Riforma pensioni 2022, APE sociale rivisitato e quota 63: la ricetta dell’INPS

Eleonora Capizzi - Pensioni

Riforma delle pensioni 2022, APE sociale esteso e prorogato e quota 63, due possibili novità a costo ridotto per lo Stato. Ad evidenziare gli effetti delle novità al vaglio del Parlamento è il Presidente INPS Pasquale Tridico, nell'audizione del 12 ottobre 2021 presso la Commissione Lavoro della Camera.

Riforma pensioni 2022, APE sociale rivisitato e quota 63: la ricetta dell'INPS

Riforma delle pensioni 2022, proroga ed estensione dell’APE sociale e quota 63, due novità sostenibili sul profilo dei conti pubblici.

La questione dei costi e di un’eventuale modifica dell’APE Sociale è stata affrontata dal Presidente dell’INPS Pasquale Tridico in occasione dell’audizione del 12 ottobre 2021 presso Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

In Parlamento si sta infatti lavorando ad una proroga al 2026 della misura, attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2021, con novità anche sui soggetti beneficiari.

Per quanto riguarda la spesa pubblica, il restyling dell’APE Sociale comporterebbe un costo di 1 miliardo di euro da qui a tre anni. Un impatto comunque sostenibile secondo il Presidente Tridico che lo ritiene uno degli interventi più papabili tra le novità sul piatto per la riforma delle pensioni 2022.

Il potenziamento dell’indennità a carico dello Stato, erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione, sarebbe infatti una buona risposta per il post Quota 100, in scadenza a fine anno.

Positive inoltre le valutazioni sulla quota contributiva della pensione a 63 anni, l’“altra gamba dell’APE” secondo il Presidente INPS.

Riforma pensioni 2022: sul piatto un APE sociale rivisitato con proroga al 2026, ma quanto costerebbe?

L’idea di un APE Sociale in una versione più estesa anche dopo il 2021 raccoglie consensi dagli addetti ai lavori, nonostante la spesa prevista per rendere operative le modifiche ammonti a circa 1 miliardo di euro.

Lo ha riferito il Presidente Tridico durante l’audizione del 12 ottobre, soffermandosi sull’impatto economico che potrebbe avere una rielaborazione di questa misura.

Tra le opzioni da introdurre dal 2022 per permettere nuove forme di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro c’è proprio l’APE Sociale potenziato.

È stata la Commissione Tecnica sui lavori gravosi istituita dal Ministero del Lavoro che, sulla base del progetto di modifica sul tavolo del Parlamento, nel mese di settembre ha individuato quattro ambiti di intervento.

Si tratta, in buona sostanza, di:

  • prorogare l’APE Social fino al 2026;
  • estendere la prestazione ad altri lavoratori - circa una trentina in più rispetto all’elenco attuale - inserendo tra le attività gravose per cui è già riconosciuta altre attività considerate affini. L’estensione avverrebbe in base ai dati INAIL sulla frequenza e la gravità degli infortuni sul lavoro.
  • per i disoccupati, eliminare il requisito dei tre mesi di disoccupazione per l’accesso all’APE Sociale;
  • per il settore edile ridurre il requisito di anzianità contributiva dai 36 ai 30 anni.

Questi interventi, secondo le simulazioni di spesa elaborate dall’Istituto e presentate nel corso dell’audizione, avrebbero un impatto in termini di costi di circa 1 miliardo di euro da oggi al 2023 (1 miliardo e 41mila euro per l’esattezza).

Una spesa che entro il 2031 verrebbe del tutto recuperata, così come descritto nella tabella di seguito riportata e illustrata nel coso dell’intervento in Commissione Lavoro.

Impatto modifiche Ape sociale

Riforma pensioni 2022, la proposta di anticipare a 63-64 anni la quota contributiva

Tra i progetti di riforma delle pensioni ora sul tavolo ce n’è un’altra per la quale il Presidente dell’INPS si è mostrato favorevole: una pensione anticipata a 63-64 anni con la sola quota contributiva e il riconoscimento della parte retributiva una volta maturato il requisito anagrafico dei 67 anni.

L’altra gamba dell’APE Sociale”, per usare le parole di Tridico, permetterebbe ai lavoratori appartenenti al sistema misto - quelli privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 - di accedere a una parte del trattamento fino alla pensione di vecchiaia per poi ricevere la prestazione completa raggiunta l’età pensionabile.

I requisiti richiesti per la misura così concepita sarebbero i seguenti:

  • aver compiuto 63/64 anni di età (requisito da adeguare alla speranza di vita in base alla rinnovata operatività della Legge Fornero a partire dal 2023);
  • aver maturato almeno 20 anni di contribuzione;
  • aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale.

L’indennità, come l’APE Sociale, spetterebbe fino al raggiungimento del diritto alla pensione.

Dal punto di vista finanziario una misura del genere, per come è stata concepito e in base alle simulazioni elaborate dall’INPS, sembrerebbe incidere in minima parte sulla spesa pubblica.

È lo stesso Presidente Tridico che nel mostrare i costi previsti fino al 2031 si mostra favorevole ad un intervento di questo tipo, anche per l’impatto che avrebbe sulle casse statali che resterebbe molto contenuto.

Per avere un’idea, di seguito si riporta la tabella con i costi previsti nelle simulazioni INPS presentate nel corso dell’audizione in Commissione Lavoro.

Come si può vedere, dopo una spesa iniziale a fronte delle anticipazioni della quota contributiva della pensione, le simulazioni dell’INPS prevedono, dal 2028 in poi, un risparmio sempre maggiore.

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