Ventilazione dei corrispettivi al centro del dibattito: è l'effetto di un annuncio di abolizione dal 2026, mai diventato concreto. Nessuna novità prevista attualmente dal prossimo 1° gennaio
La ventilazione dei corrispettivi diventa protagonista degli ultimi dibattiti tecnici sul fronte fiscale. Il motivo è legato a un annuncio di abolizione dal 2026, mai diventato concreto.
La vicenda si inserisce nel panorama complesso e caotico dell’attuazione della riforma fiscale, un percorso che è proseguito nel corso del 2025 con annunci, passi indietro e proroghe dell’ultim’ora.
Riavvolgere il nastro di quanto accaduto è quindi quantomai centrale, e sul tema dell’abolizione della ventilazione dei corrispettivi è necessario tornare indietro al 22 luglio scorso, quando il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo con alcuni correttivi anche in materia di IVA.
Ventilazione dei corrispettivi abolita dal 2026? Nessun decreto lo prevede
Il 22 luglio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo in materia di Terzo settore, crisi d’impresa, sport e IVA, in attuazione della legge delega sulla riforma fiscale.
Una prima bozza di testo prevedeva, all’articolo 8, l’abrogazione del terzo comma dell’articolo 24 del DPR n. 633/1972 a partire dal 1° gennaio 2026. Si tratta della ventilazione dei corrispettivi, il regime semplificato di calcolo dell’IVA destinato ad alcune categorie di commercianti, come alimentaristi, farmacie e venditori di prodotti di abbigliamento, che trattano beni sottoposti ad aliquote differenti.
La notizie dell’abolizione dal 2026 fa però i conti con la realtà, e dopo l’ok allo schema di decreto legislativo è bene evidenziare che la norma non ha mai trovato conferma nel testo ufficiale predisposto dal Governo.
Il 9 settembre il provvedimento ha iniziato il suo iter di esame in Commissione Finanze di Camera e Senato, (Atto del Governo n. 295), ma guardando ai contenuti messi nero su bianco già non si trova traccia dell’annunciata, e mai concretizzata, abolizione della ventilazione dei corrispettivi.
A confermare il passo indietro è il testo definitivo approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 20 novembre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 2025 (decreto legislativo n. 186/2025), di seguito allegato.
Riforma fiscale, è caos e la questione della ventilazione dei corrispettivi ne è la prova
Tra anticipazioni, bozze e passi indietro la realtà è quindi ben diversa rispetto ai primi annunci. La situazione che si è creata in relazione alla possibile abolizione della ventilazione dei corrispettivi è lo specchio di uno scenario di caos che caratterizza l’intero percorso per l’attuazione della riforma fiscale.
Vale la pena ricordare in tal senso che solo pochi giorni fa è arrivata la notizie della proroga, prevista dal DL Milleproroghe 2026, dell’entrata in vigore dei Testi unici approvati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale, tra cui quello in materia di sanzioni, tributi minori, riscossione, imposta di registro e altri tributi indiretti.
Dal 1° gennaio 2026 si passa al 2027, con il fine di avere più tempo a disposizione per il coordinamento delle norme. Un rinvio tecnico quindi che però è il riflesso dello stato di stallo e di confusione generale che caratterizza la messa a terra del progetto di riforma fiscale.
Anche in questo caso poi è bene evidenziare che del testo del Milleproroghe 2026 ancora non c’è traccia. Si prosegue per annunci, aspettando la messa a terra definitiva della norma.
Per chi è chiamato ad applicare le complesse e quantomai volatili regole fiscali, la cautela è quindi quantomai d’obbligo: come per la ventilazione dei corrispettivi, annunciata e finita nel limbo, l’unica via per non incappare in errori di valutazione è attendere che le norme diventino ufficiali.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Ventilazione dei corrispettivi: nessuna abolizione nel 2026