“Potenziare” lo Statuto del Contribuente, necessità richiamata dal regime forfettario 2020

Elevare lo Statuto del Contribuente a rango costituzionale, una necessità per evitare le violazioni. Nella discussione sul regime forfettario 2020 e sull'introduzione dei nuovi limiti i relatori del convegno nazionale, organizzato a Roma da ANC il 23 gennaio, fanno quasi tutti fronte comune. Ma la legge numero 212 del 2000 è applicabile al caso in questione?

“Potenziare” lo Statuto del Contribuente, necessità richiamata dal regime forfettario 2020

Elevare lo Statuto del Contribuente a rango costituzionale potrebbe essere la chiave per superare incertezze e dubbi sulle novità normative. Il regime forfettario 2020 e l’anno di introduzione dei nuovi limiti accendono la discussione del convegno “L’impatto delle novità fiscali sul paese e sulla professione”, organizzato a Roma il 23 gennaio dall’Associazione Nazionale Commercialisti.

Ma su un punto sono quasi tutti d’accordo: maggioranza, opposizione, professionisti fanno fronte comune sulla necessità di dare maggior credito a quanto stabilito dalla Legge numero 212 del 27 luglio del 2000.

In quasi 20 anni di vita la questione è tornata più volte al centro della riflessione di tempi e modalità di applicazione delle novità fiscali. Già al termine del primo decennio era arrivata la proposta di un disegno di legge per rafforzare la valenza dei principi espressi nel testo, che già cita tra le sue prime parole gli articoli 3, 23, 53 e 97 della Costituzione.

Il regime forfettario 2020 spinge lo Statuto del Contribuente verso il rango costituzionale

A distanza di un altro decennio nulla è cambiato, ma la discussione è aperta. E ad ascoltare le parole dei relatori presenti al convegno nazionale ANC, organizzato a Roma il 23 gennaio 2020, sembra che ci sia terreno fertile.

L’input involontario arriva da Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con certezza sostiene che i nuovi limiti di accesso al regime forfettario 2020, che riguardano redditi di lavoro dipendente e compensi ai collaboratori, siano già in vigore dal 1° gennaio. Nessuna nube di dubbi.

Ma è un’assurdità per chi tira in ballo lo Statuto del Contribuente, che stabilisce la necessità di concedere almeno 60 giorni per il recepimento di nuovi adempimenti, ma che troppo raramente viene rispettata. La legge numero 212 del 2000, guardandola da questo punto di vista, appare debole nei confronti delle continue novità fiscali.

“Viene violato continuamente”, afferma Andrea De Bertoldi, Fratelli di Italia. La soluzione per tutelare i contribuenti e gli addetti ai lavori?

Carla Ruocco, Movimento 5 Stelle, si rivolge direttamente a De Bertoldi: “Possiamo portare avanti in maniera allargata il progetto di elevare lo statuto del Contribuente a rango costituzionale”.

“Così non si può più violare”, sottolinea il senatore. E anche il padrone di casa, il presidente ANC Marco Cuchel interviene: “il problema si pone perché manca la norma di rango costituzionale”.

Statuto del Contribuente applicabile alle novità del regime forfettario 2020?

La necessità di concedere il giusto tempo a contribuenti e addetti ai lavori per adeguarsi alle novità della normative non si discute: la Legge di Bilancio è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre 2019 e nel giro di pochi giorni è entrata in vigore.

Il testo dell’articolo 6 della legge numero 212 del 2000 stabilisce:

“L’amministrazione finanziaria assume iniziative volte a garantire che i modelli di dichiarazione, le relative istruzioni, i servizi telematici, la modulistica e i documenti di prassi amministrativa siano messi a disposizione del contribuente, con idonee modalità di comunicazione e di pubblicità, almeno sessanta giorni prima del termine assegnato al contribuente per l’adempimento al quale si riferiscono”.

Ma alla questione dell’introduzione dei nuovi limiti di accesso al regime è possibile davvero applicare lo Statuto de Contribuente?

Su questo la risposta non è univoca. Né tra i relatori, né tra gli addetti ai lavori.

Maria Cecilia Guerra, durante la tavola rotonda guidata dall’Associazione Nazionale Commercialisti, ha espresso la sua opinione di rottura rispetto alla maggior parte degli interventi sul tema:

“Il nuovo regime forfettario è entrato in vigore nel 2020 non ci sono dubbi, non si tratta di un adempimento e non rientra nello Statuto dei Contribuenti”.

E se è vero che i tempi per le modifiche, nel 2020 così come nel 2019, sono stati strettissimi, è anche vero che l’accesso alla tassazione agevolata non prevede particolari procedure, istruzioni, modelli da seguire. È possibile beneficiarne se si è in possesso dei requisiti nel momento in cui la norma entra in vigore.

Il criterio di novità richiamato dalla norma è da considerarsi sul nuovo adempimento, ovvero su qualsiasi elemento nuovo del sistema che il contribuente non conosce e che necessita di istruzioni e strumenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa accade nel caso in questione? Non ci sono nuovi adempimenti da rispettare, ma nuovi requisiti. Per i contribuenti il passaggio eventuale da regime forfettario a semplificato determina l’obbligo di utilizzare fattura elettronica e scontrino elettronico, che hanno fatto il loro ingresso nel sistema già da diverso tempo.

In questo excursus non si propende per una lettura rigida della norma, ma c’è la volontà di considerare tutti gli aspetti delle posizioni in campo.

Lo stesso presidente Marco Cuchel apre lo spazio a qualche dubbio sul fatto che la natura della novità fiscale inserita in Legge di Bilancio possa essere in linea con la legge numero 212 del 2000, per poi ribadire, in ogni caso, l’importanza dei tempi.

E la necessità di avere per cittadini e professionisti uno strumento di tutela più forte in un sistema che garantisce poche certezze.

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