Cresce il numero di bonus e novità pronte all’uso, ma nessuna Manovra può dirsi compiuta

Rosy D’Elia - Fisco

Sempre più bonus e novità sono pronte all'uso, ma nessuna Manovra approvata dal Governo può dirsi conclusa: un approfondimento dei dati che arriva dall'ultimo monitoraggio pubblicato dal Dipartimento per il programma di Governo

Cresce il numero di bonus e novità pronte all'uso, ma nessuna Manovra può dirsi compiuta

Scripta manent: sulla massima latina non ci sono dubbi. Ma spesso ciò che è scritto (nelle norme) rimane solo in teoria, per mesi e mesi. È il caso, ad esempio, dei bonus assunzione introdotti dal decreto coesione e diventati operativi circa un anno dopo. È il caso del rifinanziamento del reddito di libertà, del fondo per gli inquilini morosi incolpevoli che è ancora in stand by.

Sono solo degli esempi, ma la lista di misure che diventano novità fantasma è lunga e accomuna tutti gli ultimi Governi.

Quando le norme non definiscono tutte le regole e i dettagli per passare dalle parole ai fatti, i tempi per vederle concretizzate si allungano in attesa dei decreti attuativi, passaggi burocratici secondari, ma necessari per sbloccare le risorse stanziate o semplicemente per passare all’operatività.

La strategia veramente efficace per ridurre l’attesa è solo una: approvare norme pronte all’uso. E su questo l’Esecutivo ha fatto importanti passi avanti: il tasso di auto-applicatività degli atti legislativi emanati è passato dal 18 per cento dall’insediamento della Legislatura al 53 per cento registrato al 31 marzo.

Ma l’ultimo monitoraggio pubblicato ieri, 8 aprile, non porta solo buone notizie: rispetto all’ultima rilevazione, il tasso di adozione dei decreti rallenta, passando dal 68,7 per cento al 63,6 per cento e nessuna delle Manovra approvate da inizio Legislatura può dirsi conclusa.

Manovra 2026 a rilento, nessuna Legge di Bilancio attuata da inizio Legislatura: bonus e novità in stallo

Per dare concretezza a tutte le novità, i bonus, le regole approvate dal Governo e dal Parlamento negli ultimi anni servono 577 decreti attuativi. Non deve essere considerato come un dato freddo: vuol dire che ci sono altrettante misure approvate, scritte, pubblicate in Gazzetta Ufficiale e mai diventate concrete.

Un dato da non trascurare riguarda le Leggi di Bilancio messe a punto dal Governo: nessun pacchetto di novità può dirsi pienamente attuato. E i dati registrati sull’ultima Manovra confermano la lentezza dei lavori: al 6 aprile dal monitoraggio condotto dalla redazione di Informazione Fiscale risultavano già scaduti e non adottati 31 decreti attuativi, un numero più alto di quello registrato dal Dipartimento che si ferma a fine marzo (non considerando quindi i provvedimenti previsti per il 31 marzo e il 1° aprile).

Bonus e novità: la trappola dei decreti attuativi sta nei tempi

Il numero di provvedimenti da adottare misura lo scollamento tra la normativa in vigore e la realtà. Ma c’è un aspetto importante da non trascurare: nonostante sia utile limitare il riscorso a misure non autoapplicative, prevedere una normativa secondaria non è necessariamente una scelta negativa. Anzi. Il ricorso a decreti e provvedimenti da parte di Ministeri ed Enti competenti per materia dovrebbe essere garanzia di regole e istruzioni più adeguate e puntuali, in una parola: capaci di funzionare meglio.

La trappola sta proprio nei tempi: la produzione normativa non autoapplicativa diventa negativa perché si trasforma nella maggior parte dei casi in uno stallo. Dal 2002 al 2026, si legge nella relazione governativa, sono stati sbloccati 394,4 miliardi di euro, il 99% delle risorse stanziate dal Governo Meloni.

Ma bisogna considerare alcuni aspetti. Prima di tutto su numeri così importanti, anche quell’1 per cento contiene cifre e misure rilevanti per i cittadini e le cittadine.

Come recentemente confermato, la priorità viene data all’attuazione di misure che hanno un bacino di risorse superiore ai 10 milioni di euro. Sebbene la scelta sia condivisibile in linea di massima, non si può non considerare l’importanza cruciale dei tempi di attesa per vedere concretizzate novità economicamente piccole ma potenzialmente di impatto sociale notevole.

Qualche esempio? La possibilità per le donne che subiscono violenza maschile di ottenere i bonus legati all’ISEE, a prescindere dalla loro condizione economica: la Manovra 2026 ha fissato come data di scadenza per adottare le regole da seguire al 31 gennaio 2026, il testo non è ancora stato firmato. Il fondo di 2 milioni di euro (nel triennio 2025-2027) per contrastare la povertà alimentare a scuola e supportare le famiglie meno abbienti è stato previsto dalla legge di Bilancio dello scorso anno, ma non è ancora accessibile.

I tempi di attesa sono rilevanti anche per bonus e novità senza portafoglio

E inoltre non si può non considerare che anche quando si parla di novità che non hanno un peso economico la lentezza burocratica ha una sua rilevanza.

Dalla Manovra 2023, ad esempio, si attendono le regole per rendere prioritario l’utilizzo dell’ISEE precompilato: non ci sono bonus o fondi da sbloccare, ma il calcolo della condizione economica riguarda una buona parte delle famiglie a cui sono state promesse semplificazioni mai rese concrete.

Lo stesso esempio si potrebbe fare per il pagamento dell’IMU tramite la piattaforma PagoPA.

Ma paradossalmente i tempi sono lunghi anche quando l’interesse è dello Stato: entro il 1° aprile si sarebbe dovuto approvare il provvedimento per stabilire le regole per concedere anche all’Agenzia delle Entrate Riscossione i dati delle fatture elettroniche di cittadini e cittadine che hanno debiti da sanare. Una misura definita come strategica nella lotta all’evasione dallo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e che promette un incasso dal 2027 di 140 milioni di euro.

Non ci sono indicatori che tengono: se si guarda alle singole novità, i tempi di attuazione sono e restano sempre più lunghi del previsto.

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