Approvata in via definitiva dal Consiglio UE la riforma doganale: da novembre entra in vigore la nuova tassa di gestione sui piccoli pacchi. E in Italia una soluzione di coordinamento ancora non c'è
Il via libera definitivo del Consiglio UE sulla riforma doganale arrivato il 3 settembre aggiunge un nuovo tassello nel quadro di regole della nostrana tassa sui pacchi, ancora inattuata ma pure al centro del dibattito da quasi un anno.
Tra le novità previste in sede comunitaria c’è anche l’annunciata tassa di gestione, che dovrà entrare in vigore dal prossimo 1° novembre da coordinare con il contributo di due euro tutto italiano previsto dalla scorsa Legge di Bilancio e poi messo in stand by con interventi normativi successivi.
Tassa sui pacchi: dall’UE l’ok definitivo al contributo di gestione
La necessità di rivedere dal profondo le regole doganali dell’UE deriva dal boom del commercio elettronico. In particolare, l’enorme flusso di merci che arrivano dai paesi non comunitari è alimentato dalle piattaforme come Temu e Shein che giocano proprio sui piccoli prezzi e sulle grandi quantità.
Secondo i dati forniti dal Consiglio UE, nel 2025 sono stati gestiti circa 6 miliardi di pacchi frutto del commercio elettronico: oltre il 90 per cento dei pacchi frutto del commercio elettronico arrivati nell’UE provenivano dalla Cina.
E proprio per coprire l’aumento dei costi che ne deriva dal monitoraggio è stato previsto dal prossimo 1° novembre una tassa di gestione a livello dell’UE sulle piccole spedizioni.
Si tratta di una ulteriore novità rispetto al biglietto d’ingresso UE già previsto dal 1° luglio scorso pari a tre euro, che si applica ai singoli prodotti e si lega al superamento dell’esenzione dai dazi doganali per le importazioni di valore inferiore a 150 euro.
Queste nuove spese gravano su chi importa e non su chi acquista: ma alcune piattaforme stanno già adottando contromisure che fanno ricadere i costi sui consumatori.
Quanto crescerà ancora il prezzo da pagare per far entrare i piccoli pacchi da paesi extra UE non è stato stabilito: il livello della tassa di gestione sarà definito dalla Commissione UE prima che gli Stati membri comincino ad applicarlo e, quindi, entro la fine di ottobre.
Tassa sui pacchi: ancora novità da novembre, mentre l’Italia cerca soluzioni
Stando alla normativa attuale, però, la nostra tassa sui piccoli pacchi dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 1° ottobre.
La natura del contributo è proprio quella di “compensare gli oneri amministrativi che le autorità doganali devono sostenere in relazione allo sdoganamento e al controllo delle piccole spedizioni”, come ha spiegato lo scorso luglio il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Di fatto, sarebbe una duplicazione di un contributo gestionale e lo stesso numero uno di via XX Settembre, protagonista del cortocircuito normativo che si è creato con l’UE, ha sottolineato la necessità di prendere una “decisione a livello nazionale, ma coordinata a livello europeo”.
Dalla Manovra in poi la novità è stata rimandata prima all’estate e poi all’autunno con ricadute anche economiche: nel secondo semestre dell’anno avrebbe dovuto portare circa 122 milioni di euro nelle casse dello Stato.
Ad oggi una soluzione per far convivere le regole UE con le norme interne non è stata ancora trovata.
D’altronde, la tassa sui pacchi tutta italiana segue un tempismo sbagliato fin da principio e lo dimostrano le diverse proroghe approvate. Emblematica è l’ultima che fa slittare il contributo a inizio ottobre, senza considerare il debutto delle novità europee già previsto per novembre.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Tassa sui pacchi: nuovo contributo UE da novembre