Regime forfettario, dal 2027 scende il limite di reddito per dipendenti e pensionati

La discussione sul regime forfettario si concentra sull'estensione fino a 100.000 euro dal 2027, ma salvo contromisure dal prossimo anno si restringe la platea di dipendenti e pensionati che potranno applicare la flat tax

Regime forfettario, dal 2027 scende il limite di reddito per dipendenti e pensionati

Il regime forfettario si prepara alla “stretta”: dal 1° gennaio 2027, salvo novità, si riduce il limite di reddito per dipendenti e pensionati titolari di partita IVA.

Mentre il dibattito sulla flat tax si concentra sull’idea di portare a 100.000 euro la soglia di ricavi e compensi, il tema del rialzo a tempo del limite che consente ai titolari di redditi da lavoro dipendente e pensione di applicare la tassazione agevolata sembra sfuggito dai radar.

Si tratta però della questione più urgente: salvo proroghe nella prossima Legge di Bilancio 2027, la soglia passerà dagli attuali 35.000 euro al limite ordinario di 30.000 euro.

Regime forfettario e altri redditi, scende a 30.000 euro la soglia dal 2027

Tra le condizioni da verifica per l’accesso e la permanenza nel regime forfettario c’è anche quella contenuta nell’articolo 1, comma 57, lettera d-ter della Legge n. 190/2014.

Si tratta del limite previsto per i contribuenti che, nell’anno precedente all’adesione al regime della flat tax, hanno percepito redditi da lavoro dipendente o da pensione.

La soglia ordinaria è pari a 30.000 euro ma nell’ultimo biennio è stata innalzata a 35.000 euro.

Stando ai dati contenuti nei dossier ufficiali della Legge di Bilancio 2026, che ha prorogato per un ulteriore anno la disposizione introdotta dall’articolo 1, comma 12, della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), il “conto” per lo Stato è pari a 79,4 milioni per l’anno in corso e a 140,9 milioni per il 2027.

Questo il valore dello sconto fiscale concesso nel complesso ai dipendenti e pensionati che hanno potuto sfruttare l’innalzamento della soglia reddituale che permette di aprire e gestire una partita IVA applicando il regime forfettario, che grazie all’applicazione della flat tax del 15 per cento (5 per cento per i primi anni di attività) si presenta evidentemente molto più favorevole delle regole ordinarie IRPEF.

La deroga però verrà meno il 31 dicembre 2026.

L’aumento della soglia dei redditi da lavoro o pensione non è strutturale e, salvo contromosse, dal 1° gennaio 2027 si tornerà al valore più basso di 30.000 euro.

Dipendenti e pensionati con partita IVA, salvo novità si passa all’IRPEF dal 2027

Senza un nuovo intervento normativo, l’effetto del ritorno alla routine fiscale sarà doppio.

I contribuenti che cumulano una pensione o uno stipendio con una partita IVA forfettaria dovranno monitorare con attenzione la propria posizione nel corso del 2026.

Chi si colloca sopra la soglia di 30.000 euro perderà il diritto ad applicare la flat tax e, salvo proroghe, dal 1° gennaio 2027 sarà necessario passare al regime semplificato, applicando l’IRPEF per scaglioni e la gestione ordinaria di IVA e ritenute d’acconto.

Il superamento del limite non ha effetti solo in un caso specifico, ossia se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno precedente e non ne è stato intrapreso uno nuovo nello stesso periodo.

L’impatto economico è messo nero su bianco nei conti della Legge di Bilancio 2026 e in particolare dal dato relativo al gettito extra atteso nel 2028. L’effetto di “rientro” nel sistema IRPEF porterà allo Stato un incasso di 82,1 milioni di euro, compensando in parte la perdita degli anni precedenti.

All’effetto fuoriuscita si affianca il blocco alle nuove adesioni in presenza di redditi di importo superiore a 30.000 euro.

Vale la pena evidenziare nuovamente che la questione resta aperta.

Non si esclude che nella discussione che porterà alla messa a punto della Legge di Bilancio 2027 trovi spazio una nuova conferma del limite a 35.000 euro.

L’ostacolo principale è sui costi, più che sulle intenzioni di estendere le maglie del regime forfettario.

Stando ai dati a disposizione la proroga costerebbe oltre 220 milioni di euro, da considerare nel disegno complessivo di una Manovra che è già stata definita “complessa” e “prudente”.