INAIL, effetto Covid su infortuni e morti sul lavoro: i dati nella Relazione annuale 2020

Stefano Paterna - Lavoro

Le denunce per infortunio sul lavoro sono diminuite nel 2020 rispetto all'anno precedente dell'11,4 per cento, così come le malattie professionali del 26,6 per cento, ma sono cresciuti i morti con un 13,3 per cento in più. I dati nella relazione INAIL presentata a Montecitorio il 19 luglio 2021.

INAIL, effetto Covid su infortuni e morti sul lavoro: i dati nella Relazione annuale 2020

Relazione annuale INAIL, nel 2020 diminuiscono rispetto all’anno precedente le denunce per infortunio sul lavoro che registrano un -11,4 per cento, ma crescono drammaticamente invece i morti sul lavoro con un +13,3 per cento.

È quanto si evince dalla presentazione del presidente dell’INAIL Franco Bettoni tenuta il 19 luglio 2021 nella Sala della Regina a Montecitorio, dinanzi tra gli altri al Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Un’apparente contraddizione, quella illustrata da Bettoni, che risente dell’impatto della pandemia da Coronavirus sulle attività economiche che in molti casi sono rimaste paralizzate nel periodo del lockdown.

INAIL, effetto Covid su infortuni e morti sul lavoro: i dati nella Relazione annuale 2020

Anche quest’anno è giunto il momento di commentare i dati della relazione annuale dell’INAIL.

I numeri snocciolati dal presidente dell’ente Bettoni durante la presentazione a Montecitorio tenutasi il 19 luglio 2021 sono facilmente riassumibili.

Nel 2020 si sono avute 571.000 denunce di infortunio, di cui un quarto dovute al contagio per attività lavorative, con un calo dell’11,4 per cento rispetto al 2019.

Peraltro, gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati 375.238 che rappresentano un calo del 9,7 per cento sull’anno precedente, dei quali il 12,97 per cento è avvenuto al di fuori dell’azienda su un mezzo di trasporto o in intinere, ovvero nel viaggio tra casa e lavoro e ritorno.

I casi mortali sono stati 1.538, dalla rilevazione delle denunce avanzate all’Istituto, con una crescita del 27,6 per cento rispetto all’anno precedente nutrita soprattutto dai casi di Covid che costituiscono più di un terzo delle morti segnalate.

Tuttavia, sono in netto aumento anche i numeri degli incidenti sul lavoro con un 13,3 per cento in più, passando dai 705 del 2019 ai 799 del 2020.

Il Coronavirus ha avuto un’influenza diretta anche sulla diminuzione della malattie professionali che in 12 mesi sono diminuite del 26,6 per cento, attestandosi a meno di 45.000. In particolare, i soggetti ammalati sono circa 31.400, dei quali il 38,06 per cento per causa professionale riconosciuta dall’INAIL.

Ovviamente a spiegare l’aumento dei morti non può bastare l’effetto della diffusione del virus, come dimostra l’aumento degli incidenti con esito fatale. Se, infatti, è chiaro l’effetto che la pandemia può aver indotto sul minor numero di incidenti avendo bloccato per mesi diversi comparti economici, non è immediatamente evidente perché siano aumentati i morti rispetto al 2019.

In merito, possiamo avanzare un’ipotesi non esplicitata però nella relazione dell’INAIL.

È possibile, cioè, che alla paralisi di alcuni settori produttivi abbia fatto da contraltare l’intensificazione dei ritmi di lavoro in altri: in agricoltura, ad esempio, le denunce d’infortunio con esito mortale passano dal 2019 al 2020 da 7 a 13, mentre nel comparto Trasporto e magazzinaggio da 97 a 144.

In effetti, si tratta di due settori legati al rifornimento della grande distribuzione commerciale che è rimasta attivissima nonostante la pandemia.

INAIL - Relazione Annuale 2020
Nella Relazione del presidente dell’Istituto, Franco Bettoni, i dati sull’andamento infortunistico e tecnopatico nell’anno della pandemia da Covid-19 e i risultati più rilevanti ottenuti sui fronti della ricerca, della prevenzione, della riabilitazione e degli investimenti

Bettoni, INAIL: “Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire”

Dal presidente dell’INAIL è venuto peraltro un forte appello a reagire andando oltre la rituale indignazione all’ecatombe quotidiana di lavoratori che non tornano più a casa dal lavoro.

“Coinvolgere gli attori del sistema nazionale di prevenzione - ha dichiarato Bettoni - rafforzare i controlli, promuovere una maggiore sensibilizzazione di lavoratori e imprese, potenziare la formazione e l’informazione per costruire una cultura della sicurezza, a partire dal mondo della scuola, dare sostegno economico alle aziende: sono tutte azioni da perseguire con determinazione e l’Istituto è pronto a fare la sua parte”.

Tuttavia, non si può non sottolineare come le carenze di organico dell’Ispettorato nazionale del lavoro, più volte denunciata dalle organizzazioni sindacali, influiscano negativamente sulla quantità e sulla qualità dell’attività di sorveglianza invocata dallo stesso presidente dell’INAIL

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