Aiuti di stato, UE: escludere le imprese collegate ai paradisi fiscali

Rosy D’Elia - Fisco

Aiuti di stato, l'UE invita a escludere le imprese che hanno legami con paradisi fiscali. Accesso vietato a finanziamenti, agevolazioni e contributi a fondo perduto. Veto anche per i soggetti condannati per reati finanziari. A tracciare la linea direttiva la raccomandazione del 14 luglio 2020 della Commissione Europea.

Aiuti di stato, UE: escludere le imprese collegate ai paradisi fiscali

Rendere inaccessibili gli aiuti di Stato alle imprese che hanno legami con paradisi fiscali. È questa la raccomandazione che arriva dalla Commissione Europea il 14 luglio 2020. Sfuma la possibilità di accedere ai contributi a fondo perduto, bonus, finanziamenti per le aziende che eludono le norme fiscali.

“Si tratterebbe di un uso improprio dei bilanci nazionali e dell’UE, a danno dei contribuenti e dei sistemi di previdenza sociale. Insieme agli Stati membri, vogliamo fare in modo che ciò non accada”, sottolinea Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza.

Il veto arriva anche per i soggetti che sono stati condannati per gravi reati finanziari, come frode finanziaria, corruzione ed elusione degli obblighi in materia fiscale e previdenziale.

Ora tocca ai singoli Stati mettere in pratica le indicazioni della Commissione Europea. E infatti, la raccomandazione nasce proprio per uniformare le regole di accesso a livello comunitario.

L’Italia, con un primo passo in questo senso, ha anticipato i tempi dell’UE. In sede di conversione in legge del Decreto Liquidità, infatti, sono state escluse dalla possibilità di accedere ai finanziamenti con garanzia SACE le società che hanno legami con i paradisi fiscali.

Commissione UE - Raccomandazione del 14 luglio 2020
COMMISSION RECOMMENDATION of 14.7.2020 on making State financial support to undertakings in the Union conditional on the absence of links to non-cooperative jurisdictions.

Aiuti di stato, dall’UE l’esclusione delle imprese che hanno legami con paradisi fiscali

Nel testo datato 14 luglio 2020 che arriva da Bruxelles, la Commissione Europea ha messo nero su bianco la linea direttiva per gli Stati Membri:

“La presente raccomandazione stabilisce un approccio coordinato per la concessione di aiuti di Stato subordinato all’assenza di collegamenti tra le imprese destinatarie e giurisdizioni che figurano nell’elenco UE delle giurisdizioni non cooperative”.

Nella lista UE aggiornata al 27 febbraio 2020 sono 12 i paesi che potrebbero determinare l’esclusione delle imprese da finanziamenti, contributi a fondo perduto, agevolazioni:

  • Samoa americane;
  • Isole Cayman;
  • Figi;
  • Guam;
  • Oman;
  • Palau;
  • Panama;
  • Samoa;
  • Trinidad e Tobago;
  • Isole Vergini degli Stati Uniti;
  • Vanuatu;
  • Seychelles.

“L’impegno dell’UE a favore della ripresa si basa sui principi di equità e solidarietà. La crisi coinvolge tutti e tutti devono versare la giusta quota di imposte se vogliono sostenere e non, al contrario, sabotare l’impegno collettivo a favore della ripresa. Chi cerca deliberatamente di eludere le norme fiscali e chi esercita attività criminali non dovrebbe beneficiare dei sistemi che cerca di eludere. Dobbiamo proteggere i nostri fondi pubblici affinché possano realmente aiutare i contribuenti onesti di tutta l’UE”.

Ha affermato Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia.

Aiuti di stato, nel Decreto Liquidità l’esclusione delle imprese che hanno legami con paradisi fiscali

Spetta ora ai singoli Paesi seguire la raccomandazione UE sull’esclusione dagli aiuti di Stato.

Nel testo della raccomandazione, alcuni suggerimenti per portare dalla teoria alla pratica l’esclusione delle imprese che hanno rapporti con paradisi fiscali: in primis sarebbe utile inserire l’assenza di collegamenti con giurisdizioni non cooperative tra i requisiti di accesso alle agevolazioni, ai finanziamenti, ai contributi a fondo perduto.

In secondo luogo, la Commissione suggerisce di delineare un meccanismo per la richiesta degli aiuti di Stato basato sui seguenti pilastri:

  • procedure semplificate basate su autocertificazioni con controlli in una fase successiva;
  • sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per scoraggiare eventuali false dichiarazioni.

Ma, come si legge nel comunicato stampa che ha accompagnato l’approvazione della raccomandazione, anche alle imprese che in qualche modo risultano collegate con i paradisi fiscali deve essere concessa la possibilità di accedere alle agevolazioni:

“La Commissione raccomanda inoltre di applicare - a condizioni rigorose - deroghe a tali restrizioni, al fine di tutelare i contribuenti onesti. A determinate condizioni, in effetti, anche le imprese che hanno collegamenti con le giurisdizioni che figurano nella lista UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative a fini fiscali dovrebbero avere la possibilità di beneficiare di aiuti finanziari se, ad esempio, sono in grado di dimostrare di aver pagato le imposte dovute nello Stato membro per un determinato periodo di tempo (ad esempio, gli ultimi tre anni) o se svolgono un’effettiva attività economica nel paese che figura nella lista”.

L’Italia, in questo senso, ha anticipato la raccomandazione UE. Una esclusione delle imprese collegate a paradisi fiscali proprio come descritta nel testo redatto a Bruxelles è stata, infatti, inserita nel Decreto Liquidità, all’articolo 1, comma 1 ter, sull’accesso ai finanziamenti con garanzia SACE.

Dopo questo primo passo, però, anche per l’Italia sul binomio aiuti di Stato - imprese collegate a giurisdizioni non cooperative si apre un dialogo con la Commissione Europea che aspetta di conoscere dai singoli paesi “le misure adottate successivamente alla raccomandazione” ed è pronta a dialogare per garantire finanziamenti, agevolazioni e contributi solo alle imprese che hanno un rapporto trasparente con il Fisco.

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