Contratto a termine, durata più di 24 mesi, anche dopo il Decreto Dignità

Rosy D’Elia - Lavoro

Contratto a termine, durata più di 24 mesi, anche dopo il Decreto Dignità. I casi in cui si può superare il limite dei 24 mesi, le criticità sui contratti stagionali e i dati dell'INPS nell'analisi di Roberto Camera, Funzionario dell’Ispettorato del Lavoro.

Contratto a termine, durata più di 24 mesi, anche dopo il Decreto Dignità

Contratto a termine, durata superiore a 24 mesi, anche dopo il Decreto Dignità. I casi in cui si può superare il limite dei 24 mesi, le criticità sui contratti stagionali e i dati dell’INPS.

Roberto Camera, funzionario dell’Ispettorato del Lavoro, durante il forum L’evoluzione del lavoro oggi tra flessibilità e precariato organizzato da IPSOA il 28 novembre 2018, ha evidenziato gli elementi critici del Decreto Dignità.

Il testo della legge di conversione del Decreto Dignità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto, ha rivisitato le regole in merito ai contratti a tempo determinato.

In estrema sintesi, i principali punti di novità sono:

  • la durata massima del contratto ridotta da 36 a 24 mesi;
  • il numero di rinnovi consentiti, che passa da 5 a 4;
  • il ripristino dell’obbligo di indicare la causale in caso di rinnovo e per contratti che superino i 12 mesi di durata.

Sarà possibile, quindi, rinnovare un contratto soltanto per esigenze temporanee ed oggettive nonché sostitutive, connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria, relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali.

  • la maggiorazione crescente di 0,5 punti sul costo contributivo per ogni rinnovo a partire dal secondo.

Contratto a termine: durata più di 24 mesi, anche dopo il Decreto Dignità

Proprio su alcuni di questi punti si è soffermato Roberto Camera durante il convegno L’evoluzione del lavoro oggi tra flessibilità e precariato e ha fatto emergere alcune criticità.

Ci troviamo ancora una volta, in pochi anni, a parlare su come cambiano le regole. Lo abbiamo fatto con la Fornero, poi con la legge n. 34 del 2014, poi nel 2015 e lo facciamo oggi ancora una volta. Come stabilizzare i rapporti, se non stabilizziamo la norma sui rapporti a termine? Il problema della norma è questo: ogni governo deve fare la sua riforma, entra nel merito, rivede la normativa ma non la consolida. Le aziende si trovano ad applicare una norma altamente interpretabile, senza una regola precisa e con una serie di vincoli non chiari. Ad esempio la limitazione dei 24 mesi in realtà non c’è.

Il limite dei 24 mesi come durata complessiva di occupazione a tempo determinato tra lo stesso datore di lavoro e lavoratore è una delle maggiori novità del decreto dignità. Ma non è così stringente, come sottolinea Roberto Camera, funzionario dell’Ispettorato del Lavoro, perché in realtà la durata massima del contratto a tempo determinato è regolata dai contratti collettivi nazionali.

Durata contratto a tempo determinato: limite di 24 mesi solo se la contrattazione collettiva nazionale non ne ha stabilito uno diverso

Il funzionario Roberto Camera, infatti, porta alcuni esempi sui limiti temporali del contratto a termine:

  • per l’industria metalmeccanica la durata massima è di 44 mesi;
  • per i chimici farmaceutici 54 mesi;
  • per i lavoratori del vetro 54 mesi;
  • per i lavoratori di ANPAL Servizi spa 82 mesi.

Contratto a termine e Decreto Dignità: i limiti per i contratti stagionali

Un’altra questione spinosa riguarda le maggiorazioni sui rinnovi, valide anche per i contratti stagionali.

Il decreto Dignità prevede la possibilità di rinnovare un contratto a termine e stabilisce una maggiorazione dell’1,40% sul primo contratto a termine con una contribuzione addizionale dello 0,5% crescente per ogni rinnovo.

Applicare questo calcolo ai contratti stagionali, rinnovati secondo le regole previste dal contratto collettivo nazionale, per Roberto Camera vuol dire spingere il datore di lavoro a non affidarsi allo stesso lavoratore, stagione dopo stagione, a rinunciare alla sua professionalità e ad assumerne uno nuovo.

Guardandolo da quest’ottica, il sistema delle maggiorazioni, che nasce come una tutela per il lavoratore, potrebbe diventare un’arma a doppio taglio per entrambe le parti in causa.

Contratto a termine: i dati INPS a due mesi dal Decreto Dignità

Lo spunto per le conclusioni sul tema arriva dai dati pubblicati dall’Osservatorio sul Precariato INPS il 23 novembre 2018. Nel periodo agosto-settembre 2017 i contratti a tempo indeterminato, compresi quelli di apprendistato, erano 205.243 mentre quelli a tempo indeterminato e somministrazione a termine erano 774.011.

Un anno dopo, nello stesso periodo del 2018, i contratti a tempo indeterminato sono diventati 207.904 mentre quelli a termine sono diventati 660.202. Sono cifre che, secondo Roberto Camera, denotano una necessità di stabilizzare la norma.

“A due mesi del decreto Dignità abbiamo un aumento di 2.661 contratti a tempo indeterminato contro una riduzione di 113.809 lavoratori a termine. C’è già in atto un timore di questo decreto. E l’INPS stessa è molto preoccupata perché ha perso 113.809 contribuzioni piene.”

Dice il funzionario dell’Ispettorato del Lavoro e conclude:

“Speriamo che questi dati derivino solo dal fatto che le aziende non avevano ancora evidenza chiara di tutti punti, e che ci sia una inversione di tendenza ovvero una diminuzione dei rapporti a termine, ma una stabilizzazione dei rapporti a tempo indeterminato”.