Accompagnamento alla pensione: si valuta l’estensione dell’isopensione oltre il 2026

Francesco Rodorigo - Pensioni

Isopensione a 7 anni anche dopo il 2026 e correttivi per l'accesso alla pensione di vecchiaia da parte dei lavoratori nel sistema retributivo e misto. Il Ministero del Lavoro sta ragionando su possibili interventi

Accompagnamento alla pensione: si valuta l'estensione dell'isopensione oltre il 2026

Con la legge di conversione del decreto lavoro potrebbero arrivare novità anche per le pensioni.

La Ministra Calderone, nel suo intervento alla Camera il 13 maggio, ha annunciato che sono in corso valutazioni tecniche per la proroga dell’isopensione dopo il 2026.

Il Governo, poi, sarebbe al lavoro anche sui correttivi per consentire l’accesso alla pensione ai lavoratori e alle lavoratrici del sistema retributivo e misto.

Accompagnamento alla pensione: si valuta l’estensione dell’isopensione oltre il 2026

Non solo salario giusto. Nel question time alla Camera del 13 maggio, la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha annunciato due importanti novità che potrebbero diventare realtà già con la conversione in legge del decreto lavoro.

In primo luogo l’isopensione. Si tratta, ricordiamo, dello strumento che consente a lavoratori e lavoratrici prossimi all’uscita dal lavoro di accedere ad un trattamento di accompagnamento alla pensione. In sostanza, per favorire i processi di riorganizzazione, nelle aziende con almeno 15 dipendenti è possibile anticipare la pensione di 7 anni previo specifico accordo sindacale e con la disponibilità del datore di lavoro. È infatti quest’ultimo a coprire l’assegno e la contribuzione fino alla maturazione dei requisiti per la pensione.

Per l’accesso al trattamento, i requisiti per la pensione devono essere maturati entro 4 anni, 7 se si rientra nel regime transitorio.

Tale regime, con la possibilità di anticipo fino a 7 anni, è in scadenza il 30 novembre 2026. Oltre tale data, il periodo tornerà ad essere di 4 anni.

Un tema che, visto l’incremento dell’età pensionabile dal 2027 ha portato alla luce la questione dei possibili esodati, sulla quale sono arrivate rassicurazioni da parte del Ministero.

Con la scadenza del regime transitorio ormai prossima si discute su una possibile conferma della misura e proroga del regime speciale.

Sul tema, come anticipato, è intervenuta la Ministra Calderone che nel ribadire l’utilità dell’isopensione nei processi di organizzazione delle transizioni industriali ha sottolineato l’impegno del ministero nel “sostenerne l’efficacia e la piena funzionalità anche attraverso interventi di aggiornamento normativo e amministrativo”.

“Sono in corso valutazioni tecniche anche per estendere il periodo di ampliamento della durata a 7 anni, al momento garantita fino al 2026, oltre l’anno in corso.”

Il regime transitorio, dunque, potrebbe essere presto esteso oltre il 2026. Sul controllo dei requisiti, ha aggiunto poi la Ministra, l’accesso alla prestazione di accompagnamento presuppone la verifica dell’INPS dei requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata per evitare situazioni di incertezza per lavoratori e imprese. “Il ministero ha avviato con INPS un percorso tecnico finalizzato a costruire criteri omogenei e predittivi di certificazione basati sulle più aggiornate proiezioni macro-economiche attuariali”.

Pensioni: il Governo valuta correttivi per l’accesso alla pensione dei lavoratori nel contributivo e nel misto

Nello stesso intervento alla Camera, la Ministra Calderone ha annunciato un possibile intervento anche sull’attuale impianto normativo che prevede differenti requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia tra chi si trova interamente nel sistema contributivo e chi, invece, è nel sistema retributivo e misto.

In sintesi, l’ipotesi in campo è quella di permettere ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno contributi versati prima del 1996 di accedere alla pensione con 71 anni d’età e 5 di contributi. Una possibilità che oggi è garantita solo a chi si trova interamente nel contributivo, cioè ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996.

Il ministero”, ha precisato la Ministra Calderone, “sta valutando con l’INPS le modalità per definire un primo intervento normativo che consenta a una platea di lavoratori meritevoli di tutela, con contributi anteriori al 1° gennaio 1996, previa rinuncia alle quote di metodo retributivo, di optare per l’accesso alla forma di pensionamento a 71 anni, così come consentito ai lavoratori con contribuzione successiva al 1995”.

L’intervento permetterebbe, quindi, anche a chi si trova anche con un solo mese di contribuzione prima del 1996 di accedere alla pensione di vecchiaia con 71 anni d’età e 5 di contributi versati. In questi casi si dovrebbe però rinunciare alle quote calcolate con metodo contributivo.