Smart working dipendenti pubblici: il lavoro agile esclude i buoni pasto

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

I dipendenti pubblici in regime di lavoro agile, senza vincoli di luogo e orario, non possono ricevere i buoni pasto. Lo precisa l'ARAN nella nota di orientamento applicativo del 16 gennaio. I buoni sono, invece, compatibili con il lavoro da remoto

Smart working dipendenti pubblici: il lavoro agile esclude i buoni pasto

I dipendenti pubblici che lavorano secondo un regime di lavoro agile non possono ricevere i buoni pasto.

Lo precisa l’ARAN, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, nella nota di orientamento applicativo pubblicata il 16 gennaio 2023.

Il lavoro agile, cioè la modalità che non prevede alcun vincolo di orario o luogo, non è compatibile con il riconoscimento dei buoni.

Questi sono concessi solamente per il lavoro da remoto, che appunto è caratterizzato da simili limitazioni.

Infine, si ricorda che dal 1° gennaio sono cambiate le regole per lo smart working, sia per i dipendenti pubblici sia per quelli i privati.

Smart working dipendenti pubblici: il lavoro agile esclude i buoni pasto

L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) fornisce alcuni chiarimenti sulla possibilità per i dipendenti pubblici che lavorano in smart working di ricevere i buoni pasto.

Come si legge nella nota di orientamento applicativo CFL204, pubblicata il 16 gennaio 2023, i dipendenti che usufruiscono di un regime di lavoro agile non possono ottenere i buoni pasto.

Possono riceverli, invece, i dipendenti pubblici che svolgono la propria prestazione secondo il regime di lavoro da remoto.

A questo punto è necessario chiarire la differenza tra il lavoro agile e quello da remoto. Come sottolineato dall’ARAN, il primo non prevede specifici vincoli di orario o di luogo di lavoro:

“Si tratta di una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, disciplinata da ciascun Ente con proprio Regolamento ed accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro.”

Il lavoro da remoto, invece, prevede che il dipendente che lavora fuori dai locali aziendali (solitamente da casa) sia comunque vincolato dagli stessi limiti di orario che avrebbe in ufficio.

Smart working dipendenti pubblici: la presenza di vincoli di orario determina la fruizione dei buoni pasto

Queste due modalità di svolgimento della prestazione sono state previste in occasione della negoziazione del CCNL per il triennio 2019-2021.

Sulla base di questa importante differenza, l’ARAN ritiene che i buoni pasto siano riconoscibili al lavoratore solamente nel caso svolga la prestazione da remoto, dato che questa modalità prevede specifici vincoli di tempo e di luogo.

L’assenza di tali limitazioni, infatti, si considera inconciliabile con la fruizione dei buoni, che presuppongono il consumo del pasto nella pausa tra intervalli di lavoro prestabiliti e in luoghi lontani dall’abitazione personale.

In materia di smart working, si ricorda che per la generalità dei dipendenti, dal 1° gennaio, si è tornati alle vecchie regole pre pandemia, aggiornate dal Decreto Semplificazioni, per cui è necessario sottoscrivere l’accordo individuale.

Come previsto dalla Legge di Bilancio 2023, però, il regime di smart working semplificato (senza accordi) per i lavoratori fragili sia pubblici che privati è prorogato fino alla nuova scadenza del 31 marzo 2023.

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