Commercianti, indennizzo cessazione attività: in Legge di Bilancio 2021 l’aumento dei contributi

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Bonus commercianti, torna l'indennizzo per cessazione dell'attività in Legge di Bilancio 2021. La bozza della Manovra rifinanzia il Fondo per le partite IVA dopo lo stop alle nuove domande da parte dell'INPS, fissando l'aumento dello 0,48% dei contributi dovuti dal 1° gennaio 2022.

Commercianti, indennizzo cessazione attività: in Legge di Bilancio 2021 l'aumento dei contributi

Bonus commercianti, torna l’indennizzo per cessazione dell’attività che, per il 2021, sarà a carico dello Stato.

La novità è contenuta nella versione in bozza della Legge di Bilancio 2021, approvata dal Consiglio dei Ministri del 16 novembre. Si attende il testo ufficiale per le dovute conferme, ma vale la pena fare una prima analisi delle misure previste.

Per quel che riguarda i commercianti, la novità è duplice.

Se per il 2021 l’indennizzo per cessazione delle attività commerciali sarà a carico del bilancio statale, a partire dal 1° gennaio 2022 aumenta dello 0,48% l’aliquota dei contributi dovuti dai commercianti.

Il meccanismo di adeguamento dei contributi è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2019, per garantire l’equilibrio tra entrate ed uscite relative a prestazioni erogate.

La mancata attuazione per il 2020 del meccanismo di compensazione, e l’esaurimento del Fondo a disposizione dell’INPS, ha portato alla sospensione della misura per le domande presentate dopo il 30 novembre scorso.

Bonus commercianti, indennizzo cessazione attività in Legge di Bilancio 2021

Dal 1° gennaio 2022 l’aliquota contributiva aggiuntiva prevista dall’articolo 5 comma 2 del decreto legislativo n. 207 del 28 marzo 1996 sale dallo 0,09% allo 0,48%. Questo è quanto previsto dall’ultima bozza della Legge di Bilancio 2021.

A determinare l’aumento dei contributi dovuti dai commercianti è la necessità di rifinanziare il Fondo per l’erogazione dell’indennizzo per cessazione dell’attività.

I contributi saranno utilizzati per una quota pari allo 0,46% per finanziare il Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale, mentre la restante quota pari allo 0,02% è devoluta alla Gestione dei contributi e delle prestazioni per gli esercenti attività commerciali.

L’ultima bozza della Legge di Bilancio 2021 “salva” i titolari di partita IVA dall’aumento dei contributi a partire dal 1° gennaio prossimo. Esclusivamente per il prossimo anno, il finanziamento aggiuntivo per l’erogazione delle prestazione di cessazione attività sarà a carico del bilancio dello Stato, per un importo pari a 167,7 milioni di euro.

La Manovra si farà carico delle prestazioni riconosciute in caso di cessazione dell’attività commerciale, considerando la mancata emanazione del decreto necessario per l’adeguamento dell’aliquota dei contributi INPS a copertura del Fondo.

Dal 2022 invece si applicherà il meccanismo di adeguamento previsto dalla Legge di Bilancio 2019, che collega la quota dei contributi aggiuntivi dovuti dagli iscritti alla Gestione artigiani e commercianti alla situazione economico-patrimoniale del Fondo di Razionalizzazione della Rete Commerciale.

Bonus commercianti, squilibrio tra entrate ed uscite: nella Legge di Bilancio 2021 l’aumento dei contributi INPS

La relazione illustrativa allegata alla bozza della Legge di Bilancio 2021, evidenzia lo squilibrio tra entrate per contributi ed uscite per prestazioni del Fondo di Razionalizzazione della Rete Commerciale, nel decennio di proiezione 2020-2029.

Il monitoraggio della situazione economico-patrimoniale del Fondo per l’erogazione dell’indennizzo per cessazione attività commerciale è stato previsto dalla Legge di Bilancio 2019, che al comma 284 dell’articolo 1 stabilisce che, nel caso di mancato conseguimento dell’equilibrio tra contributi e prestazioni, mediante decreto del Ministero del Lavoro e del MEF sia adeguata l’aliquota contributiva aggiuntiva.

L’aumento dei versamenti contributivi è un passaggio obbligato per consentire all’INPS di accogliere le domande per il cosiddetto bonus commercianti. In caso contrario, la prestazione viene bloccata.

Il messaggio n. 2347 pubblicato dall’INPS il 5 giugno 2020 ha disposto il blocco delle procedure di accoglimento e liquidazione delle domande presentate dal 30 novembre 2019, proprio per mancanza di copertura finanziaria.

Lo stesso messaggio annunciava l’emanazione di un apposito decreto ministeriale che, complice il periodo complicato, non c’è stato.

Un ritardo che ha sospeso l’accesso all’“ammortizzatore sociale” dei commercianti che si ricorda, spetta in caso di rispetto dei seguenti requisiti anagrafici e contributivi:

  • più di 62 anni di età se uomini;
  • più di 57 anni di età se donne;
  • iscritti al momento di cessazione dell’attività per almeno 5 anni (in qualità di titolari o coadiutori) nella Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali presso l’INPS. I 5 anni non devono essere necessariamente continuativi, ma devono sussistere al momento della cessazione dell’attività lavorativa ed essere connessi all’attività commerciale per la quale si richiede l’indennizzo.

A sollevare il problema è stata Confesercenti che, nel corso dell’Audizione in Senato per la conversione del decreto Agosto, chiedeva di rifinanziare il fondo per il bonus commercianti nell’ambito delle risorse del Recovery Fund. La richiesta è stata accolta solo in parte: l’indennizzo per cessazione attività costerà caro ad artigiani e commercianti a partire dal 2022.

Informazione Fiscale S.r.l. - P.I. / C.F.: 13886391005
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Velletri al n° 14/2018
Iscrizione ROC n. 31534/2018

Redazione e contatti | Informativa sulla Privacy

Preferenze privacy
Logo registrato

Questo sito contribuisce all'audience di Logo Evolution adv Network