Riforma dello sport: verso una nuova soglia di esenzione dei compensi dal 2023

Cristina Cherubini - Associazioni

Il d.lgs n. 36/2021 ha condotto il panorama sportivo dilettantistico e professionale verso una riforma da lungo tempo attesa, ed il legislatore, con i correttivi approvati lo scorso 28 settembre, l'ha resa ancor più vicina. Tra le altre novità si va verso una nuova soglia di esenzione dei compensi dal 2023.

Riforma dello sport: verso una nuova soglia di esenzione dei compensi dal 2023

Il panorama associativo sta conoscendo un periodo di profonde riforme, quella del terzo settore si sta difatti affiancando ad un’altra molto più settoriale ed in progressiva attuazione.

Il settore dello sport dilettantistico e professionale, con il d.lgs n. 36/2021 ha iniziato a sentir parlare di Riforma, pur essendo stato escluso almeno in parte dalla rivoluzione normativa portata dal d.lgs 117/2017, è stato però investito dalle novità previste dal decreto emanato il 28 febbraio 2021.

Tre sono i punti fondamentali che la Riforma dello Sport andrà a modificare, uno dei quali è stato già implementato a partire dallo scorso 31 agosto.

Un nuovo registro, una nuova modalità di tassazione dei compensi e una più forte politica di contrasto alla violenza di genere, questi gli elementi essenziali che hanno condotto il legislatore alla Riforma.

Modifiche alla soglia di esenzione dei compensi sportivi dal 2023

Lo scorso 28 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema di decreto a correzione del decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo.

In particolare l’art. 23 dello schema di decreto approvato apporta le seguenti modifiche all’art. 35 del decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36:

  • l’aliquota contributiva pensionistica e la relativa aliquota contributiva per il computo delle prestazioni pensionistiche, sono calcolate sulla parte di compenso eccedente i primi 5.000,00 euro;
  • Fino al 31 dicembre 2027 la contribuzione al fondo pensionistico per i lavoratori sportivi è dovuta nei limiti del 50 per cento dell’imponibile contributivo. L’imponibile pensionistico è ridotto in misura equivalente.

L’art. 24 dello schema di decreto approvato apporta modifiche invece all’art. 36 del d.lgs 36/2021, per quanto attiene alla soglia massima di esenzione del reddito da compenso sportivo:

  • i compensi di lavoro sportivo nell’area del dilettantismo non costituiscono base imponibile ai fini fiscali fino all’importo complessivo annuo di euro 15.000,00. Qualora l’ammontare complessivo dei suddetti compensi superi il limite di euro
    15.000,00, esso concorre a formare il reddito del percipiente solo per la parte eccedente tale importo.”

La soglia di esenzione del reddito scenderà a 5.000 (prima pari ad euro 10.000), passati i quali il compenso sarà soggetto al versamento dei contributi INPS anche se non a tassazione IRPEF, mentre passati i 15.000 euro il reddito sarà tassato IRPEF oltre che soggetto a contribuzione previdenziale.

I principi fondanti la Riforma dello Sport

La Riforma dello Sport è stata avviata dal legislatore al fine di riformare un settore da tempo non soggetto a modifiche ed evoluzioni, e si fonda su specifici principi ed obiettivi da perseguire, i quali sono stati riepilogati nell’art. 3 del dlgs n. 36/2021 e che ai fini della presente analisi è bene evidenziare:

  • riconoscere il valore culturale, educativo e sociale dell’attività sportiva, quale strumento di miglioramento della qualità della vita e di tutela della salute, nonché quale mezzo di coesione territoriale;
  • promuovere l’attività motoria, l’esercizio fisico strutturato e l’attività fisica adattata quali strumenti idonei a facilitare l’acquisizione di stili di vita corretti e funzionali all’inclusione sociale, alla promozione della salute, nonché al miglioramento della qualità della vita e del benessere psico-fisico sia nelle persone sane sia nelle persone affette da patologie;
  • consentire ad ogni individuo di praticare sport in un ambiente sicuro e sano;
  • promuovere le pari opportunità delle donne nelle prestazioni di lavoro sportivo, tanto nel settore professionistico, quanto in quello dilettantistico;
  • riconoscere e garantire il diritto alla pratica sportiva dei minori, anche attraverso il potenziamento delle strutture e delle attività scolastiche;
  • incentivare la pratica sportiva dei cittadini con disabilità, garantendone l’accesso alle infrastrutture sportive, quale misura volta ad assicurarne il pieno inserimento nella società civile;
  • proteggere la salute e la sicurezza di coloro che partecipano ad attività sportive, in particolare modo i minori;
  • introdurre una disciplina organica del rapporto di lavoro sportivo, a tutela della dignità dei lavoratori e rispettosa della specificità dello sport;
  • fine di garantire loro una crescita non solo sportiva, ma anche culturale ed educativa, nonché una preparazione professionale che favorisca l’accesso all’attività lavorativa anche alla fine della carriera sportiva;
  • sostenere e tutelare il volontariato sportivo;
  • valorizzare la figura del laureato in scienze motorie e dei soggetti forniti di titoli equipollenti.

In base ai principi sopra esposti il legislatore per raggiungere gli obiettivi della riforma si concentrerà sulle norme che regolano i lavoratori e i volontari sportivi oltre a rendere più efficiente ed efficace l’universo istituzionale che ruota attorno ad essi.

Le novità della Riforma dello Sport

I punti chiave che comporranno la Riforma dello Sport sopra evidenziati sono in progressiva implementazione.

A partire dallo scorso 31 agosto infatti è entrato in vigore il nuovo Registro Nazionale delle ASD e SSD, il quale ha sostituito quello istituito presso il CONI anch’esso digitale.

La trasmigrazione tra i due registri è avvenuta pressoché in modo automatico ed a carico degli Organismi sportivi a cui le varie ASD e SSD erano affiliate.

L’articolo 10 al comma 2 del d.lgs n. 36/2021 riporta che “la certificazione della effettiva natura dilettantistica dell’attività svolta da società e associazioni sportive, ai fini delle norme che l’ordinamento ricollega a tale qualifica, avviene mediante l’iscrizione del Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, tenuto dal Dipartimento per lo sport, il quale trasmette annualmente al Ministero dell’economia e delle finanze - Agenzia delle entrate l’elenco delle società e delle associazioni sportive ivi iscritte”.

Così come analizzato in precedenti approfondimenti il nuovo registro costituisce il veicolo per poter garantire la natura dilettantistica delle associazioni sportive e delle società.

Oltre ad una più omogenea ed informatizzata gestione digitale dei registri delle associazioni e società sportive, con il decreto legislativo n. 36/2021 il legislatore ha voluto promuovere ed enfatizzare la componente femminile del panorama sportivo, ove al capo II artt. 39-40 disciplina un fondo per favorire il passaggio al professionismo e l’estensione delle tutele sul lavoro negli sport femminili, e promuovere la parità di genere.

Un’altra svolta positiva è stata quella rivolta all’incentivazione dei laureati in scienze motorie e similari per i quali sono state previste specifiche qualifiche e ruoli da ricoprire all’interno degli enti sportivi.

La riforma più importante in effetti sarà quella che interesserà i lavoratori sportivi siano essi appartenenti ad enti aventi natura dilettantistica che professionale.

La configurazione dei lavoratori e il trattamento previdenziale e fiscale dei loro compensi subirà profonde mutazioni. Nuove soglie di esenzione, più tutele per gli atleti e per i laureati, molte occasione di crescita per un settore di grande importanza per il panorama nazionale.

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