Verso la Manovra 2027, l’IRPEF cambierà ancora: tocca al secondo scaglione

Rosy D’Elia - Imposte

Verso la Manovra 2027, il pacchetto di novità anche quest'anno parte dall'IRPEF: per il nuovo taglio si guarda al secondo scaglione di reddito, che dovrebbe essere portato a 60.000 euro

Verso la Manovra 2027, l'IRPEF cambierà ancora: tocca al secondo scaglione

Come un deja vu, alla vigilia di lavori sulla Manovra l’IRPEF torna protagonista. Per il terzo anno consecutivo. C’è da finire la revisione avviata con la riforma fiscale, d’altronde. E il Governo si prepara a mettere a punto un nuovo taglio per il ceto medio così da concludere il lavoro dello scorso anno.

Dopo l’intervento sulle aliquote, l’obiettivo è quello di rivedere il secondo scaglione portandolo a 60.000 euro. A confermarlo ancora una volta è il viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo nell’intervista pubblicata sull’edizione di oggi, 29 settembre, del Corriere della Sera.

Verso una estensione del secondo scaglione dell’IRPEF a 60.000 euro

L’optimum per il padre della riforma fiscale sarebbe quello di spostare l’asticella senza inserire nuovi meccanismi di compensazione per chi supera certi redditi.

Per passare dalla teoria alla pratica, però, “bisognerà verificare le coperture, circa 2,7 miliardi. E poi c’è sempre un livello di decisione politica che spetta ai leader”.

Attualmente il calcolo dell’IRPEF è articolato su tre scaglioni con il secondo che arriva fino a 50.000 euro. L’estensione fino a 60.000 euro comporterebbe, quindi, una riduzione dell’aliquota dal 43 al 33 per cento su 10.000 euro in più per chi raggiunge o supera questo limite.

I risparmi per i contribuenti interessati potrebbero arrivare fino a 1.000 euro. Dal momento che l’IRPEF è un’imposta progressiva, la novità porterebbe benefici non solo al ceto medio, ma anche alle persone più ricche. Ed è per questo che i tagli adottati negli ultimi anni sono stati sempre accompagnati da meccanismi di compensazione.

Verso un nuovo taglio IRPEF nella Manovra 2027: chi ci guadagna?

Sono state ridotte alcune detrazioni che i contribuenti possono ottenere in relazione a determinate spese per neutralizzare i guadagni che derivano da aliquote più leggere. Il risultato, però, è una stratificazione di regole ed eccezioni, che hanno complicato il sistema e che non sempre funzionano correttamente.

La stessa riduzione dei benefici di 440 euro per chi supera la soglia dei 200.000 euro, che è stata associata all’alleggerimento della seconda aliquota, è molto più teorica che reale. Le ragioni sono due:

  • il calcolo dell’IRPEF in relazione ai redditi è una certezza, mentre non tutti e tutte hanno diritto alle detrazioni che sono state ridotte;
  • inoltre questo nuovo intervento agisce su agevolazioni già “ridimensionate“ o annullate da altre regole.

Secondo i calcoli dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, questo malfunzionamento del sistema ha un costo di 68,2 milioni di euro in termini di mancato risparmio per le casse dello Stato.

Probabilmente è anche per fare tesoro dell’esperienza che Maurizio Leo vorrebbe un intervento netto sull’IRPEF quest’anno, senza alcun meccanismo di compensazione e con benefici riservati a chiunque guadagni più di 50.000 euro.

Ma lo scorso anno il lavoro sull’imposta si è fermato all’intervento sulle aliquote per una questione di risorse, che resta attuale anche in vista della Manovra 2027.

Nella Legge di Bilancio in preparazione solo il capitolo fiscale parte da una stima della spesa minima che supera i 7 miliardi: ci sono da confermare le detassazioni su alcune voci degli stipendi per un costo di circa un miliardo, ci sono da mantenere le promesse sul bollo auto e sulle tredicesime, ma anche da mettere in cantiere una flat tax per i giovani, come ha confermato lo stesso Maurizio Leo.

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