Lavoro su piattaforma: nuovi obblighi e tutele per i rider

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Con il nuovo decreto primo maggio arriva un rafforzamento della tutela per i rider e più in generale misure per regolamentare meglio il lavoro su piattaforme digitali

Lavoro su piattaforma: nuovi obblighi e tutele per i rider

Dalla presunzione di lavoro subordinato alle comunicazioni obbligatorie, passando per il rafforzamento delle tutele per i rider: nel nuovo decreto primo maggio trovano spazio anche misure per la gestione del lavoro su piattaforme digitali.

Si tratta di lavoratori e lavoratrici che, nell’ambito della cosiddetta gig economy, svolgono la propria attività tramite piattaforme digitali gestite tramite algoritmi come appunto i fattorini che effettuano consegne a domicilio oppure chi offre servizi professionali, per la casa o freelance.

Cosa cambia con l’entrata in vigore del nuovo decreto lavoro?

Lavoro su piattaforma: il rapporto si presume di natura subordinata

Dopo una serie di interventi chiarificatori in merito alla qualificazione e classificazione del lavoro su piattaforme digitali, si veda in particolare la circolare del Ministero del Lavoro n. 9/2025, e in ottica di recepimento della direttiva europea in materia, il nuovo decreto lavoro mette nero su bianco alcuni punti fondamentali.

In primo luogo, il decreto specifica che, per la qualificazione del rapporto di lavoro su piattaforma, contano le concrete modalità di svolgimento della prestazione, a prescindere dalla qualificazione formale che viene attribuita dalle parti.

Tale qualificazioni, inoltre, tiene conto dell’esercizio, anche attraverso sistemi automatizzati o algoritmi, di poteri di organizzazione, direzione, controllo, valutazione, limitazione dell’accesso al lavoro o determinazione unilaterale del compenso.

Ebbene, quando emergono indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche per il tramite di una gestione algoritmica, il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria.

Si tratta di un passaggio importante, dato che quando si riscontrano gli elementi della subordinazione è necessario applicare integralmente tutte le regole connesse a tale fattispecie, a partire dall’assunzione formale e dal rispetto degli obblighi in materia di salute e sicurezza.

Nuove comunicazioni obbligatorie per contrastare il sommerso

Le nuove disposizioni per il lavoro su piattaforma vanno a modificare anche la trasmissione delle comunicazioni obbligatorie.

Il decreto lavoro, infatti, dispone l’individuazione degli indicatori di rischio e dei dati che le piattaforme digitali di intermediazione del lavoro sono tenute a comunicare, i quali vengono messi a diposizione di INAIL, INL e INPS per le relative attività di vigilanza.

L’obiettivo è quello di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e di assicurare il rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro.

Il compito di individuarli è affidato ad un apposito decreto del Ministero del Lavoro da adottare entro i prossimi 60 giorni.

In ogni caso, si legge nel testo, le piattaforme devono registrare e conservare per almeno 5 anni i dati relativi agli accessi, alle assegnazioni, ai rifiuti, ai tempi e ai corrispettivi e renderli accessibili al lavoratore e alle autorità ispettive.

Le violazioni commesse dai committenti che si avvalgono di piattaforme digitali per l’intermediazione del lavoro, specifica inoltre il testo del decreto, vengono comunicate all’Autorità europea del lavoro (European Labour Authority) per l’eventuale definizione di azioni preventive congiunte di contrasto agli abusi a livello europeo.

I nuovi obblighi informativi verso il lavoratore

Novità poi anche per le informazioni che devono essere condivise ai lavoratori e alle lavoratrici, in linea con quanto previsto dalla direttiva comunitaria n. 2024/2831 volta a migliorare le condizioni di lavoro di rider e altri lavoratori e lavoratrici su piattaforma.

Agli obblighi informativi già previsti dalle norme vigenti, il decreto lavoro precisa come le piattaforme digitali debbano forniscono ai lavoratori, in forma chiara, accessibile e comprensibile, informazioni sui sistemi automatizzati o algoritmici utilizzati per:

  • l’assegnazione delle attività;
  • la determinazione o modifica dei compensi;
  • la valutazione delle prestazioni;
  • la sospensione, limitazione o cessazione dell’accesso alla piattaforma.

I lavoratori hanno diritto ad ottenere, su richiesta, una spiegazione comprensibile della decisione automatizzata che incide sulle condizioni di lavoro o sul compenso, così come il riesame tramite l’intervento umano.

Rafforzate le tutele per i rider delle piattaforme digitali: nuovi obblighi e sanzioni

Con il decreto lavoro arriva anche una stretta sul cosiddetto caporalato digitale.

Si tratta, in sintesi, della pratica illecita che consiste nello sfruttare il lavoro di soggetti terzi utilizzando le credenziali di un altro rider che trattiene una percentuale sui guadagni.

Per prevenire tale fenomeno, il decreto introduce l’obbligo di autenticazione sulla piattaforma tramite SPID, CIE o CNS oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma ad un singolo codice fiscale con un sistema di autenticazione a più fattori.

Le credenziali di accesso al proprio account rivestono carattere strettamente personale ed è fatto divieto di cessione a terzi”, specifica il testo che va a modificare direttamente l’articolo 47-bis del decreto legislativo n. 81/2015. Chi cede l’account di cui è titolare, ma anche chi ne utilizza uno non proprio, è punito con una sanzione amministrativa tra gli 800 e i 1.200 euro.

Allo stesso modo, la piattaforma non può rilasciare più di un account per ogni singolo codice fiscale né può assegnare allo stesso lavoratore delle prestazioni inconciliabili tra loro in termini di tempo.

In questi casi la pena prevede una sanzione tra i 1.000 e i 1.500 euro per ogni ogni account in più associato al singolo codice fiscale.

I dati sulle consegne nel libro unico del lavoro

Nuovi obblighi in arrivo anche per i committenti che, a partire dal 1° luglio, sono tenuti a redigere e a consegnare ai lavoratori il libro unico del lavoro, il registro obbligatorio per tutti i datori di lavoro privati che contiene tutti i dati sul dipendente e sul rapporto di lavoro, sulla base delle nuove regole.

In aggiunta ai dati obbligatori già previsti, in caso di lavoro su piattaforma, nel registro devono essere annotati, per ciascun mese di attività, anche il numero di consegne e l’importo totale erogato al lavoratore.

Nuovi obblighi di formazione sulla piattaforma SIISL

Infine, a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici si prevede il potenziamento dell’attività di formazione, in aggiunta a quella obbligatoria già prevista. Un apposito decreto del Ministero del Lavoro stabilirà di anno in anno le attività di formazione base essenziali che il lavoratore su piattaforma deve seguire, entro i primi 30 giorni dalla prima prestazione, accedendo alla piattaforma SIISL. I lavoratori possono rivolgersi ai patronati pe assistenza all’accesso sulla piattaforma.

Il mancato completamento del corso di formazione base obbligatorio entro i termini previsti è segnalato al committente. Il committente che impiega un lavoratore oggetto di tale segnalazione per tre mesi è punito con una sanzione che va da 800 a 2.400 euro.

Detassazione delle mance anche per il lavoro su piattaforma

Da ultimo il decreto lavoro estende la tassazione agevolata sulle mance introdotta dalla legge di bilancio 2023 anche alle somme ricevute dalle persone che prestano la propria attività lavorativa di natura subordinata mediante piattaforme digitali di cui alla direttiva (UE) 2024/2831.

Anche per loro, dunque, come accade per chi lavora in strutture ricettive o bar e ristoranti, le mance costituiscono reddito di lavoro dipendente e, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, sono tassate con aliquota agevolata al 5 per cento, entro il limite del 30 per cento del reddito percepito nell’anno per le relative prestazioni di lavoro.