Cassa integrazione 2021, come funziona e quali datori di lavoro possono beneficiarne?

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Cassa integrazione 2021, come funziona? La causale Covid 19, introdotta dal DL Cura Italia all'inizio dell'emergenza, ha esteso l'utilizzo della CIG, ordinaria e in deroga, a un'ampia platea di datori di lavoro, inserendosi nel sistema di ammortizzatori sociali preesistente e che oggi è al centro di una possibile riforma. I datori di lavoro che possono richiederla e le causali.

Cassa integrazione 2021, come funziona e quali datori di lavoro possono beneficiarne?

Cassa integrazione 2021, come funziona? Sul fronte lavoro è stato, nel corso del 2020, il principale strumento messo in campo per arginare gli effetti economici delle restrizioni imposte per contenere la pandemia Covid in atto.

La causale Covid 19, introdotta dal DL Cura Italia all’inizio dell’emergenza, ha esteso l’utilizzo della CIG, ordinaria e in deroga, a un’ampia platea di datori di lavoro e lavoratori, con regole più flessibili e procedure più snelle del solito.

La nuova cassa integrazione per coronavirus si è inserita nel sistema di ammortizzatori sociali in vigore assumendone alcune regole e prevedendo alcune eccezioni.

Mentre l’ultima Legge di Bilancio ha prorogato la misura fino a marzo 2021, allungando la durata della CIG Covid di 12 settimane, la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo ha annunciato una riforma degli ammortizzatori sociali da mettere in atto nei primi mesi dell’anno.

L’esigenza di contrastare gli effetti dell’emergenza, d’altronde, persisteranno anche quando l’emergenza si potrà dichiarare terminata.

Una carrellata sulle regole alla base della cassa integrazione e sulla durata della CIG Covid 19 che persiste, stando alle ultime novità, almeno fino a marzo 2021:

Cassa integrazione 2021, cos’è la CIG e a cosa serve?

La cassa integrazione è uno degli ammortizzatori sociali presenti in Italia, consiste in una integrazione salariale riconosciuta in presenza di rapporto di lavoro ed è finalizzato a garantire un sostegno economico ai dipendenti di aziende in situazioni di difficoltà.

A mettere ordine tra le diverse tipologie di cassa integrazione, ordinaria, straordinaria e fondi di solidarietà (a cui si aggiunge anche la CIG in deroga) è stato il decreto legislativo numero 148 del 14 settembre 2015.

Oltre a costituire un corpo normativo unico sul tema, il decreto ha anche esteso la cassa integrazione anche agli apprendisti e ha incluso nei fondi di solidarietà tutti i datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti, anziché, come in precedenza, più di 15.

Nella gestione degli ammortizzatori sociali è l’INPS ad avere un ruolo di primo piano e anche in questo caso, in presenza di avvenimenti che portano alla riduzione o sospensione dell’attività ordinaria, l’Istituto eroga una parte dello stipendio ai dipendenti delle aziende, direttamente o tramite conguaglio al datore di lavoro.


Le situazioni che consentono di accedere alla cassa integrazione sono diverse, ed è per questo che si parla di diverse tipologie di cassa integrazione: ordinaria, straordinaria ed in deroga.

Cassa integrazione ordinaria 2021, come funziona e chi può richiederla

Sono due le motivazioni che, stando alle regole ordinarie, danno la possibilità di accedere alla cassa integrazione ordinaria in modo tale da garantire ai lavoratori che sospendono o riducono la loro attività lavorativa un’integrazione salariale:

  • situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali;
  • situazioni temporanee di mercato.

La CIGO, cassa integrazione guadagni ordinaria, però non è destinata a tutte le imprese, ma solo ai datori di lavoro che rientrano nelle seguenti categorie:

  • imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  • cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative elencate dal Decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602;
  • imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
  • imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
  • imprese addette all’armamento ferroviario;
  • imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  • imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
  • imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
  • imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.

In caso di sospensione o riduzione dell’attività produttiva, l’azienda deve comunicare in via preventiva ai sindacati le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro, l’entità e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori interessati.

Per beneficiare dell’ammortizzatore sociale previsto, è necessario presentare una apposita domanda all’INPS. Ottenuto l’esito positivo della richiesta, il lavoratore ha diritto a un’indennità pari all’80% della retribuzione giornaliera, calcolata in base alla ore non lavorate.

Generalmente la durata massima della cassa integrazione arriva a 13 settimane continuative, prorogabili trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane.

Cassa integrazione straordinaria 2021, come funziona e chi può richiederla

Diversa è la CIGS, cassa integrazione straordinaria, che viene invece riconosciuta nel caso di eventi aziendali strutturali (come riorganizzazioni, crisi o contratti di solidarietà) e spetta a diverse categorie di datori di lavoro, anche in base al numero di lavoratori impiegati nel semestre precedente alla domanda.

Lavoratori impiegati Categorie di aziende
Mediamente più di 15 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti a) imprese industriali, comprese quelle edili e affini;
b) imprese artigiane che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attivita’ dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;
c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscano una riduzione di attivita’ in dipendenza di situazioni di difficolta’ dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;
d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attivita’ in conseguenza della riduzione delle attivita’ dell’azienda appaltante, che abbia comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;
e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e della manutenzione del materiale rotabile;
f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;
g) imprese di vigilanza
Più di 50 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti a) imprese esercenti attivita’ commerciali, comprese quelle della logistica;
b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici
a prescindere dal numero dei dipendenti a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonchè imprese del sistema aereoportuale; b) partiti e movimenti politici

Sono tre le motivazioni che aprono le porte d’accesso alla CIGS:

  • riorganizzazione aziendale;
  • crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;
  • contratto di solidarietà.

La durata massima varia in base alla causale, ma in ogni caso può arrivare fino a un massimo di 36 mesi nell’arco di un quinquennio.

Anche in questo caso è necessario procedere con una comunicazione alle organizzazioni sindacali sulla scelta di accedere alla cassa integrazione straordinaria.

La domanda, però, deve essere presentata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e non all’INPS, come nel caso della CIGO.


Per i lavoratori sono necessari almeno 90 giorni di anzianità di effettivo lavoro. Il trattamento di integrazione salariale ammonta all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate.

Cassa integrazione in deroga 2021, come funziona e chi può richiederla

Per le aziende esclude dalla CIGO e dalla CIGS, il sistema prevede la cassa integrazione in deroga.

In particolare, possono avere accesso a questa tipologia le imprese nella definizione del codice civile, i piccoli imprenditori e le cooperative sociali.

Necessaria per i lavoratori un’anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 12 mesi per beneficiarne.

L’indennità riconosciuta dall’INPS è sempre pari all’80% dello stipendio, non è possibile beneficiarne per un periodo oltre i tre mesi nell’arco di un anno.

In questo caso la domanda viene presentata alle regioni o alle province competenti, che a loro volta comunicano i dati per le richieste all’INPS.

Una procedura che ha creato non pochi problemi a datori di lavoro e lavoratori durante la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Cassa integrazione per coronavirus, proroga fino a marzo 2021

Sulle regole ordinarie, sui requisiti e sui limiti previsti dalla normativa, i decreti emergenziali a partire dal DL Cura Italia in poi hanno previsto delle eccezioni per permettere ai datori di lavoro che sospendono o riducono la loro attività a causa dell’emergenza coronavirus di accedere in maniera più agevole alle diverse forme di cassa integrazione.

La causale Covid 19 da marzo 2020 rappresenta una sorta di lasciapassare e permette di superare anche alcuni paletti per l’accesso solitamente previsti. Si potrebbe dire che la cassa integrazione per coronaviurs rappresenta uno strumento strettamente emergenziale che si aggiunge a quelli ordinari.

Ma anche anche la CIG per Covid ha una durata massima, che periodicamente viene allungata.

L’ultimo intervento risale alla Legge di Bilancio 2021 che aggiunge ulteriori 12 settimane il periodo a disposizione dei datori di lavoro e porta la scadenza al 31 marzo 2021.

Proroga dopo proroga, sono in totale 54 le settimane a disposizione in totale da febbraio 2020 a marzo 2021.

Numero settimane Periodo
9 settimane Dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020
5 settimane aggiuntive solo per coloro che hanno beneficiato delle prime nove Dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020
4 settimane Dal 1° settembre al 31 ottobre 2020 (con la possibilità di richiederle anche prima del 1° settembre grazie al DL numero 52 del 2020)
9 settimane Dal 13 luglio al 31 dicembre 2020 (novità del Decreto Agosto)
9 settimane con contributo addizionale cig in base al calo del fatturato Dal 14 settembre al 31 dicembre 2020 (novità del Decreto Agosto)
6 settimane Dal 16 novembre 2020 al 31 gennaio 2021 (novità del Decreto Ristori per imprese che hanno esaurito la CIG e che sono interessate dal DPCM del 24 ottobre)
12 settimane Fino a marzo 2021 per la CIG ordinaria e fino a giugno 2021 per CIG in deroga e assegno ordinario (novità inserita in Legge di Bilancio e gratuita per tutte le aziende)

Sicuramente è prematuro stabilire se ci saranno ulteriori proroghe, ma in ogni caso nel corso del 2021, come annunciato dalla ministra Nunzia Catalfo, sul fronte degli ammortizzatori sociali non mancheranno le novità.

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