Chi può andare in pensione nel 2022? Tutti i requisiti anagrafici e contributivi richiesti

Vanda Soranna - Pensioni

Chi può andare in pensione nel 2022: facciamo di seguito il punto dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti. Dalla pensione di vecchiaia ai trattamenti anticipati, tutti i dettagli sulle vie d'uscita dal mondo del lavoro.

Chi può andare in pensione nel 2022? Tutti i requisiti anagrafici e contributivi richiesti

Chi può andare in pensione nel 2022?

Alla pensione di vecchiaia, che può essere richiesta dai lavoratori con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, si affiancano diverse modalità di uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Facciamo di seguito il focus sui requisiti anagrafici e contributivi richiesti nel 2022, l’anno in cui si attende una nuova riforma delle pensioni.

Il 20 gennaio scorso è partito il confronto tra Governo e sindacati per definire le linee generali della revisione del sistema pensionistico. Le novità dovranno arrivare sul tavolo dell’Esecutivo entro aprile 2022 ed entrare in vigore dal prossimo anno.

Nel frattempo, restano oggi ancora valide le norme della Legge 92 del 28 giugno 2012, meglio nota come “Legge Fornero”, con le sue forti penalizzazioni, alla quale si affiancano le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022.

Archiviata dal 1° gennaio Quota 100 e la possibilità di andare in pensione con 62 anni e 38 anni di contributi, la Legge 234 del 30 dicembre 2021 ha previsto Quota 102, come misura temporanea valida solo per il 2022 e prorogato, con alcune modifiche, Ape Sociale ed Opzione Donna.

Chi vorrà andare in pensione nel 2022 potrà perciò optare per la pensione di vecchiaia o anticipata, secondo le norme ordinarie o, in alternativa, se in possesso dei requisiti richiesti, accedere a Quota 102, all’Ape sociale o ad Opzione donna.

TrattamentoEtàContributiNote
Pensione di vecchiaia 67 anni 20 anni Per i contributi post 1995 valore medio dell’assegno pari a 1,5 volte l’assegno sociale
Pensione anticipata ordinaria - 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne 41 anni di contributi per i lavoratori precoci disoccupati, Caregiver o con invalidità pari o superiore al 74 per cento
Quota 102 64 anni 38 anni Nessuna penalizzazione, ma importo dell’assegno più basso
Quota 100 62 anni 38 anni Per il principio di cristallizzazione del diritto, può fare domanda chi ha raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2021
Ape sociale 63 anni Minimo contributivo variabile di 36, 32 o 30 anni Spetta a disoccupati, Caregiver, lavoratori con invalidità pari o superiore al 74 per cento o che svolgono mansioni gravose
Opzione donna Dipendenti 58 anni - autonome 59 anni 35 anni Calcolo dell’assegno con metodo contributivo

Chi può andare in pensione di vecchiaia nel 2022: 67 anni di età e almeno 20 di contributi

La pensione di vecchiaia 2022 può essere richiesta da tutti i lavoratori dipendenti del settore pubblico o privato e dai lavoratori autonomi con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi.

Il Decreto del Ministero dell’Economia del 27 ottobre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 novembre scorso ha cristallizzato il requisito anagrafico fino al 2024, sterilizzando di fatto l’incremento biennale previsto dal Decreto-Legge 78 del 30 luglio 2010, sulla base dell’aumento dell’aspettativa di vita.

Per raggiungere i 20 anni di contributi è possibile cumulare gratuitamente i contributi versati, purché in periodi non coincidenti:

  • in tutte le gestioni INPS o nelle Casse professionali;
  • i contributi per lavoro in paesi dell’UE o in paesi extra UE legati all’Italia da una convenzione internazionale;
  • i contributi derivanti dal riscatto della laurea;
  • i contributi figurativi per maternità, servizio militare o disoccupazione Naspi.

I lavoratori, i cui contributi versati siano posteriori al 31 dicembre 1995, devono comunque raggiungere un valore medio dell’assegno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, fissato per il 2022 a 467,65 euro (Circolare INPS 197 del 23 dicembre 2021).

Chi può andare in pensione anticipata ordinaria nel 2022: età e contributi

Anche per la pensione anticipata ordinaria restano nel 2022 i requisiti contributivi richiesti nel 2021: 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dal requisito anagrafico.

I lavoratori precoci, ossia i lavoratori pubblici o privati e gli iscritti alle gestioni speciali degli autonomi che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni e che hanno contributi prima del 31 dicembre 1995 possono chiedere la pensione con 41 anni di contributi, e dunque con un anticipo di 10 mesi se donne e di un anno e 10 mesi se uomini.

Le categorie interessate sono i disoccupati per licenziamento o dimissioni, le persone che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente entro il primo grado con handicap grave o coloro che hanno una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74 per cento.

Resta per il 2022 la finestra di tre mesi (DL 4 del 2012) per i lavoratori privati e quella prevista per il pubblico impiego. La prima pensione sarà in pratica pagata dopo tre mesi dalla maturazione dei requisiti contributivi.

Quota 100 diventa Quota 102: i requisiti di età e contributi per la pensione

La neonata Quota 102 consente di andare in pensione con 64 anni di età e 38 anni di contributi.

Ancora oggi è possibile presentare la domanda Quota 100 tramite il servizio dedicato “Pensione anzianità/anticipata quota 100” presente sul sito INPS per chi ha perfezionato entro il 31 dicembre 2021 i requisiti di 62 anni e 38 di contributi, per il principio di cristallizzazione del diritto.

Restano fermi i termini di preavviso e le regole previste per singole categorie di lavoratori.

Per raggiungere il requisito contributivo dei 38 anni sono considerati validi i contributi versati a qualsiasi titolo nelle diverse gestioni INPS (gestione lavoratori dipendenti, gestione separata lavoratori autonomi, gestioni speciali artigiani, commercianti e coltivatori diretti).

Utilizzando l’istituto del cumulo gratuito, si possono sommare i contributi versati in diverse casse pensionistiche e la pensione sarà calcolata pro quota, secondo le regole di ciascun fondo e le diverse retribuzioni percepite.

Tutti i tipi di contributi versati, volontari od obbligatori, figurativi o da riscatto e quelli versati in gestioni estere di paesi dell’Unione Europea o di Paesi extra UE che hanno stipulato con l’Italia apposita convenzione sono validi e possono essere cumulati.

La legge non prevede penalizzazioni in caso di pensionamento con Quota 100 o Quota 102 ma è evidente che, trattandosi di anticipo pensionistico, l’importo dell’assegno sarà più basso rispetto alla pensione di vecchiaia, perché calcolato su un ammontare contributivo più basso.

Ape sociale e Opzione donna prorogate al 2022

Resta per le donne, nel 2022, la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro optando per il metodo contributivo più penalizzante.

Opzione donna è rivolta alle lavoratrici dipendenti con 58 anni di età e 35 di contributi e alle autonome con 59 anni.

La pensione è contributiva e comporta un taglio del 25/35 per cento rispetto alla pensione di vecchiaia. Si applica la finestra di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti o 18 mesi per le autonome: le donne nate nel 1962 o 1963 possono chiedere Opzione donna ma riceveranno l’assegno al compimento di 60 e 61 anni.

L’Ape sociale accompagna alla pensione coloro che hanno maturato il requisito di 63 anni con un minimo contributivo variabile, ricevendo 12 mensilità di pensione di importo pari a quanto maturato, fino ad un massimo di 1.500 euro mensili lordi.

Possono accedere all’Ape sociale i lavoratori invalidi, i disoccupati, chi assiste un coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap e i lavoratori che svolgono mansioni gravose con almeno 36 anni di contributi.

La Legge di Bilancio 2022 ha introdotto alcune novità: i disoccupati possono oggi accedere all’Ape sociale subito dopo l’indennità di disoccupazione, senza attendere più i tre mesi prima previsti.

Per quel che riguarda le mansioni gravose, le categorie dei beneficiari sono aumentate da 15 a 23, ed includono coloro che hanno svolto mansioni gravose per almeno sei tra gli ultimi sette anni o sette degli ultimi dieci.

Il requisito contributivo di 36 anni scende a 32 per gli operai edili e i ceramisti e a 30 per chi ha un’invalidità di almeno il 74 per cento o si prende cura di un familiare a carico con handicap grave.

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