Concordato 2026/2027: sanatoria come leva di marketing fiscale, ma i benefici sono micro

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazione dei redditi

Le pagelle caricate nel Cassetto Fiscale evidenziano la chance del ravvedimento speciale per i rinnovi del concordato preventivo biennale 2026/2027. I benefici sono però ristretti per le partite IVA che hanno già aderito alla sanatoria

Concordato 2026/2027: sanatoria come leva di marketing fiscale, ma i benefici sono micro

Le “pagelle a colori”, caricate nel Cassetto Fiscale e finalizzate ad accompagnare le adesioni al concordato preventivo biennale 2026/2027, presentano lo specchietto dei benefici della sanatoria per i rinnovi.

Per le partite IVA che hanno già aderito al patto Fiscale nel biennio 2024/2025, la comunicazione non si limita a proporre il prospetto del rating di affidabilità fiscale ma pone all’attenzione anche la possibilità di accedere al ravvedimento speciale per le annualità dal 2020 al 2023.

Il beneficio è però ristretto. Dei 460.000 soggetti ISA che hanno aderito alla prima edizione del concordato, 160.000 hanno già optato per la sanatoria abbinata.

Sarà possibile includervi una nuova annualità, ma il prospetto proposto dall’Agenzia delle Entrate rischia di creare un equivoco nella valutazione dei vantaggi del rinnovo del patto fiscale.

Partite IVA, nelle pagelle del Fisco il calcolo del ravvedimento per chi rinnova il concordato

Ad aver introdotto il meccanismo del ravvedimento speciale come leva per il rinnovo del concordato preventivo biennale è stato il decreto legislativo n. 148/2026 che, all’articolo 29, ripropone la sanatoria per le annualità dal 2020 al 2023.

A differenza delle precedenti edizioni del patto tra Fisco e partite IVA, il ravvedimento non sarà per tutti ma diventa una delle “strategie” per convincere a confermare il percorso di compliance per i 460.000 soggetti ISA che hanno già detto sì al concordato per il biennio 2024/2025.

Un perimetro ben definito che si riflette nelle comunicazioni che l’Agenzia delle Entrate ha caricato nel Cassetto Fiscale dei titolari di partita IVA in possesso dei requisiti per l’adesione al concordato 2026/2027.

Solo per chi vi aveva già aderito nella prima edizione, oltre alla pagella a colori con il rating di affidabilità fiscale è contenuto il prospetto di calcolo del ravvedimento sulla base del punteggio ISA conseguito nelle annualità interessate.

Vale la pena ricordare che il ravvedimento speciale è modulato proprio in base al valore ISA: sia la base imponibile, che il valore dell’imposta sostitutiva, sono determinati tenuto conto del grado di affidabilità fiscale conseguito dal contribuente, con un meccanismo che premia i punteggi più elevati.

Dati alla mano però, la comunicazione dell’Agenzia “promette” un beneficio in parte fittizio.

Sanatoria con micro benefici per 160.000 partite IVA

Nella prima edizione del concordato, hanno già sfruttato la sanatoria - prevista per gli anni dal 2018 al 2022 - 160.000 partite IVA.

Si tratta di poco più di 1/3 del totale degli aderenti al patto fiscale 2024/2025, che ha imbarcato un totale di 460.000 soggetti ISA.

Il prospetto messo a disposizione nel Cassetto Fiscale non è personalizzato e non considera questo aspetto.

Appare pertanto centrale considerare che per questi soggetti l’unica vera novità legata al rinnovo del concordato preventivo per il biennio 2026/2027 consiste nella possibilità di sanare l’annualità 2023, precedente esclusa dal meccanismo.

Presentare un prospetto pluriennale (2020-2023) a chi ha già “pagato” per il 2020-2022 rischia quindi di creare una percezione distorta di valore: il nuovo beneficio reale è circoscritto a solo un anno del periodo complessivo.

Per i 300.000 titolari di partita IVA che hanno aderito al concordato nel primo biennio senza attivare il ravvedimento speciale, è inverosimile che la sanatoria diventi ora appetibile.

Chi non ha valutato conveniente il meccanismo di regolarizzazione in precedenza è quantomeno improbabile che cambi visione se, ad esempio, non aveva anomalie da sanare.

Ne consegue che, dal punto di vista delle strategie normative adottate dal Legislatore, riproporre la sanatoria a chi l’ha già deliberatamente rifiutata sei mesi prima non aggiunge un vero valore d’attrazione al rinnovo.

I vantaggi del concordato? Da valutare caso per caso

Quanto sopra evidenziato pone all’attenzione un aspetto chiave: l’adesione al concordato, che si tratti della prima volta o del rinnovo, va valutata attentamente e la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate deve essere letta solo come un servizio di supporto.

Il patto con il Fisco si gioca infatti non solo sulla situazione storica del contribuente, ma anche sulle prospettive future.

Vince la “scommessa” sottesa all’accettazione del reddito concordato chi ha già la certezza di poter aspirare a incassare più di quanto preventivato: le somme che eccedono il valore della proposta elaborata dall’Agenzia delle Entrate non sono tassate.

Il discorso si fa però più complesso per i rinnovi, se l’adesione 2024/2025 è stata vincente perché il reddito effettivo ha superato quello accordato con il Fisco. La nuova proposta relativa al biennio 2026/2027 sarà calcolata sul reddito reale e di conseguenza sale l’asticella del concordato.

Scegliere di rinnovare il patto fiscale non è quindi un’operazione semplice e sono diverse le variabili sul piatto, sulle quali a poco serve il prospetto caricato nel Cassetto Fiscale.

L’unico punto fermo? Il concordato è nato come una scommessa e tale resta, non solo per le partite IVA ma anche e soprattutto per lo Stato. La partita è aperta e i giochi dovranno chiudersi necessariamente entro la scadenza del 2 novembre.