Pensione di vecchiaia sempre più lontana, 67 anni e 6 mesi nel 2029

Francesco Rodorigo - Pensioni

Non si ferma la corsa dell'età pensionabile. Dopo gli aumenti già ufficiali per il 2027 e il 2028, l'età per la pensione continua a crescere. Nel 2029 serviranno 67 anni e 6 mesi. Poi 67 anni e 8 mesi nel 2031

Pensione di vecchiaia sempre più lontana, 67 anni e 6 mesi nel 2029

Il prossimo anno aumenteranno i requisiti per andare in pensione.

Dal 1° gennaio 2027, a meno di novità in Legge di Bilancio, l’età pensionabile salirà di un mese. Poi di altri 2 mesi dal 2028.

Ma la corsa al rialzo dell’età pensionistica non sembra destinata ad arrestarsi. Secondo le previsioni i requisiti aumenteranno ancora dal 2029, quando l’età minima per la vecchiaia sarà 67 e 6 mesi, e saliranno progressivamente fino a toccare i 68 anni nel 2037 e i 69 anni nel 2049.

A dipingere il quadro della situazione sono i dati della Ragioneria Generale dello Stato, pubblicati il 22 settembre nel rapporto n. 27 con le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario.

Pensioni: l’età per la vecchiaia continuerà a salire, 67 anni e 6 mesi nel 2029

Dal prossimo anno, come noto, aumenteranno gradualmente i requisiti per la pensione di lavoratori e lavoratrici.

Nel 2027 scatterà, infatti, il primo aumento dei requisiti per andare pensione in adeguamento alla speranza di vita. L’aumento totale previsto è di 3 mesi. È stato certificato prima dall’Istat, poi ufficializzato dal Ministero dell’Economia e recepito anche dall’INPS.

Da gennaio quindi i requisiti per la pensione sono destinati ad aumentare di 3 mesi ma, per effetto di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, l’incremento non sarà subito pieno. Salirà di un mese dal 2027 e poi di altri due dal 2028, per un totale appunto di 3 mesi.

Il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia passerà quindi dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese e poi a 67 anni e 3 mesi.

I dati del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato del Ministero dell’Economia diffusi ieri, dove sono pubblicate le tabelle con i nuovi adeguamenti dei requisiti alle aspettative di vita per i prossimi anni, mostrano uno scenario sul medio lungo periodo ancora più cupo delle previsioni di inizio anno.

Nel 2029 i requisiti sono destinati a salire ancora: si prevede un incremento di altri 3 mesi, ai quali, nel 2031, si aggiungono ulteriori 2 mesi.

Questo significa che nel 2029 si prevede che lavoratori e lavoratrici potranno lasciare il lavoro e accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni e 6 mesi, mentre nel 2031 dovranno aspettare di aver compiuto 67 anni e 8 mesi.

Se le tendenze restano quelle attuali, i requisiti per la pensione continueranno ad aumentare gradualmente. I 68 anni d’età per la vecchiaia si toccheranno nel 2037, i 69 anni invece nel 2049.

Stesso discorso anche per la pensione anticipata ordinaria. L’aumento per il 2027 e il 2028 è già certificato. Per gli uomini il requisito minimo di contribuzione versata salirà a 42 anni e 11 mesi e poi a 43 anni e 1 mese. Tale valore passerà a 43 anni e 4 mesi nel 2029 e poi a 43 anni e 6 mesi nel 2031. In ogni caso un anno in meno per le donne.

Aumento età per la pensione: servono interventi a lungo termine

Va precisato che al momento si tratta solamente di stime, sono previsioni tecniche, effettuate dalla RGS in base ai dati Istat sulla speranza di vita nel Paese.

Starà poi alla politica il compito di decidere se restare a guardare o intervenire per limitare, almeno in parte, gli aumenti, come accaduto con la Legge di Bilancio 2026 che ha spalmato l’incremento di 3 mesi previsto dal 2027 su più anni e lo ha bloccato solo per chi svolge attività usuranti o gravose.

Interventi mirati, però, non possono bastare sul lungo periodo, specie con uno scenario che prevede una corsa al rialzo inesorabile. Il conto sarebbe troppo salato e insostenibile per le finanze pubbliche.

Serviranno interventi di riforma profondi e che guardino al lungo periodo. Quest’anno più che mai con la Legge di Bilancio si dovrà guardare alla previdenza, con il capitolo pensioni che si preannuncia tra i più discussi, dagli spesso annunciati, ma mai realizzati, correttivi alla legge Fornero alle nuove proposte di riforma.

L’ultima proposta per favorire l’uscita dal lavoro è quella avanzata dal Sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, che prevede una nuova flessibilità in uscita per andare in pensione a 64 anni, un nuovo scivolo sulla falsariga di quanto accadeva fino allo scorso anno con la vecchia Quota 103.

La misura riguarderebbe chi ha iniziato a contribuire da prima del 1996 e ha maturato i 64 anni d’età e almeno 25 anni di versamenti. Secondo il Sottosegretario, con questo meccanismo potrebbero esserci circa 80.000 pensioni in più. L’assegno però sarebbe calcolato interamente con metodo contributivo e il rischio di ritrovarsi con una riduzione di circa il 10 per cento. Una sperimentazione triennale costerebbe 1,5 miliardi di euro l’anno.

Insomma, anche quest’anno la discussione sui contenuti del capitolo previdenza della Manovra si preannuncia caldissima: l’età per la pensione continua la sua corsa al rialzo, i costi di intervento sono sempre più salati e le risorse disponibili sempre più limitate.