Chi rimanda la pensione può ottenere un aumento in busta paga. Come funziona il bonus Giorgetti?
La Legge di Bilancio 2026 non ha rinnovato Quota 103 e Opzione Donna ma ha confermato il cosiddetto bonus Giorgetti, l’incentivo al posticipo del pensionamento.
L’agevolazione spetta a chi matura il diritto alla pensione ma decide di restare al lavoro. In questo caso si ricevono i contributi previdenziali a proprio carico direttamente in busta paga.
Come fare per ottenere l’aumento di stipendio e chi può richiederlo?
Bonus per chi posticipa la pensione: come ottenere l’aumento in busta paga
Anche quest’anno, i lavoratori e le lavoratrici che maturano il diritto alla pensione anticipata possono fare domanda per accedere al trattamento previsto oppure possono scegliere di rimandare il pensionamento e beneficiare del cosiddetto bonus Giorgetti, conosciuto anche come bonus Maroni.
Si tratta dell’incentivo al posticipo del pensionamento che riconosce un aumento di stipendio ai dipendenti che decidono di restare al lavoro nonostante abbiano maturato i requisiti per la pensione.
L’agevolazione, già in vigore da diversi anni, consente a lavoratori e lavoratrici che scelgono di posticipare il pensionamento di ottenere un aumento in busta paga. Nello specifico, si vedranno accreditare sullo stipendio i contributi a loro carico (il 9,19 per cento della retribuzione). In pratica un aumento di stipendio di circa il 9 per cento. Di contro, però, si rinuncia all’accredito sul proprio montante contributivo.
Chi può ottenere l’aumento in busta paga e come funziona il bonus Giorgetti?
L’incentivo spetta a tutti i lavoratori e le lavoratrici che maturano i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di rimandare l’uscita e restare al lavoro.
A differenza degli anni passati, però, c’è una importante differenza, frutto anch’essa delle disposizioni previste dalla Legge di Bilancio 2026. Da quest’anno, come noto, non è più possibile andare in pensione con Quota 103, il canale di pensione anticipata flessibile che fino all’anno scorso ha permesso agli interessati di uscire dal mondo del lavoro alla maturazione di 62 anni d’età e 41 di contributi versati.
Chi può accedere, dunque, al bonus Giorgetti nel 2026?
Nella circolare n. 19/2026, l’INPS ha riepilogato alcune delle principali novità a tema pensioni, tra cui appunto l’incentivo al posticipo del pensionamento, soffermandosi su alcuni dettagli operativi.
Con la mancata conferma di Quota 103 al 2026, il bonus Maroni, precisa l’INPS, spetta ai lavoratori e alle lavoratrici dipendenti iscritti all’AGO o alle forme sostitutive ed esclusive della medesima che:
- hanno maturato i requisiti minimi previsti per l’accesso a Quota 103 (62 anni di età e 41 anni di contributi) entro il 31 dicembre 2025;
- maturano i requisiti minimi previsti per l’accesso alla pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi per le donne; 42 anni e 10 mesi per gli uomini) entro il 31 dicembre 2026.
Per poter ottenere l’aumento inoltre, per i lavoratori e le lavoratrici è necessario rispettare altre due condizioni:
- non essere titolari di pensione diretta, ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità;
- non aver maturato il requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia.
Chi ha maturato i requisiti per quota 103 entro il 31 dicembre 2025, quindi può ancora accedere all’incentivo. Per tutti gli altri, il requisito per l’accesso alla pensione può essere maturato anche nel corso del 2026.
Questo il principale elemento di differenza rispetto agli anni passati. Per il resto l’Istituto rimanda alle istruzioni operative già fornite. Vediamo, quindi, come funziona il bonus e come richiederlo.
Bonus Giorgetti: come funziona e come fare domanda
Il bonus Giorgetti, come anticipato, consiste nell’abbattimento totale della quota di contribuzione IVS dovuta dal lavoratore, compreso l’eventuale contributo aggiuntivo IVS, la quale viene erogata dal datore di lavoro direttamente in busta paga.
In sostanza, ai lavoratori che posticipano l’uscita dal lavoro viene garantito un aumento di stipendio di circa il 9 per cento, mentre tutto resta invariato per i datori di lavoro.
Dato che confluiscono nello stipendio, le somme non verranno versate all’INPS e non andranno a incrementare il montante contributivo (non aumenterà quindi l’importo della futura pensione, che sarà quello maturato al momento della fruizione del bonus). Continueranno, invece, ad influire i contributi a carico del datore di lavoro e versati dallo stesso.
I contributi non saranno più versati al lavoratore nel momento in cui questo accede ad una pensione diretta, ad esclusione dell’assegno ordinario di invalidità, oppure matura il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia prevista dalla gestione di appartenenza.
L’agevolazione, ricordiamo, è stata potenziata dalla Legge di Bilancio 2025, la quale ha disposto che la somma che lavoratori e lavoratrici ricevono in busta paga non deve essere tassata. Chi rimanda la pensione riceverà quindi l’intero aumento, senza decurtazioni. L’incentivo è compatibile con eventuali esoneri contributivi per i datori di lavoro, mentre non è cumulabile con il taglio del cuneo fiscale o con altri esoneri dal versamento della quota di contribuzione a carico del lavoratore.
La possibilità di optare per il bonus Maroni vale per tutti i rapporti di lavoro sia in essere sia successivi, può essere esercitata una sola volta in qualunque momento, a partire dalla maturazione dei requisiti per la pensione anticipata, e può essere revocata.
Per chi rinuncia alla pensione con Quota 103, il bonus può essere attivato solamente trascorse le finestre temporali previste per la decorrenza dell’assegno pensionistico:
- 7 mesi per i dipendenti privati e i lavoratori autonomi;
- 9 mesi per i dipendenti delle pubbliche Amministrazioni.
Per la pensione anticipata ordinaria, invece, la finestra per la decorrenza è di 3 mesi dalla maturazione del requisito contributivo.
Per poter usufruire del bonus i dipendenti devono inviare l’apposita comunicazione all’INPS. L’Istituto entro 30 giorni certifica la maturazione dei requisiti e lo comunica al datore di lavoro.
La rinuncia ha effetto esclusivamente sui contributi pensionistici dovuti per i periodi di lavoro effettuati dalla data della prima decorrenza utile della pensione anticipata in caso di domanda presentata prima di tale data. Al contrario, se viene inoltrata contestualmente o dopo la prima decorrenza utile ha effetto dal mese successivo.
La richiesta si può trasmettere direttamente dal sito istituzionale, accedendo con le proprie credenziali SPID, CIE, CNS o eIDAS, oppure attraverso patronati o contact center.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Bonus per chi posticipa la pensione: come ottenere l’aumento in busta paga