Consapevolezza e responsabilità orientano il presente dell'intelligenza artificiale: sono queste le due parole chiave emerse dallo scenario delle professioni 2026, l'evento organizzato da TeamSystem, Euroconference e The European House – Ambrosetti
L’intelligenza artificiale fa parte e farà parte della vita di professionisti e professioniste, non è più una prospettiva futura: è questo il territorio di analisi e di confronto dello Scenario delle Professioni 2026.
Con l’appuntamento online di giovedì 14 maggio 2026, l’evento organizzato da TeamSystem, Euroconference e The European House – Ambrosetti è giunto alla sua quinta edizione e si concluderà con una seconda sessione in presenza il 24 settembre a Roma.
Anno dopo anno, lo sguardo sulle opportunità e sulle sfide dell’Intelligenza Artificiale si è fatto sempre più ravvicinato. E cambiano anche le domande a cui dare risposta.
Assodato il ruolo chiave che i sistemi intelligenti hanno assunto, è arrivato il tempo di indagare “Che cosa voglia dire un utilizzo consapevole”, annuncia in apertura Giuseppe Busacca, General Manager, BU Professional Solutions, di TeamSystem e Amministratore Delegato di Euroconference.
Lo scenario delle professioni 2026: consapevolezza e responsabilità nel presente dell’Intelligenza Artificiale
Necessariamente diventano protagonisti nella discussione anche le novità dell’AI Act europeo e il coordinamento con la normativa nazionale. E durante il pomeriggio di lavori che vede confrontarsi rappresentanti del mondo delle professioni e figure istituzionali alla prima parola chiave “consapevolezza” se ne aggiungono altre.
Sulla “responsabilità”, che deve accompagnare l’innovazione, accende i riflettori Federica Resta, Dirigente del Servizio affari legislativi e istituzionali e coordinatrice della Segreteria di Presidenza del Garante per la protezione dei dati personali, che può trovare il suo orientamento nella regolamentazione. Non una missione impossibile, riassume con una massima filosofica: “un’utopia è ciò che serve al futuro, bisogna credere nella possibilità di regolamentare”.
D’altronde, come sottolinea Resta, le radici di un uso responsabile dell’IA vanno rintracciate proprio nelle normative che hanno cominciato ad irradiarsi già all’inizio degli anni ’80 e che vedono la privacy come un “presidio democratico per un uso dell’IA attento alla persona”.
Concorda sull’importanza di considerare le normative pregresse, che devono evolversi per tenere il passo con i tempi, anche Alfonso Gallo Carrabba. E il Capo Divisione Studi speciali e scientifici dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale aggiunge anche altri due concetti chiave al dibattito su un uso consapevole dell’IA nel mondo professionale: “innovazione e sicurezza”, parole utili a descrivere la normativa UE, ma anche la legge italiana, la legge n. 132 del 2025.
Lo scenario delle professioni 2026: il percorso verso un uso sempre più consapevole dell’IA
E sono queste le parole da cui partire per arrivare ai fatti, a integrare in maniera sempre più matura l’IA nelle professioni. Operazione non solo necessaria per adeguarsi ai tempi, ma anche e soprattutto utile.
“Ogni grande trasformazione comporta dei rischi. Di contro, questa tecnologia, questa trasformazione, se ben incanalata e ben utilizzata, in realtà mette il professionista ancora più al centro”, sottolinea Busacca.
In che modo? La risposta arriva, tra gli altri, da Fabrizio Escheri, Delegato Innovazione e digitalizzazione degli studi professionali e delle imprese del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili: l’intelligenza artificiale permette di liberare tempo da dedicare allo studio, ma anche al rapporto umano con i propri clienti. Ed è così che per Escheri si crea un paradosso positivo: i sistemi di IA favoriscono “qualcosa che la macchina non può fare e che è centrale per i lavori intellettuali del futuro”.
Ma ogni obiettivo passa da un percorso. E in questo caso per Benedetta Pinna, Associate Partner di Pirola Pennuto Zei, “costruire il proprio modello di gestione, anche in base allo studio e al tipo di clienti dello studio” è il passo fondamentale da compiere.
Tutti e tutte concordano su un punto: in questi modelli al centro resta l’uomo con tutto il suo pacchetto di competenze, riconosciuto come fondamentale dal mondo delle professioni, come dimostrano le esperienze di formazione citate da Fabrizio Escheri e Giovanna Ollà, Consigliere Segretario del Consiglio Nazionale Forense.
Lasciare in primo piano il controllo umano vuol dire dare spazio a “governance e compliance, non lasciare la tecnologia libera di fare ciò che vuole”, sottolinea Edoardo Raffiotta, professore di Diritto e intelligenza artificiale dell’Università di Milano Bicocca.
Ed è possibile farlo solo se non si smette mai d’imparare e di conoscere le direzioni dell’innovazione, una regola sempre valida, anche e soprattutto nel presente dell’intelligenza artificiale.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Lo Scenario delle Professioni: sguardo sul presente dell’intelligenza artificiale