Buste paga in chiaro: una panoramica dei nuovi diritti per lavoratrici e lavoratori

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Con la direttiva UE 2023/970, arrivano buste paga più trasparenti per ridurre le distanze tra gli stipendi: una panoramica sui nuovi diritti di lavoratrici e lavoratori

Buste paga in chiaro: una panoramica dei nuovi diritti per lavoratrici e lavoratori

Circa 11 punti percentuali dividono, in media, gli stipendi dei lavoratori da quelli delle lavoratrici in tutta Europa.

E dall’osservazione di questo divario retributivo di genere, più o meno marcato nei diversi Stati membri, arrivano anche in Italia le novità della direttiva UE 2023/970.

Il nuovo quadro di regole, delineato con il decreto legislativo n. 96 del 2026 e in vigore dal 7 giugno, introduce anche buste paga più trasparenti.

Dall’UE arriva la spinta ad appianare le differenze rendendo più chiare le modalità di determinazione della retribuzione, ma anche di progressione di carriera, che spesso sta alla base del divario, e dei livelli retributivi aziendali.

Nascono nuovi diritti per i lavoratori e per le lavoratrici e nuovi obblighi per i datori di lavoro sia del settore privato che pubblico.

Buste paga in chiaro: i nuovi diritti di lavoratrici e lavoratori che arrivano dalla direttiva 2023/970

Sulla trasparenza delle buste paga particolarmente rilevante è l’articolo 7 della direttiva UE e del decreto di recepimento.

Nasce la possibilità di avere accesso a una panoramica sulle buste paga di chi svolge lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

Stesso lavoro La prestazione lavorativa svolta nell’esercizio di mansioni identiche o riconducibili alla stessa qualifica esemplificativa nell’ambito del medesimo livello retributivo e categoria legale di inquadramento previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato dal datore di lavoro o, in mancanza, dal CCNL siglato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per il settore di riferimento
Lavoro di pari valore La prestazione lavorativa diversa svolta nell’esercizio di mansioni comparabili, previste dai livelli di inquadramento stabiliti dal CCNL applicato dal datore di lavoro o, in mancanza, del CCNL siglato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per il settore di riferimento

Si amplia il diritto all’informazione del lavoratore e delle lavoratrici nel rapporto con il proprio datore di lavoro nel rispetto della privacy dei colleghi e delle colleghe. Le modalità operative per le aziende sotto i 50 dipendenti, infatti, dovranno essere definite in modo tale da non rendere accessibili informazioni specifiche.

Non si potrà conoscere, infatti, lo stipendio specifico di un’altra persona ma il livello medio della retribuzione così da poterlo confrontare con il proprio.

Allo stesso tempo, però, l’azienda non può vietare a lavoratrici e lavoratori di condividere i dettagli sulla propria retribuzione.

“Ai lavoratori non può essere impedito di rendere nota la propria retribuzione. Sono vietate le clausole contrattuali che limitano la facoltà dei lavoratori di rendere note informazioni sulla propria retribuzione.”.

Specifica il decreto legislativo n. 96 del 2026.

Buste paga più trasparenti: come si esercita il diritto all’informazione sulle retribuzioni

L’accesso alle informazioni sulle buste paga potrà avvenire una volta all’anno con una apposita richiesta, anche tramite rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici o un organismo per la parità.

Tempestiva dovrà essere la risposta del datore di lavoro chiamato a fornire i dati, al più tardi, entro due mesi. I dati potranno trovare spazio anche nella rete intranet o nell’area riservata del sito internet aziendale e le informazioni possono essere estrapolate dal monitoraggio periodico, che è obbligatorio per chi ha più di 100 dipendenti.

Se le informazioni ricevute sono imprecise o incomplete, si potrà formulare una nuova richiesta di chiarimenti e dettagli ulteriori riguardo ai dati forniti e ricevere una risposta motivata.

In un certo senso la spinta a richiedere informazioni sulle buste paga dovrà arrivare proprio dai datori di lavoro che hanno l’impegno di informare il personale sul diritto a ricevere un quadro delle retribuzioni ogni anno.

Allo stesso tempo le aziende dovranno anche fornire tutte le istruzioni da seguire per ottenere le risposte sugli stipendi.

Buste paga in chiaro e altre novità dalla direttiva UE 2023/970

I datori di lavoro dovranno rendere accessibili anche i criteri utilizzati per determinare la retribuzione e i livelli retributivi e nelle aziende con almeno 50 dipendenti anche quelli stabiliti per la progressione economica dei lavoratori.

La possibilità di accedere ai dati sulle retribuzioni rientra in un quadro di regole finalizzato a rendere più trasparente il dialogo tra aziende, lavoratori e lavoratrici durante tutto il periodo del rapporto di lavoro. E, anzi, ancor prima che questo cominci.

Con le novità introdotte, anche gli annunci e il percorso di assunzione dovranno essere caratterizzati da una assoluta chiarezza sulla retribuzione offerta dall’azienda, sulla sua determinazione e sulle progressioni di carriera con l’impossibilità per i datori di lavoro di conoscere le vecchie buste paga di candidati e candidate.

Nuove regole che non mirano solo a favorire la parità di genere, ma anche a stabilire a priori il valore del lavoro richiesto.