Il costo è indeducibile se la prestazione è fatturata dal parente e mancano riscontri documentali

Emiliano Marvulli - Imposte

Costo per la prestazione di servizi deducibile, se la spesa è inerente all'attività imprenditoriale idonea a produrre redditi: per il contribuente onere della prova dell'inerenza e di documentazione dell'imponibile maturato. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con l'Ordinanza n. 27657 del 12 ottobre 2021.

Il costo è indeducibile se la prestazione è fatturata dal parente e mancano riscontri documentali

Un costo relativo a prestazioni di servizi è deducibile se la spesa è inerente all’attività imprenditoriale idonea a produrre redditi. Grava sul contribuente l’onere non solo di offrire la prova dell’inerenza ma anche di documentare l’imponibile maturato, ossia l’esistenza e la natura dei costi, i relativi fatti giustificativi e la loro concreta destinazione alla produzione.

Sono queste le precisazioni contenute nell’Ordinanza della corte di cassazione n. 27657 del 12 ottobre 2021.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 27657 del 12 ottobre 2021
Il testo dell’ordinanza della Corte di Cassazione numero 27657 del 12 ottobre 2021

La sentenza– La controversia trae origine dal contenzioso instaurato da un promotore finanziario a seguito della notifica di un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate aveva contestato l’indeducibilità di alcuni costi per mancanza dei requisiti di certezza e determinabilità.

La CTR, ribaltando la sentenza della CTP, ha accolto l’appello dell’Agenzia delle entrate che aveva prodotto una serie di elementi che facevano dubitare dell’effettività delle prestazioni fatturate al contribuente, primo fra tutti lo stretto legame familiare intercorrente con gli emittenti delle fatture contestate, nonché l’estrema genericità delle fatture e la mancanza di adeguati supporti documentali.

A parere dei giudici d’appello tali elementi facevano configurare le somme pagate dall’imprenditore più delle liberalità che i corrispettivi di prestazioni, con la conseguente indeducibilità ai fini delle imposte dirette.

Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione avverso la pronuncia giurisdizionale lamentando violazione e falsa applicazione dell’art. 109 del TUIR per avere la sentenza di appello male inteso il principio dell’inerenza dei costi.

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi proposti dal contribuente e ha respinto il ricorso, così confermando la legittimità dell’avviso di accertamento.

In tema di imposta sui redditi d’impresa è oramai pacifico che la prova del diritto alla deduzione dei costi ai fini della determinazione del reddito imponibile è a carico del contribuente e ciò sia con riferimento al criterio che chi afferma un fatto costitutivo di un diritto lo deve provare e sia con riferimento al criterio di vicinanza della prova.

Il documento principale con cui il contribuente può fornire la prova è certamente la fattura che, tuttavia non fa piena prova in quanto ben potrebbe l’Amministrazione finanziaria fornire prova dell’inattendibilità del documento, anche in via presuntiva. È poi compito del giudice di merito verificare la correttezza delle operazioni fatturate e dei relativi costi dedotti dall’impresa, prendendo in considerazione il complessivo quadro probatorio offerto dalle parti in giudizio.

La Corte di cassazione ha ulteriormente precisato che la sussistenza dei requisiti di certezza e determinabilità dei costi, richiesti dall’art. 109 del TUIR ai fini della deducibilità dal reddito d’impresa, costituiscono condizioni imprescindibili per il loro riconoscimento, anche quando si tratti di “imprese minori” che sostengono di avere sopportato un costo deducibile.

Infatti, anche nella determinazione del reddito delle imprese minori trovano applicazione i principi di competenza, di certezza e determinabilità, nonché quello dell’inerenza dei costi sostenuti all’attività espletata.

Nel caso di specie le risultanze istruttorie portavano a ritenere che mancasse la necessaria certezza dei costi dedotti, in ragione dei rapporti di parentela e di amicizia che legavano il contribuente accertato ai soggetti che avevano emesso le fatture e dell’assenza di idonei riscontri documentali che potessero far ritenere sussistenti i rapporti lavorativi da cui i costi sarebbero scaturiti.

A fronte di tali elementi probatori l’imprenditore non era stato in grado di produrre adeguata prova documentale a supporto dell’esistenza e effettività delle prestazioni a dimostrazione dei costi che egli pretendeva di dedurre.

Nel confermare la decisione della CTR la Cassazione ha dato continuità al principio per cui grava sul contribuente che intende dedurre un costo l’onere di offrire la prova, ai fini della deducibilità, dell’inerenza, intesa in termini qualitativi e dunque di compatibilità, coerenza e correlazione, non già ai ricavi in sé, ma all’attività imprenditoriale svolta, e, quindi, di provare e documentare l’imponibile maturato, ossia l’esistenza e la natura dei costi, i relativi fatti giustificativi e la loro concreta destinazione alla produzione.

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