RdC: scoperti 3.300 falsi beneficiari per un danno da 45 milioni

Alessio Mauro - Leggi e prassi

INPS e Guardia di finanza scoprono oltre 3.300 falsi percettori del reddito di cittadinanza. Hanno fruito del beneficio senza avere i requisiti per una danno alle casse dello Stato da circa 45 milioni

RdC: scoperti 3.300 falsi beneficiari per un danno da 45 milioni

Continuano le attività di controllo sui beneficiari del reddito di cittadinanza.

Da gennaio 2025 INPS e Guardia di finanza hanno individuato oltre 3.300 percettori del reddito di cittadinanza che non avevano i requisiti per accedere alla misura di sostegno e che hanno indebitamente percepito circa 45 milioni di euro.

Si tratta in particolare di domande in cui non era stato dichiarato lo stato detentivo o la presenza di precedenti penali ostativi e soggetti che non hanno dichiarato di essere titolari di partita IVA o di cariche sociali.

Per tutte le posizioni sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme indebitamente erogate, oltre alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria per i casi che hanno riflessi anche sul piano penale.

Reddito di cittadinanza: INPS e Guardia di finanza scoprono 3.300 falsi beneficiari per un danno da 45 milioni

Il reddito di cittadinanza è ormai un ricordo ma l’attività ispettiva di INPS e Guardia di finanza non si è mai interrotta.

Dal 2024 è stato completamente sostituito dall’ADI, l’assegno di inclusione, la misura che riconosce un contributo economico alle famiglie con almeno un minore, una persona disabile, una con più di 60 anni oppure una in condizioni di svantaggio.

L’attività di analisi di rischio condotta negli ultimi mesi dall’INPS, in collaborazione con la GdF, ha portato all’individuazione, da gennaio 2025, di oltre 3.300 persone che hanno ottenuto il reddito di cittadinanza senza possedere i requisiti richiesti dalla normativa.

La truffa ha comportato la perdita di oltre 43 milioni di euro, indebitamente percepiti.

Domande di RdC irregolari: le posizioni controllate da INPS e GdF

L’attenzione dell’INPS e del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, si legge nel comunicato stampa diffuso dall’Istituto, è stata rivolta sia ai soggetti che non avevano dichiarato lo stato detentivo o la presenza di condanne penali per reati c.d. “ostativi”, sia ai beneficiari del reddito che risultavano titolari di partita IVA o di cariche societarie, una condizione quest’ultima considerata potenzialmente incompatibile con la percezione della misura di sostegno al reddito.

La prima platea di soggetti è stata acquisita attraverso uno scambio informativo con il Ministero della Giustizia, che ha consentito di isolare oltre 5.700 domande potenzialmente a rischio frode. Tali posizioni sono state segnalate al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, il cui ulteriore affinamento dei target ha consentito di segnalare 4.374 posizioni ai Reparti del Corpo sul territorio, i quali hanno confermato, per le attività finora eseguite, un tasso di irregolarità superiore all’82 per cento e un indebito complessivo di oltre 8,7 milioni di euro.

Il secondo filone di attività ha riguardato i beneficiari titolari di cariche o partecipazioni in società, sia nel comparto degli artigiani e dei commercianti sia in imprese con dipendenti. Le verifiche condotte su tutto il territorio nazionale sulle posizioni segnalate dall’INPS hanno consentito di accertare oltre 2.600 irregolarità, pari a più della metà delle posizioni controllate, riconducibili principalmente all’omessa dichiarazione della presenza delle cariche sociali o dell’attivazione della partita IVA, che hanno fatto emergere un indebito superiore ai 36 milioni di euro.

Per tutte le posizioni, spiega l’INPS, sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme indebitamente erogate, oltre alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria per i casi aventi riflessi anche penale.