Indagini bancarie a professionisti: la presunzione sui prelevamenti è esclusa anche ai fini IVA

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Indagini bancarie a professionisti: la presunzione sui prelevamenti è esclusa anche ai fini IVA. All'Amministrazione finanziaria spetta l'onere di provare che dai prelievi ingiustificati e non annotati nelle scritture contabili derivino maggiori compensi non dichiarati. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l'Ordinanza numero 23912 del 29 ottobre 2020.

Indagini bancarie a professionisti: la presunzione sui prelevamenti è esclusa anche ai fini IVA

Con l’Ordinanza n. 23912 depositata il 29 ottobre 2020 la Corte di Cassazione ha sancito che la declaratoria di illegittimità, che esclude dall’imponibile accertato del libero professionista tutti gli importi derivanti da operazioni di prelievo dai suoi conti correnti bancari, è applicabile anche alla normativa IVA.

Spetta pertanto all’amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili, siano stati utilizzati dal lavoratore autonomo per acquisti inerenti alla produzione del reddito, conseguendone dei maggiori compensi non dichiarati.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 23912 del 29 ottobre 2020
Indagini bancarie a professionisti: la presunzione sui prelevamenti è esclusa anche ai fini IVA. A stabilirlo è la Corte di Cassazione.

Il fatto – La vicenda trae origine dal ricorso avverso un avviso di liquidazione della sanzione per presunta omessa regolarizzazione di acquisti senza fattura, notificato dall’Agenzia delle entrate nei confronti di uno studio professionale associato composto da tre professionisti a seguito di un accertamento bancario sui conti dello studio.

A parere dei ricorrenti la contestazione sollevata dall’Ufficio era stata fondata sulla circostanza che i prelievi bancari fossero serviti per l’acquisto di beni e servizi strumentali non regolarizzati con fattura, senza tuttavia il supporto di nessun riscontro oggettivo o specifica indicazione di quali beni o servizi fossero stati acquistati con i prelievi e non regolarizzati con fattura.

Il ricorso è stato accolto sia dalla CTP che dalla CTR e avverso la decisione d’appello l’agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, lamentando violazione o falsa applicazione dell’art. 51, co. 2 del DPR nr 633/1972 e dell’art. 6, co. 8 del D.lgs. n. 471/1997.

A parere dell’Ufficio è corretto affermare che la sentenza della corte costituzionale n. 228 del 2014 ha modificato il regime delle presunzioni legali a favore dell’Erario, non potendosi più sostenere che i prelievi ingiustificati dai conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale.

Tuttavia, a parere dell’erario, il conseguente intervento del Legislatore, rappresentato dal D.L. nr 193/2016 convertito con modificazione in legge nr 225/2016, avrebbe “apportato modifiche esclusivamente al versante delle imposte sui redditi mentre ai fini Iva l’art 51,secondo comma del DPR nr 633/1972 sarebbe rimasto invariato”.

Di conseguenza, sul versante IVA, il professionista a cui viene applicata la presunzione, ha ancora l’onere di dimostrare di avere tenuto conto dei prelevamenti nelle scritture contabili e in dichiarazione o che tali operazioni sono estranee dal campo delle operazioni imponibili.

La corte di cassazione ha ritenuto infondate le doglianze dell’Amministrazione finanziaria e ha rigettato il ricorso.

I giudici di legittimità hanno ancora una volta ribadito il principio, affermato in maniera inequivocabile dalla corte costituzionale con la ricordata sentenza del 2014, per cui non è più proponibile l’equiparazione logica tra attività̀ d’impresa e attività professionale ai fini della presunzione posta dall’art. 32 del DPR 600 del 1973, essendo definitivamente venuta meno la presunzione di imputazione dei prelevamenti operati sui conti correnti bancari ai compensi conseguiti nella propria attività dal lavoratore autonomo o, più in generale, dal professionista intellettuale.

Ne consegue, quindi, che incombe sull’amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati rilevati sul conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili siano stati utilizzati dal libero professionista per acquisti inerenti alla produzione del reddito, conseguendone dei maggiori compensi non dichiarati.

La corte di cassazione arricchisce tale principio, oramai consolidato, affermando che la declaratoria di illegittimità̀ costituzionale dell’art. 32 cit. “è applicabile anche alla normativa Iva”, con conseguente esclusione dall’imponibile del professionista controllato di tutti gli importi derivanti da operazioni di prelievo dai suoi conti correnti bancari.

Grava, quindi, “sull’Amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili, siano stati utilizzati dal libero professionista per acquisti inerenti alla produzione del reddito, conseguendone dei ricavi, non potendosi fare ricorso della presunzione invocata”, indicando in maniera analitica i beni e servizi che sarebbero stati acquistati con i prelievi non regolarizzati da fattura.

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