Opzione Donna: nuovi requisiti dal 2023

Vanda Soranna - Pensioni

Opzione donna 2023: in arrivo la proroga con la Legge di Bilancio 2023 ma con nuovi requisiti che restringono la platea di lavoratrici potenzialmente interessate

Opzione Donna: nuovi requisiti dal 2023

Con 197 sì e 129 no, la Manovra di Bilancio 2023 ha avuto, lo scorso 24 dicembre, il via libera della Camera dei Deputati ed è passata al Senato per l’approvazione definitiva entro il 31 dicembre. Tra le misure previste, la proroga di Opzione Donna anche per il prossimo anno ma con limiti più stringenti rispetto al passato.

Nonostante le polemiche scaturite dalla volontà dell’Esecutivo di collegare i requisiti anagrafici al numero dei figli, il Governo non è tornato sui suoi passi ed ha mantenuto in vigore Opzione Donna cambiando in parte le regole ed i limiti anagrafici del 2022.

La pensione anticipata Opzione Donna da gennaio 2023 potrà essere richiesta soltanto da alcune lavoratrici e non da tutte, al compimento dei 60 anni di età invece di 58.

Fermo restando il requisito dell’anzianità contributiva a 38 anni, le madri con un figlio potranno anticipare la richiesta di un anno mentre quelle con due o più figli potranno anticiparla di due. In ogni caso, dovranno appartenere alle seguenti categorie:

  • lavoratrici con percentuale di invalidità, pari o superiore al 74 per cento, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile;
  • caregiver da almeno sei mesi, che assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ovvero un parente o affine di secondo grado convivente, se i genitori o il coniuge della persona con handicap grave hanno compiuto 70 anni o sono anch’essi affetti da patologie invalidanti, sono deceduti o mancanti.
  • lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso le strutture competenti.

Restano le promesse del Sottosegretario al Lavoro Durigon pronunciate il 22 dicembre ai microfoni di Radio 24: un allargamento della platea di Opzione Donna rispetto ai limiti introdotti nella manovra potrebbe essere inserito già a gennaio 2023 in una norma del decreto Milleproroghe. Per mantenere in vigore le regole di Opzione Donna 2022 andrebbero però trovati 80 milioni di euro in più, mentre la nuova versione ne costa appena 20.

Che cosa è Opzione Donna? E quali sono le novità?

Introdotta con la legge 234 del 2004 e più volte prorogata fino al 2022, Opzione Donna 2022 ha rappresentato finora per tutte le lavoratrici dipendenti la possibilità di anticipare la pensione al compimento dei 58 anni e, per le lavoratrici autonome dei 59, in entrambi i casi con 38 anni di anzianità contributiva.

Una misura di sicuro successo, che ha consentito a tutte le donne di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro senza attendere i 67 anni di età ed i 20 di anzianità contributiva previsti per la pensione di vecchiaia (art.24, comma 6, DL 201 del 2011) e senza aver maturato i contributi previsti per la pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi - art.24 comma 10 DL 201 del 2011).

Pensata per conciliare vita familiare e lavorativa, Opzione donna, nei primi nove mesi del 2022, ha consentito a 18.273 donne di uscire dal mondo del lavoro. I dati del monitoraggio INPS sui flussi di pensionamento, pubblicati lo scorso ottobre, ci hanno mostrato che nel 2021 opzione donna è stata utilizzata da 20.641 donne ed entro dicembre 2022 ci si aspetta di superare i pensionamenti del 2021.

Nonostante il cambiamento di alcuni requisiti di accesso, nel 2023 restano in vigore le regole sui tempi di maturazione dell’anzianità contributiva e dell’età: per richiedere opzione donna 2022, le lavoratrici devono aver raggiunto 58 anni di età e 35 di contributi entro il 31 dicembre 2021; per Opzione Donna 2023, è necessario raggiungere i 60 anni di età (59 con un figlio, e 58 con due o più figli) e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2022.

Opzione donna: calcolo contributivo della pensione e finestre mobili

Il calcolo dell’assegno di pensione avviene sempre con il sistema contributivo; la pensione subisce una decurtazione stimata intorno al 20 per cento-30 per cento.

Restano in vigore anche nel 2023 le finestre mobili: la pensione sarà pagata alle lavoratrici dipendenti dopo 12 mesi dalla maturazione dei requisiti e dopo 18 alle autonome.

Le lavoratrici dipendenti, infine che rientrano nei requisiti di opzione donna 2023, devono cessare dal rapporto di lavoro e raggiungere 35 anni di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2022 senza poter utilizzare il cumulo gratuito dei contributi versati in casse previdenziali diverse e al netto dei periodi di malattia o disoccupazione.

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