Il DL Primo maggio indebolisce i bonus assunzione: penalizza imprese e lavoratori

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Ancora una volta la festa del 1° maggio rappresenta l’occasione per introdurre nuove disposizioni in materia di lavoro. Con il decreto lavoro cambiano ancora i bonus assunzione, con buona pace delle aziende che cercano certezze per delle strategie di medio-lungo termine

Il DL Primo maggio indebolisce i bonus assunzione: penalizza imprese e lavoratori

Per il terzo anno di governo su quattro, in occasione della festa dei lavoratori, arriva un nuovo decreto con disposizioni in materia di lavoro.

Il piatto forte del cosiddetto decreto primo maggio, fortemente ridimensionato rispetto alla prima bozza circolata, è la rivoluzione dei bonus assunzione.

La nuova versione 2.0 degli incentivi ripropone gli esoneri contributivi per giovani, donne e nella Zes in versione integrale e di fatto cancella quanto disposto per i primi mesi dell’anno dal decreto Milleproroghe.

Il nuovo requisito di incremento occupazionale specificato nelle bozze del testo, se ufficializzato, cancellerebbe l’incentivo per i datori di lavoro che hanno stipulato contratti puntando all’incentivo ridotto (al 70 per cento) e che ora è stato eliminato.

I bonus assunzione cambiano ancora: fuori dalle agevolazioni chi ha assunto senza incremento occupazionale?

Il Consiglio dei Ministri riunitosi il 28 aprile ha approvato il nuovo decreto primo maggio con disposizioni in materia di lavoro, ormai un marchio di fabbrica del governo che simbolicamente, dal 2023, ha scelto la data della festa dei lavoratori.

Il quadro delle misure approvate appare da subito ridimensionato rispetto a quella che era la lista dei desideri iniziale, che contava ad esempio l’aumento per tutti della soglia dei fringe benefit e la stabilizzazione della detassazione degli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, misure che non hanno trovato spazio per l’annosa questione delle risorse economiche insufficienti.

Il piatto forte del nuovo decreto in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è la rivisitazione in chiave 2.0 dei bonus per l’assunzione di giovani, donne e Zes.

Gli incentivi per favorire l’occupazione delle categorie ritenute più fragili all’interno del mercato del lavoro erano stati confermati, ma con importanti modificazioni, dalla legge di conversione del decreto Milleproroghe 2026, la quale aveva confermato, rispetto al 2025, il bonus donne a tutto il 2026 e prorogato il bonus giovani under 35 e Zes fino al 30 aprile. Al contempo, però, l’esonero è stato sdoppiato: pieno quando la nuova assunzione comporta un incremento occupazione, ridotto al 70 per cento in caso contrario.

Ora la nuova versione prevista dal decreto lavoro sovrascrive interamente quella prevista dal Milleproroghe, con buona pace delle aziende che dal 1° gennaio al 30 aprile si sono attivate per accedere alle nuove agevolazioni.

I nuovi bonus 2.0 spettano sì in misura piena ai datori di lavoro che assumono nel corso di tutto il 2026, sempre entro i limiti di importo già previsti (a parte il bonus donne che può salire a 800 euro mensili se l’assunzione avviene nelle aree della Zes), ma il requisito dell’incremento occupazionale, stando a quanto previsto dalle ultime bozze del testo in circolazione, diventa imprescindibile.

In pratica, se la cosa dovesse essere confermata ufficialmente, le agevolazioni spetterebbero solamente in presenza di un incremento occupazionale netto. Ecco allora che tutte le aziende che in questi primi mesi dell’anno hanno puntato al bonus al 70 per cento previsto dal Milleproroghe rischiano di restare a bocca asciutta, a meno di non procedere con ulteriori assunzioni e far scattare l’incremento.

Un passo indietro e inaspettato, forse, che rischia di costringere le imprese a stravolgere piani già messi in atto e soprattutto costruiti sulla base di una legge vigente sebbene ancora inattuata per mancanza di indicazioni operative.

Non resta che attendere la pubblicazione del testo ufficiale per far luce su questo aspetto che rischia di complicare, e non poco, le strategie imprenditoriali.

Agevolazioni temporanee e mutevoli: difficile progettare piani a lungo termine

Aspetti tecnici a parte, è il quadro generale degli incentivi all’occupazione a creare più di qualche perplessità in merito alle scelte effettuate dal Governo.

Tra proclami, dietrofront, ritardi, misure inefficaci (ricordiamo il famoso “più assumi meno paghi” della maggiorazione sul costo del lavoro) e modifiche varie apportate in corsa, lo scenario per aziende e addetti ai lavori è stato inutilmente complicato e a volte divenuto anche ingestibile.

Senza andare troppo indietro nel tempo, da settimane ormai si attendevano le istruzioni per l’applicazione operativa del bonus giovani e Zes nella versione prevista dal Milleproroghe. Istruzioni che, vista le novità del decreto primo maggio, non servono più e mai arriveranno.

Per la stessa attuazione degli incentivi attivi nel 2025 c’è voluto più di un anno: le agevolazioni nella loro forma originaria sono state introdotte dal decreto Coesione del 2024 (l’ultimo decreto primo maggio) ma hanno visto la luce solo da maggio del 2025, tra decreti attuativi fantasma, tira e molla con la Commissione UE e cambi di regole in corsa.

In uno scenario del genere, con misure spot non strutturali, rinnovate a fatica e attuate in maniera confusionale, per le imprese diventa una sfida nella sfida pianificare strategie assunzionali a medio-lungo termine, a discapito poi di lavoratori e lavoratrici che non riescono a trovare il proprio posto nel mondo del lavoro e che il primo maggio hanno ben poco da festeggiare.