Graduatorie concorsi pubblici, si prepara ricorso alla Corte Costituzionale

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Graduatorie concorsi pubblici, ricorso alla Corte Costituzionale. Il Comitato “XXVII Ottobre” dei vincitori e degli idonei e i sindacati Dirpubblica e Usb contestano la decadenza delle graduatorie precedenti il 2010 e il blocco delle assunzioni che rende inutili anche quelle effettuate fino alla fine del 2013.

Graduatorie concorsi pubblici, si prepara ricorso alla Corte Costituzionale

Graduatorie concorsi pubblici, si prepara ricorso alla Corte Costituzionale.

La mobilitazione dei vincitori e degli idonei dei concorsi della pubblica amministrazione passa dalle piazze alle aule dei tribunali.

L’oggetto della contestazione rimane lo stesso, ovvero la scelta governativa sancita nell’ultima Legge di Bilancio (articolo 1, comma 362) di far decadere le graduatorie precedenti il 2010 e di differenziare la validità di quelle seguenti.

Della vicenda ci eravamo già occupati in precedenza e gli interessati erano già scesi in piazza l’11 e il 18 dicembre dello scorso anno.

Ora il Comitato “XXVII Ottobre” che organizza i partecipanti alle graduatorie concorsuali e il sindacato Dirpubblica (con il supporto del sindacato di base USB) hanno deciso di portare la questione dinanzi al Tar (ed eventualmente al Consiglio di Stato) e in questo modo arrivare a far pronunciare in merito la Corte Costituzionale.

A questo fine i soggetti promotori hanno lanciato una sottoscrizione pubblica di 21mila euro per sostenere le spese legali.

Oltre al danno, la beffa del blocco delle assunzioni fino al 15 novembre 2019

In sostanza il movimento degli idonei e dei vincitori di concorsi pubblici critica la discriminazione della validità delle graduatorie in base a un criterio meramente temporale (prima o dopo il 1° gennaio 2010).

Ad aumentare la frustrazione c’è anche la scelta che deriva dal comma 399 dell’articolo 1 della legge di stabilità nel quale si sancisce il blocco delle assunzioni fino alla metà di novembre di quest’anno.

Una decisione politica, di fatto, dettata dalle pressioni della Commissione Europea su Palazzo Chigi per ridurre il previsto deficit di bilancio, ma che entra in contraddizione con la scadenza al 30 settembre 2019, stabilita dalla stessa legge, di tutte le graduatorie che vanno dal 2010 al 31 dicembre 2013.

Per pochi mesi, pertanto, anche chi si trova in queste graduatorie concorsuali non potrà essere assunto.

“Si tratta, quindi, di un’operazione che è destinata a predisporre i primi interventi, immediati e finalizzati al ripristino della legalità nella P.A. - si legge in una nota diffusa dai promotori dell’iniziativa - mediante l’utilizzo di capitale umano, già operativo e immediatamente utilizzabile senza dover attendere i tempi tecnici di nuove procedure concorsuali e senza doverne sostenere i costi. Il merito e la preparazione non invecchiano, e quindi non si deve confondere la preparazione con l’aggiornamento professionale che è una attività indispensabile per chiunque ambisca a entrare nel mondo del lavoro pubblico o sia già al suo interno. Il capitale umano deve essere tesaurizzato e non cestinato, anche al fine di gestire con gradualità e coerenza il fisiologico ricambio generazionale in atto”.

Proprio la necessità del cosiddetto “turn-over”, più volte proclamata dal ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, non potrà quindi che rafforzare la determinazione a far valere i propri diritti in chi ha vinto un concorso in passato e vede ora sfumare la possibilità di assunzione.

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