Aliquote IVA, come riformare l’imposta? L’intervista a Massimo Bitonci

Tommaso Gavi - IVA

Aliquote IVA, in che modo sarà razionalizzata l'imposta sul valore aggiunto? Nell'intervista a #Flashmobweb dell'11 ottobre 2021, Massimo Bitonci spiega la proposta di riforma: abolire l'aliquota del 4 per cento per favorire i consumi nella fascia di popolazione meno abbiente.

Aliquote IVA, come riformare l'imposta? L'intervista a Massimo Bitonci

Aliquote IVA, come riformare l’imposta? La legge delega sulla Riforma fiscale, approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 5 ottobre lascia ampi margini di manovra ai decreti attuativi.

Nell’intervista a Massimo Bitonci, in occasione della settima puntata di #Flashmobweb dell’11 ottobre 2021, il membro della 5ª Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha spiegato che si dovrebbe intervenire sull’aliquota del 4 per cento.

L’abolizione dell’aliquota più bassa, infatti, permetterebbe una riduzione dei costi per le famiglie sui beni di prima necessità.

A cascata si avrebbero effetti positivi sui consumi, con più soldi da impiegare per le famiglie meno abbienti che hanno una maggiore propensione al consumo.

Aliquote IVA, come riformare l’imposta? L’intervista a Massimo Bitonci

La Riforma fiscale è uno dei pilastri della legge delega approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 5 ottobre.

Tuttavia tale legge prevede ampio spazio per gli interventi di razionalizzazione dell’IVA, con contorni che non sono del tutto definiti.

A essere modificati potrebbero essere sia il numero sia i livelli delle aliquote previste per l’imposta sul valore aggiunto, ma in che modo occorre intervenire nello specifico?

All’interrogativo ha risposto l’onorevole Massimo Bitonci, membro della 5ª Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, nel corso del botta e risposta al format economico finanziario #Flashmobweb.

Il ciclo di interviste ideato da Video Backlight, con la collaborazione delle testate giornalistiche Money.it e Informazione Fiscale, è arrivato alla sua settima puntata: quella dell’11 ottobre 2021.

In merito agli interventi necessari, da realizzare in modifica all’attuale imposta sul valore aggiunto, Bitonci ha messo in evidenza quanto segue:

“Sappiamo che le maggiori entrate per il bilancio dello Stato derivano dall’IRPEF e dall’IVA quindi è un’imposta sui consumi che va toccata con una certa accortezza anche ai fini delle entrate ma soprattutto perché un’imposta di questo tipo, imposta che va a gravare sul consumatore finale, va ovviamente a colpire direttamente i consumi.”

L’onorevole Bitonci ha inoltre sottolineato che quanto concordato nella risoluzione approvata dalle Camere differisce dal testo che è stato inserito all’interno della legge delega.

Da una riduzione dell’aliquota ordinaria è stato invece previsto un riordino dell’intera imposta, come ha chiarito ancora il membro della 5ª Commissione Bilancio della Camera dei Deputati:

“Allora la cosa preoccupante è questa: nella risoluzione approvata dalle Camere il tema era abbastanza chiaro. Io, come vi dicevo ho fatto questo confronto per essere ovviamente assolutamente preciso nelle cose che vengono dette, e la Commissione diceva vi leggo: “la Commissione ritiene opportuno che disegno di legge in materia fiscale contenga una specifica delega al governo per la riflessione di zona della disciplina dell’IVA ai fini di una sua opportuna semplificazione e di una possibile riduzione dell’aliquota ordinaria”, ripeto “ordinaria”. Che cosa ne è uscito nella delega fiscale: un riordino complessivo.”

Aliquote IVA, Massimo Bitonci: “riduzione delle aliquote più basse”

Nel corso della puntata dell’11 ottobre, Massimo Bitonci ha spiegato la sua ricetta per provvedere alla razionalizzazione dell’IVA.

Prima però ha messo in guardia sull’ampiezza del mandato della legge delega e sull’ampio margine di manovra dei decreti attuativi.

A riguardo, Bitonci si è espresso come segue:

“Riordino complessivo vuol dire tutto e vuol dire niente, quindi è assolutamente preoccupante perché poi sapete come funziona il tema del disegno di legge delega, che io ho voluto in questi giorni rimarcare. L’ha fatto anche Matteo Salvini ma insomma è ribadito da tutti i nostri tecnici e chi segue economia nel nostro gruppo. Cioè, il disegno di legge delega, in questo caso, è estremamente generico. È talmente generico, e mi dispiace che il Premier Draghi ha detto “Eh ma è generico quindi è la cornice di un quadro”. Ma più è generico il disegno di legge delega, più lascia spazio a decreti attuativi che non sono controllabili dal Parlamento, lo dico chiaramente, perché i decreti attuativi poi vanno nelle commissioni competenti per un parere che può anche non essere vincolante.”

Per quanto riguarda le azioni da mettere in campo, l’onorevole ha puntato su una proposta già avanzata nel primo periodo di emergenza coronavirus.

Per incidere positivamente sui consumi, Massimo Bitonci ritiene che si debba intervenire sull’aliquota più bassa:

“Noi la proposta che facemmo ancora lo scorso anno in piena pandemia è ovviamente una riduzione di quelle che sono le aliquote, sappiamo che attualmente ci sono cinque aliquote, la riduzione delle aliquote più basse per quanto riguarda i generi alimentari pane e frutta, vegetali. Quindi un’abolizione delle aliquote più basse perché sono ovviamente aliquote che impattando direttamente sui consumi, vanno a impattare sulle famiglie meno abbienti.”

Riducendo o abolendo l’aliquota più bassa si andrebbe a incidere sulla fascia di popolazione che ha meno risorse economiche.

Tale intervento produrrebbe un effetto a cascata sui costumi, proprio per le caratteristiche della platea di consumatori che sarebbe interessata.

“Sapendo che le famiglie meno abbienti hanno una propensione al consumo pari al 100 per cento, cioè che consumano tutto quello che ovviamente hanno nel portafoglio, una modifica delle aliquote di prodotti, beni primari, impatta direttamente sul consumatore finale.”

Resta in ogni caso il nodo delle risorse disponibili. Sebbene la Nadef abbia rivisto a rialzo le stime della crescita, risorse che potrebbero essere messe a disposizione della Riforma fiscale, sono ancora molte le misure da rendere concrete nell’arco dei 18 mesi prospettati dal governo.

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