Una tassa invisibile su stipendi e pensioni: è il fiscal drag, che assorbe gli aumenti in busta paga per effetto delle logiche di progressività dell'IRPEF. Torna in campo l'ipotesi di adeguare gli scaglioni in base all'inflazione
Aumenta lo stipendio, sale la pensione, ma solo in maniera fittizia. Il fiscal drag (o drenaggio fiscale) fa venir meno ogni sforzo di adeguamento dei salari al costo della vita.
Il tema torna all’attenzione quando si prepara a partire in via ufficiale il tavolo della Manovra 2027. Il dibattito pubblico si concentra sulla questione della “tassa invisibile”: di cosa si tratta nello specifico?
La “tassa invisibile” su stipendi e pensioni: cos’è il fiscal drag
A riaccendere la discussione sugli effetti indiretti dell’inflazione sulla tassazione di stipendi e pensioni sono i dati pubblicati dal quotidiano Repubblica: le stime elaborate dagli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo sulla base dei dati diffusi da Bankitalia portano a 8 miliardi il conto del drenaggio fiscale nel solo 2026, conto che sale a 13 miliardi se si considera anche il 2027.
Non si tratta di un aumento diretto e visibile delle aliquote di tassazione ma, al contrario, di quella che viene definita come una “tassa invisibile”.
Il fiscal drag rappresenta un vero e proprio paradosso, frutto delle regole di progressività dell’IRPEF: all’aumentare di stipendi e pensioni sale di conseguenza lo scaglione di riferimento e di conseguenza l’aliquota applicabile, così come viene meno il diritto a beneficiare a bonus e sconti d’imposta che agiscono sulle retribuzioni.
Tecnicamente, porta a un aumento della pressione fiscale, ovvero del rapporto tra tributi e Pil che caratterizzano un Paese in un dato momento, determinato dal fenomeno dell’inflazione. Tale fenomeno è causato dagli effetti che l’inflazione produce sui redditi in presenza di un sistema fiscale ad aliquote progressive.
Non si tratta di una tematica nuova.
Già lo scorso anno lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio aveva puntato l’attenzione sugli “effetti collaterali” dell’inflazione.
Se nell’ambito della contrattazione collettiva si susseguono sforzi e pressioni per adeguare gli stipendi al costo della vita, così come vengono rivalutate le pensioni, l’assenza di meccanismi di indicizzazione delle regole di tassazione comporta un conto indiretto aggiuntivo a fine anno.
Sale lo stipendio, sale l’IRPEF: perché il fiscal drag è una “tassa invisibile”
Per capire come agisce il meccanismo del drenaggio fiscale è utile ricordare che l’IRPEF agisce in maniera progressiva: all’aumentare del reddito, aumenta la tassazione.
| Aliquote IRPEF 2026 | Scaglioni di reddito |
|---|---|
| 23 per cento | Fino a 28.000 euro |
| 33 per cento | Da 28.001 a 50.000 euro |
| 43 per cento | Da 50.001 |
Cosa succede quindi nella pratica se il proprio reddito aumenta? L’aliquota IRPEF effettiva sale di conseguenza.
Così è anche per chi ha visto variare il proprio stipendio - così come la pensione - per l’adeguamento al costo della vita.
Sul punto è bene ricordare che la Legge di Bilancio 2026 ha provato a fornire una soluzione prevedendo la detassazione al 5 per cento sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 ai lavoratori dipendenti privati, in attuazione dei contratti collettivi sottoscritti nel triennio 2024-2026.
A beneficiarne i dipendenti con reddito annuo non superiore a 33.000 euro, tenuto conto della totalità dei redditi da lavoro percepiti nell’anno.
Il Fisco drena anche i bonus fiscali in busta paga
Una prima risposta che però non risolve l’ulteriore effetto collaterale legato all’aumento degli stipendi: quando la retribuzione sale si riducono i benefici riconosciuti in busta paga, in primis il TIR - trattamento integrativo - e il bonus per il taglio del cuneo fiscale, che cumulativamente possono arrivare fino a 2.160 euro all’anno.
Ambedue le agevolazioni sono però strutturate secondo un meccanismo a scalare, che vede progressivamente ridurre l’importo riconosciuto all’aumentare dello stipendio.
Soprattutto per chi si colloca a ridosso della soglia reddituale che fa scattare l’aliquota IRPEF più alta, fa perdere detrazioni e bonus in busta paga, il beneficio di un aumento salariale può di fatto essere eroso o totalmente annullato.
Il recupero del potere d’acquisto, a fronte dell’inflazione, è quindi nei fatti solo teorico.
L’effetto combinato dell’aumento delle aliquote di tassazione e del venir meno delle agevolazioni che riducono l’IRPEF sul lavoro dipendente si trasforma in una tassa extra, percepibile solo a fine anno e quando la dichiarazione dei redditi presenta il conto definitivo dovuto al Fisco.
Una risposta al fiscal drag: adeguare le soglie IRPEF all’inflazione
Se la previsione di una tassazione ridotta sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei CCNL rappresenta una prima risposta al tema del fiscal drag, una soluzione utile per allentare la morsa dell’IRPEF sugli aumenti di stipendi e pensioni può essere rappresentata dall’indicizzazione degli scaglioni di reddito in base all’inflazione.
Già lo scorso anno in Parlamento è arrivata una proposta di legge ad hoc. Porta la firma del Senatore Mario Turco (M5S) e propone di rivedere le soglie IRPEF a cadenza biennale in caso di aumento dell’inflazione.
Gli scaglioni che determinano le aliquote di tassazione verrebbero adeguati automaticamente, in caso di superamento del 5 per cento di inflazione cumulata nel biennio, proprio per annullare l’effetto del caro-vita in busta paga.
Ed è questo una delle proposte che terrà banco anche nella fase di discussione della Legge di Bilancio 2027. Lo stesso Turco ha infatti annunciato che è in fase di predisposizione una proposta di “scala mobile fiscale” in vista della manovra, strutturata proprio a partire dai principi contenuti nella proposta già depositata in Senato.
Se però il drenaggio fiscale porterà fino a 13 miliardi di gettito “extra” allo Stato, sterilizzarlo significa dover trovare coperture equivalenti. La vera sfida della Manovra non sarà solo proteggere i redditi dall’inflazione, ma decidere chi, o cosa, dovrà pagare il conto dell’invisibile.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: La “tassa invisibile”: perché e come il fiscal drag taglia stipendi e pensioni