Dal Consiglio dei Ministri arriva via libera al decreto di riordino degli incentivi. Per i dettagli sul riassetto si dovrà però attendere la Legge di Bilancio
Incentivi alle imprese: il Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo con il riordino degli incentivi alle imprese ma per i dettagli si dovrà attendere ancora.
L’obiettivo è quello di attuare una riforma che consentirà di realizzare un sistema di incentivi più razionale, trasparente e orientato ai risultati.
Per farlo è previsto il taglio di alcune agevolazioni attuali, con l’ammontare delle relative risorse che confluirà nel Fondo crescita sostenibile (FCS).
I dettagli di tali operazioni però saranno dovrebbero essere definiti solamente con la prossima Legge di Bilancio.
Riordino degli incentivi, arriva il decreto ma per i tagli bisogna aspettare
Nella riunione del 22 giugno, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo con la revisione del sistema degli incentivi alle imprese.
Si tratta dell’atteso provvedimento che, assieme al Codice degli incentivi adottato a gennaio, attua le disposizioni della legge n. 160/2023, che ha previsto la riforma con l’obiettivo di superare la frammentarietà delle misure di supporto statali istituendo un quadro normativo chiaro e omogeneo.
“Un sistema di incentivi più semplice significa maggiori opportunità per le imprese che investono e innovano”, ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “Con questo decreto proseguiamo il percorso di riforma avviato con il Codice degli incentivi, rispettando gli impegni assunti nell’ambito del PNRR e ponendo le basi per completare il riordino di tali strumenti di sostegno con la prossima Legge di Bilancio”.
L’intervento costituisce infatti una delle riforme previste dal PNRR, inserita su richiesta della Commissione europea, e per questo era importante completarlo prima del 30 giugno, data di scadenza del Piano.
Ma se la cornice dell’intervento è stata definita, lo stesso non si può dire per i dettagli del riassetto che dovrà portare al taglio di una serie di agevolazioni, le cui risorse confluiranno nel Fondo crescita sostenibile.
La lista delle misure e l’ammontare delle risorse, come specificato dal Ministro Urso nella nota, arriveranno solo con la prossima Manovra.
L’obiettivo, come detto, è quello di razionalizzare l’offerta degli incentivi adottati dalle amministrazioni responsabili centrali, concentrando l’intervento pubblico solo su quegli strumenti che, in base alla ricognizione e ai criteri stabiliti dalla legge delega, risultano realmente idonei a sostenere specifici settori o finalità di intervento. E questo avviene anche attraverso la modifica o l’abrogazione di norme preesistenti, con il Fondo per la crescita sostenibile che diventa il principale veicolo della razionalizzazione al fianco del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, del Fondo di sostegno al venture capital (detto anche Fondo nazionale per l’innovazione), alla Nuova Sabatini e agli incentivi per l’aerospazio (legge 808/1985).
Come cambia la struttura degli incentivi con il FCS
Il FCS è articolato nelle seguenti quattro sezioni:
- ricerca, sviluppo e innovazione;
- start-up d’impresa;
- investimenti produttivi per la transizione verde e digitale;
- accesso al credito e al mercato dei capitali.
Come si legge nello schema di Dlgs, ciascuna sezione del Fondo è incardinata all’interno di una “disciplina quadro”, che definisce un impianto operativo flessibile e dinamico, ma al contempo sufficientemente definito per garantire coerenza, uniformità procedurale e chiarezza degli strumenti applicativi.
Ogni disciplina quadro individua la tipologia di beneficiari, la normativa europea di riferimento (inclusi gli inquadramenti relativi agli aiuti di Stato), le forme e i limiti delle agevolazioni concedibili, le spese ammissibili, le procedure di accesso e concessione, i criteri di valutazione, le modalità di erogazione e i casi di revoca.
All’interno di tale cornice, il MIMIT potrà emanare bandi attuativi, calibrando gli strumenti previsti dalla disciplina quadro in funzione degli obiettivi. I bandi, quindi, andranno progressivamente a sostituire le misure agevolative attualmente in vigore, contribuendo così a una razionalizzazione e omogeneizzazione dell’intervento pubblico in materia di sostegno alle imprese.
Resteranno comunque attivi:
- il Fondo per gli importanti progetti di comune interesse europeo – IPCEI, destinato al sostegno di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione aventi un impatto rilevante a livello europeo;
- i Contratti di sviluppo, finalizzati al sostegno di programmi di investimento produttivi strategici e innovativi di rilevante dimensione;
- il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa.
Tale razionalizzazione permetterà di fatto di passare dai 33 incentivi di competenza della DGIAI-MIMIT oggi in vigore a 10.
Il quadro è stato quindi definito, si dovrà attendere la Legge di Bilancio per quantificare l’ammontare delle risorse che confluirà nel Fondo crescita sostenibile.
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