Calcolo stipendio netto mensile: esempio e istruzioni

Calcolo stipendio netto mensile partendo dal lordo: ecco le istruzioni ed esempio numerico con le regole in vigore nel 2018.

Calcolo stipendio netto mensile: esempio e istruzioni

Come si fa il calcolo dello stipendio netto partendo dall’importo lordo erogato in busta paga?

Per calcolare lo stipendio netto i lavoratori dipendenti devono avere a disposizione una serie di dati relativi a imposte e contributi previdenziali pagati.

Per poter fare il calcolo e passare dallo stipendio lordo allo stipendio netto bisognerà conoscere, oltre alla retribuzione erogata in busta paga, una serie di dati tra cui ad esempio i contributi Inps e le detrazioni fiscali riconosciute di diritto.

Molti lavoratori dipendenti, soprattutto se non hanno ancora dimestichezza su come si legge una busta paga, trovano difficile calcolare lo stipendio netto.

In effetti non si tratta di una questione alla quale si può rispondere in modo facile e diretto in quanto i fattori che incidono sull’importo dello stipendio netto in busta paga sono tantissimi.

In questo articolo verranno spiegate tutte le procedure e i calcoli da fare per passare dallo stipendio lordo allo stipendio netto secondo le regole in vigore del 2018, fornendo un utile esempio su come fare per capire qual è il nostro reddito annuo lordo, quante sono le ritenute che ci hanno applicato, che natura hanno, quali sono quelle trattenute nel mese e quali invece quelle dall’inizio anno.

Calcolo stipendio netto partendo dallo stipendio lordo

La busta paga è quel documento che sintetizza tutti gli elementi che caratterizzano la retribuzione di un lavoratore fino ad arrivare all’elemento più rilevante della busta paga, cioè la retribuzione netta del lavoratore.

Tuttavia, esistono molti altri elementi da conoscere per comprendere come leggere la busta paga e come fare per calcolare lo stipendio netto mensile.

La busta paga si compone di quattro macro sezioni:

  • la sezione relativa ai dati anagrafici del datore di lavoro e del lavoratore;
  • la sezione numerica relativa alle somme percepite dal lavoratore;
  • la sezione delle somme trattenute ai fini fiscali e previdenziali al lavoratore;
  • la sezione del calendario presenze con il riepilogo del numero di ore lavorate e di assenza, permessi e ferie.

Tralasciando a successive trattazioni la prima e l’ultima sezione della busta paga, obiettivo del suddetto articolo è capire come sono articolate e quali calcoli vengono effettuati nella seconda e terza sezione, ossia il cuore della busta paga, ciò ci permetterà di comprendere come si arriva allo stipendio netto partendo dallo stipendio lordo.

Nella prima sezione vengono elencate le voci che di fatto compongono il totale guadagnato nel mese corrente sulla base della prestazione svolta.

La voce più importante da verificare è il cosiddetto lordo mensile ossia la prima voce di stipendio lordo che è data dal valore della tariffa oraria applicata dal contratto nazionale per quella tipologia di lavoro per il numero delle ore lavorate nel mese. Successivamente si andrà ad aumentare questo valore con eventuali straordinari, rimborsi a piè di lista, diarie per missioni all’esterno.

La seconda sezione invece si compone di tutte le trattenute effettuate e aggiunte sull’imponibile lordo, che ci permetteranno di arrivare allo stipendio netto ovvero:

  • contributi INPS a carico del lavoratore dipendente;
  • eventuali assegni familiari;
  • trattenute irpef;
  • detrazioni dal lavoro dipendente;
  • eventuali detrazioni per carichi di famiglia;
  • addizionali regionali e comunali;
  • Bonus Renzi.

Calcolo stipendio netto. Busta paga, dal lordo al netto: tutti i calcoli da fare

Si arriva quindi al punto centrale della trattazione, ossia quali sono i calcoli da fare per arrivare allo stipendio netto partendo dallo stipendio lordo.

Le formule di calcolo ed i passaggi che portano alla determinazione dello stipendio netto mensile, partendo dalla retribuzione lorda, si possono così sintetizzare:

  • Reddito imponibile = Retribuzione lorda - Contributi INPS a carico dipendente;
  • Imposta lorda = Irpef + Addizionale Irpef regionale + Addizionale Irpef comunale;
  • Detrazioni = Detrazione da lavoro dipendente + eventuale detrazione per carichi di famiglia;
  • Imposta netta = Imposta lorda – Detrazioni;
  • Retribuzione netta = Reddito imponibile - Imposta netta + eventuale bonus Renzi.

Andiamo ad esplicare quindi le principali voci oggetto di calcolo.

Contributi previdenziali

L’aliquota contributiva vigente a carico del lavoratore è pari a 9,19% (dal calcolare sull’imponibile lordo), l’aliquota a carico del datore di lavoro (non viene indicata in busta paga) varia a seconda dei settori di appartenenza, come stabilito dalle tabelle pubblicate annualmente dall’Inps.

Per alcune categorie di lavoratori, ad esempio apprendisti, dirigenti, lavoratori dello spettacolo, giornalisti, lavoratori del settore agricolo, sono previste aliquote contributive o fasce imponibili differenti.

Calcolo stipendio netto. Le ritenute fiscali Irpef: aliquote e scaglioni 2018

Il sistema di tassazione ordinaria delle retribuzioni è basato sul "principio della ritenuta alla fonte"; il datore di lavoro infatti, in qualità di sostituto d’imposta, effettua i versamenti mensili per conto del lavoratore trattenendo gli importi da lui dovuti direttamente dalla retribuzione mensile.

L’imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo le seguenti aliquote per scaglioni di reddito Irpef 2018:

  • fino a 15.000 euro: 23%;
  • oltre 15.000 euro fino a 28.000 euro: 27%;
  • oltre 28.000 euro fino a 55.000 euro: 38%;
  • oltre 55.000 euro fino a 75.000 euro: 41%;
  • oltre 75.000 euro: 43%.

Busta paga: le detrazioni fiscali nel calcolo dello stipendio netto partendo dal lordo

Le detrazioni per lavoro dipendente riducono l’imposta Irpef da pagare e spettano se alla formazione del reddito complessivo concorrono appunto i redditi derivanti da rapporto di lavoro dipendente (compreso lavoro a domicilio, se considerato dipendente) e quelli assimilati, come ad esempio: i redditi percepiti dai soci di cooperative o dai titolari di contratti di lavoro interinale, i compensi percepiti in relazione a rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, come contratto a progetto, ecc.

La misura delle detrazione fiscale è rapportata al periodo di lavoro nell’anno, al reddito complessivo (al netto dell’abitazione principale e relative pertinenze) ed alla tipologia di rapporto di lavoro, a tempo determinato o a tempo indeterminato. Le detrazioni vengono applicate in maniera inversamente proporzionale, pertanto maggiore sarà il reddito, minore sarà l’importo delle detrazioni per lavoro dipendente spettanti.

Ecco le formule da applicare in base ai differenti volumi di reddito complessivo:

  • se il reddito complessivo non è superiore a 8.000 euro, la detrazione spetta nella misura di 1.880 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro dipendente. L’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può comunque essere inferiore ad 690 euro per redditi di lavoro dipendente derivanti da contratti a tempo indeterminato, oppure a 1.380 euro per redditi di lavoro dipendente derivanti da contratti a tempo determinato.
  • da 8.000,01 euro a 28.000 euro spetta la seguente detrazione: euro 978, aumentata del prodotto tra euro 902 e l’importo corrispondente al rapporto tra euro 28.000, diminuito del reddito complessivo, ed euro 20.000;
  • da 28.000,01 al 55.000 euro spetta la seguente detrazione: euro 978. In tal caso, la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di euro 55.000, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di euro 27.000;
  • se il reddito complessivo superiore ad euro 55.000 La detrazione per lavoro dipendente e assimilati è pari a zero.

Nel caso in cui il lavoratore abbia soggetti facenti parte del nucleo familiare a carico fiscalmente, spettano ulteriori detrazioni fiscali per carichi di famiglia.

Come si passa dal netto al lordo nella busta paga? Le addizionali Irpef regionali e comunali

Sull’imponibile determinato ai fini Irpef, viene, poi, applicata un’addizionale regionale pari allo 0,9% su tutto il territorio nazionale, che può essere aumentata, da ogni singola Regione, fino ad un massimo dell’1,4%. Le addizionali regionali devono essere versate alle Regioni di residenza, l’importo dovuto è trattenuto in rate mensili, di numero massimo pari a 11.

L’addizionale comunale è dovuta al Comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1° gennaio dell’anno in cui si riferisce l’addizionale stessa. Il versamento è effettuato, in acconto (pari al 30%) e a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, direttamente al Comune competente. I comuni possono deliberare la variazione dell’aliquota di compartecipazione dell’addizionale che non può comunque complessivamente superare 0,8 punti percentuali.

La trattenuta nella busta paga è così effettuata:

  • da Marzo a Novembre: di un acconto pari al 30% dell’addizionale comunale dell’anno in corso;
  • da Gennaio a Novembre: del saldo dell’addizionale comunale relativa all’anno precedente.

Bonus Renzi 80 euro: a chi spetta? Calcolo per fasce di reddito

Il bonus Renzi 80 euro consiste in un credito Irpef che il datore di lavoro riconosce in busta paga ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a euro 26.600 a partire dal 2018.

In particolare, il bonus Renzi 80 euro 2018 è ora riconosciuto a regime nelle seguenti misure:

  • reddito inferiore a 8.174,00 euro, Bonus Renzi pari a zero;
  • reddito compreso tra 8.000 e 24.600 euro, Bonus Renzi mensile pari a 80 euro (960 euro annui);
  • reddito compreso tra 24.000 e 26.600 euro, Bonus Renzi mensile da rapportare secondo la seguente formula: rapporto fra € 26.600 meno Reddito complessivo moltiplicato per € 960 ed euro 2000;
  • reddito superiore a 26.600, bonus Renzi pari a zero.

Per maggiori dettagli i lettori possono consultare la guida al bonus Renzi 2018.