Reddito di cittadinanza: no agli sgravi contributivi anche per colf e badanti

Rosy D’Elia - Lavoro

Reddito di cittadinanza: no agli sgravi contributivi anche per colf e badanti. Bocciato l'emendamento del M5S e inascoltate le richieste di Assindatacolf, l'articolo 8 del DL numero 4 del 2019 esclude i datori di lavoro come beneficiari delle agevolazioni.

Reddito di cittadinanza: no agli sgravi contributivi anche per colf e badanti

Reddito di cittadinanza: sgravi contributivi anche per colf e badanti? Arriva il no della Commissione Bilancio del Senato. Viene bocciato l’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle e restano inascoltate le richieste delle associazioni di categoria. La mancanza di copertura economica sarebbe la causa della bocciatura.

Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, nell’audizione in Commissione Lavoro al Senato del 4 febbraio, aveva chiesto chiarezza sulla questione e aveva sottolineato la necessità di esplicitare la possibilità di accedere agli sgravi contributivi anche per le famiglie che si affidano a colf, badanti e babysitter.

Reddito di cittadinanza: sgravi contributivi anche per colf e badanti? Il no del Senato

L’articolo 8 del Decreto Legge numero 4 del 2019, disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni, menziona le imprese e i datori di lavoro tra i destinatari delle agevolazioni previste per chi assume. E il chiarimento è arrivato: tra i datori di lavoro non si possono includere quelli del settore domestico.

“Inaccettabile aver escluso le famiglie datrici di lavoro domestico dagli incentivi previsti per chi assume percettori di reddito di cittadinanza. Quello della copertura economica è un falso problema, riteniamo infatti che dietro la bocciatura dell’emendamento del M5S ci sia una precisa volontà, l’ennesima disattenzione della politica dei confronti delle famiglie e di un comparto che, al contrario, avrebbe potuto rappresentare un bacino privilegiato di posti di lavoro nei quali ricollocare percettori di RdC”.

Ha affermato Andrea Zini, vicepresidente Assindatacolf, con una nota pubblicata il 19 febbraio 2019.

Secondo l’associazione, riconoscere la possibilità di sgravi contributivi anche per i datori di lavoro domestico poteva essere un’occasione per introdurre un palliativo contro il lavoro nero che caratterizza il settore: dalle ultime stime elaborate da Assindatacolf, in Italia 6 domestici su 10 sono in nero.

Parliamo di 1,2 milioni di lavoratori senza contratto contro gli 864.526 regolari, censiti dall’INPS.

Incentivando all’assunzione si eviterebbe anche un cortocircuito molto probabile, ovvero che parte dei lavoratori attualmente irregolari diventino impropriamente assegnatari del reddito di cittadinanza.

Sottolineava il vicepresidente, dopo l’audizione in Senato sul tema dello scorso 4 febbraio.

Reddito di cittadinanza e sgravi contributivi: per colf e badanti non sono previsti

L’articolo 8, incentivi per l’impresa e per il lavoratore , del Decreto Legge numero 4 del 2019 prevede delle agevolazioni per chi assume a tempo pieno e indeterminato i beneficiari del reddito di cittadinanza.

Dal 6 marzo il sistema sarà operativo e i cittadini che ne hanno diritto dovrebbero cominciare a percepire l’assegno da aprile. Non tanto il sostegno fine a sè stesso, quanto l’inserimento nel mondo del lavoro dovrebbe essere l’obiettivo verso cui si muoverà la macchina organizzativa.

Per i datori di lavoro che assumono, infatti, ci sono due possibilità:

  • Per le assunzioni di un beneficiario di reddito di cittadinanza a tempo pieno e indeterminato è riconosciuto, sotto forma di sgravio contributivo, un importo pari alla differenza tra 18 mensilità di reddito di cittadinanza e quello già goduto dal beneficiario stesso.
  • Per le assunzioni di un beneficiario di reddito di cittadinanza a tempo pieno e indeterminato, attraverso l’attività svolta da enti di formazione accreditati, è riconosciuto, sotto forma di sgravio contributivo, un importo pari alla metà della differenza tra l’importo corrispondente a 18 mensilità di reddito di cittadinanza e quello già goduto dal beneficiario stesso. La restante metà dell’ammontare è riconosciuta all’ente accreditato, che ha garantito al lavoratore assunto un percorso formativo o di riqualificazione professionale.

L’impostazione delineata, fin dal principio, ha generato qualche perplessità sulla possibilità di applicare le agevolazioni anche ai datori di lavoro domestico. La denominazione stessa dell’articolo 8 fa riferimento al concetto di impresa, mentre nel corpo del testo si parla di datore di lavoro.

Non si escludeva, dunque, ma neanche si affermava con certezza la possibilità che anche i datori di lavoro domestico potessero accedere agli sgravi contributivi previsti.

Nel documento che l’associazione ha consegnato alla Commissione Lavoro del Senato il 4 febbraio si leggeva:

“Riteniamo che il sistema del RdC previsto dalla norma si applichi al settore domestico, sia come datori di lavoro destinatari dei benefici, sia come lavori individuabili per i percettori di RdC. Questa nostra certezza sarebbe opportuno fosse esplicitata nel testo con le precisazioni suggerite che, confidiamo, vengano accolte dai componenti di questa spettabile Commissione”.

Ma la Commissione Bilancio del Senato ha esplicitato che i datori di lavoro del settore domestico non possono rientrare tra quelli che accedono agli sgravi contributivi previsti.

Reddito di cittadinanza: sgravi contributivi anche per colf e badanti? I punti critici

Una notizia che ha creato scontento, ma in un certo senso era prevedibile se si considerano le criticità che emergevano dal sistema degli sgravi contributivi così come delineato nel decreto.

Nello stesso documento che Assindatacolf ha consegnato al Senato il 4 febbraio, infatti, venivano evidenziate tutte le criticità che avrebbero potuto impedire ai datori di lavoro domestico di accedere alle agevolazioni per le assunzioni di colf, badanti e baby sitter.

Nel comma 5 dell’articolo 8, infatti, il diritto alla fruizione degli incentivi è subordinata al possesso del DURC, Documento Unico di Regolarità Contributiva. Si tratta, dunque, di una procedura non applicabile al settore del lavoro domestico. Nel documento si legge:

“Una condizione questa che riteniamo non sia applicabile ai datori di lavoro domestico, poiché il Durc è uno strumento destinato solo alle imprese. In ogni caso, ad oggi l’unico dispositivo che attesti la regolarità contributiva dei datori di lavoro domestico nei confronti dei propri dipendenti è la ricevuta del Mav relativo ai contributi trimestrali.

Se persistesse la necessità certificativa anche per il lavoro domestico diventerebbe necessario chiedere all’Inps di rilasciare una dichiarazione ad hoc, equivalente al Durc ma pensata per le famiglie datrici di lavoro domestico.”

Il metodo di fruizione dell’agevolazione contributiva rappresentava un altro ostacolo.

“Le imprese accederanno all’agevolazione tramite modello F24. Le famiglie, che attualmente utilizzano il sistema Mav (e dovranno passare al sistema PagoPA dal 2020), non avrebbero possibilità di comunicare tutti i dati. È, dunque, necessario specificare come potrà essere fruito il credito d’imposta”.

Il documento prosegue poi con una carrellata di punti di forza che sarebbero derivati dal riconoscimento delle agevolazioni contributive anche ai datori di lavoro domestico. E conclude delineando un potenziale vantaggio anche per le casse dello Stato.

Nel caso di domestici assunti a tempo pieno, ovvero per 40 ore a settimana, il pagamento mensile dei contributi a carico del datore sarebbe potuto arrivare a 180 euro al mese, mentre nel caso di un domestico convivente, 54 h settimanali, a un massimo di 250 euro.

“L’art. 8, comma 1, stabilisce che l’esonero contributivo non possa superare i 780 euro mensili e che comunque, venga erogato sempre nel limite dei contributi previdenziali ed assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore assunto per le mensilità incentivate. Considerando che il datore di lavoro domestico versa contributi a favore dei propri dipendenti che, in termini generali, hanno importi molto ridotti rispetto ad altre categorie, si potrebbero generare risparmi che si aggirerebbero sui 500 euro mensili per lavoratore”.

L’accesso agli sgravi contributivi anche per i datori di lavoro domestico veniva delineato come un’opportunità per tutti gli attori in gioco, ma stando alle ultime decisioni, si tratta di un’opportunità che il sistema non ha potuto, o voluto, cogliere.

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Reddito di cittadinanza e sgravi contributivi anche per datori di lavoro domestico: il testo dell’audizione di Assindatacolf
Assindata Colf: Audizione del 4 febbraio 2019 - Senato della Repubblica - 11° Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale).

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