Recovery Plan, le risorse per la Pubblica Amministrazione

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Il Recovery Plan approvato il 12 gennaio prevede 11,45 miliardi di euro per la digitalizzazione e la trasformazione della Pubblica Amministrazione. Al centro dell'attenzione la riqualificazione delle risorse umane, il reclutamento di nuovi profili, la creazione di piattaforme per la semplificazione dei rapporti con i cittadini e la riduzione dei tempi della Giustizia.

Recovery Plan, le risorse per la Pubblica Amministrazione

Recovery Plan, nel Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza - Next Generation Ue, approvato il 12 gennaio dal governo, 11,45 miliardi di euro sono dedicati al cambiamento della Pubblica Amministrazione.

Si tratta in effetti di digitalizzazione e innovazione, uno dei tre assi principali su cui ruota l’intero piano (gli altri due sono costituiti da transizione ecologica e inclusione sociale).

La rilevanza attribuita da Palazzo Chigi al comparto pubblico nel quadro del piano è stata sottolineata da una dichiarazione del ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone:

“Ci sono temi fondamentali per il rilancio del Paese, gli investimenti per la pubblica amministrazione ne sono il motore centrale, come quelli per la digitalizzazione, l’innovazione amministrativa, il piano straordinario di assunzioni, il potenziamento dell’assistenza sanitaria”.

Recovery Plan, le risorse per la Pubblica Amministrazione e le misure, dalla digitalizzazione alla giustizia

Nel dettaglio quali sono misure che prevede il piano approvato in Consiglio dei ministri?

Eccole elencate di seguito, con l’allocazione dei complessivi 11,45 miliardi di euro per ogni sotto-area di intervento:

  • saranno quasi 8 i miliardi di euro destinati alla digitalizzazione (7,95 per la precisione). Una somma a sua volta articolata: infatti 5,57 miliardi andranno per Cittadinanza Digitale, Servizi e Piattaforme Abilitanti, 1,25 miliardi per le Infrastrutture digitali e cyber security, 1,13 miliardi per i Dati e l’interoperabilità;
  • 2 miliardi di euro saranno investiti nell’innovazione organizzativa del settore Giustizia soprattutto mirata ad accorciarne i tempi;
  • infine, sono previsti 1,5 miliardi per la modernizzazione della pubblica amministrazione nel suo complesso, di cui 720 milioni per la cosiddetta PA Competente, ovvero il miglioramento delle competenze digitali del personale pubblico nel quadro di una più complessiva riqualificazione delle risorse umane a disposizione delle amministrazioni; 480 milioni per la semplificazione burocratica attraverso la digitalizzazione delle procedure; 210 milioni per il reclutamento di nuove risorse umane tenendo conto dell’elevata età anagrafica dei dipendenti pubblici e delle necessità relative alla stessa esecuzione del Piano di ripresa e resilienza; 100 milioni infine per la creazione di Poli territoriali per il reclutamento, la formazione, il coworking e il lavoro agile dei quali si era già parlato nei mesi scorsi.

Recovery Plan, il digitale si basa sul “cloud”

Tutta l’operazione di ristrutturazione digitale della pubblica amministrazione si fonda nel Piano sulla dotazione di infrastrutture interoperabili e sicure per consentire l’impiego di piattaforme e servizi digitali nel rapporto tra PA e cittadini, ad esempio per quel che riguarda i pagamenti elettronici.

Da questo punto di vista, nel Pnrr è fondamentale l’avvento della tecnologia cloud che tra l’altro consentirebbe di raggiungere l’obbiettivo da lungo tempo perseguito di avere delle banche dati delle diverse pubbliche amministrazioni pienamente interconnesse con un evidente risparmio di tempo e fatica per i cittadini che si trovino nella necessità di richiedere autorizzazioni e pareri che dipendono da diversi enti.

L’intendimento del Piano è in pratica di indurre un doppio effetto positivo: uno quello causato direttamente dagli investimenti pubblici in termini di occupazione diretta e indotta; l’altro quello determinato da un apparato pubblico più efficiente.
Staremo a vedere se digitale e nuove risorse umane saranno davvero i termini giusti per risolvere l’equazione della ripresa sociale ed economica.

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