagi da coronavirus: circa un quarto delle denunce di infortunio totali pervenute all’Istituto da inizio 2020.

Rispetto al mese precedente si riscontrano 16.785 casi in più rispetto, con un incremento del 12,8 per cento sui 131.090 casi totali.

Le tabella riassuntiva riporta le denunce di infortunio, in termini percentuali, in relazione al mese di riferimento.

Mese Percentuale di infortuni
novembre 25,3
marzo 19,2
ottobre 15,9
dicembre 15,1
aprile 12,4
gennaio 2021 6,0

Dai dati emerge che nel periodo estivo tra la prima e la seconda il fenomeno si è fortemente ridimensionato per ricominciare a risalire a settembre.

Le informazioni contenute nel rapporto INAIL permettono di avere un quadro anche dei casi mortali.

Al 31 gennaio 2021 sono 461, circa un terzo del totale delle denunce da gennaio precedente: l’incidenza rispetto alle morti comunicate dall’Isituto Superiore di Sanità alla stessa data è dello 0,5 per cento.

L’aumento rispetto al mese precedente è di 38 casi, 13 dei quali sono avvenuti nel mese di gennaio 2021.

I decessi rimanenti sono relativi al mese di marzo e aprile.

Gran parte dei casi mortali si concentra nella prima ondata: il 72,9 per cento dei decessi da coronavirus denunciati all’INAIL sono avvenuti nel trimestre marzo-maggio 2020.

Il picco viene raggiunto nel mese di aprile, con il 40,8 per cento.

Nel periodo compreso tra ottobre 2020 e gennaio 2021, la quota di infortuni mortali si attesta al 24,3 per cento.

A livello di genere, le morti riguardano per la maggio parte gli uomini, con l’82,9 per cento. La fascia di età più colpita è quella compresa tra i 50 e i 64 anni, con oltre 7 morti su 10.

Covid, contagi sul lavoro: i territori più colpiti

A livello geografico il territorio più colpito è ovviamente il nord-ovest italiano. La Lombardia detiene il primato negativo con il 27,1 per cento.

Il nord-est si attesta al 23,9 per cento dei casi con il Veneto che raggiunge il 10,4 per cento.

Il Lazio si ferma ad un passo dal 6 per cento, mentre il centro nel complesso raggiunge il 14,2 per cento.

Segue il Sud con l’11,8 per cento, con la Campania poco sotto il Lazio. Le Isole si attestano al 4,5 per cento con la Sicilia che sfiora il 3 per cento.

Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono nell’ordine:

  • Milano con il 10,5 per cento;
  • Torino con il 7,2 per cento;
  • Roma con il 4,7 per cento;
  • Napoli con il 3,8 per cento;
  • Brescia, Varese e Verona con il 2,7 per cento;
  • Genova con il 2,5 per cento;
  • Bergamo e Cuneo con il 2,0 per cento.

A livello di province è ancora Milano a detenere il primato tra i contagi di origine professionale del mese di gennaio.

A seguire Roma, Torino, Verona e Palermo.

Ci sono tuttavia alcune province che registrano maggiori incrementi percentuali rispetto al mese precedente: Fermo, Sud Sardegna, Campobasso, Lecce e Gorizia.

Le professioni più colpite sono ovviamente quelle dell’ambito medico e sanitario.

Al primo posto ci sono gli infermieri, seguiti dalla categoria dei tecnici della salute.

Ci sono poi gli operatori socio-sanitari, i medici, gli operatori socio-assistenziali e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere).

Tra le professioni non legate a tale ambito il maggior numero di contagi di origine professionale si registra tra gli impiegati amministrativi, gli addetti ai servizi di pulizia, i conduttori di veicoli e i direttori e dirigenti amministrativi e sanitari.

Il periodo di emergenza coronavirus può essere suddiviso in diverse fasi:

  • lockdown, fino a maggio 2020 compreso;
  • post lockdown, da giugno a settembre 2020;
  • seconda ondata, da ottobre 2020 a gennaio 2021.

Per l’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica si può notare una progressiva riduzione dell’incidenza delle denunce tra le prime due fasi e una risalita nella terza.

I numeri restano comunque inferiori rispetto a quelli della prima fase, probabilmente per una migliore gestione del rischio.

Per quanto riguarda gli altri settori la ripresa delle attività fa registrare numeri più alti nelle prime due fasi mentre una riduzione nella terza.

Può essere portato ad esempio il campo della ristorazione, che è passato dal 2,5 per cento al 5,8 per cento per tornare poi al 2,4 per cento.

Andamento simile è stato quello dei trasporti.

Tuttavia la diminuzione percentuale non deve essere letta come una diminuzione dei numeri assoluti ma come riduzione della porzione rispetto a tutti gli altri. Anche in questo caso, infatti, l’aumento più netto è stato quello del settore della sanità.

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