Fringe benefit 2026: regole e limiti per i bonus dipendenti

Alessio Mauro - Imposte

Una panoramica sulle regole in vigore per i fringe benefit 2026: si confermano i limiti di 1.000 e 2.000 euro per l'esenzione dei bonus dipendenti e la soglia dei 5.000 euro in presenza di specifici requisiti

Fringe benefit 2026: regole e limiti per i bonus dipendenti

I datori di lavoro possono integrare la retribuzione di lavoratori e lavoratrici dipendenti con i cosiddetti fringe benefit: anche nel 2026 le aziende potranno riconoscere bonus fino a 1.000, e 2.000 euro per i genitori, applicando l’esenzione fiscale.

Resta in vigore anche il limite più generoso dei 5.000 euro, ma solo per alcune spese relative alla casa sostenute da chi è stato assunto nel 2025, trasferendo la residenza a più di 100 chilometri.

Dall’ultima Manovra, invece, arrivano novità per i buoni pasto. Una panoramica delle regole da seguire per individuare le somme soggetta a tassazione e quelle escluse dal reddito.

Cosa sono i fringe benefit

Prima di tutto, vale la pena soffermarsi sul concetto di fringe benefit: in questa definizione rientrano gli elementi remunerativi complementari alla retribuzione
principale
che consistono nella concessione in uso di beni e servizi da parte del datore di lavoro a favore dei lavoratori o, anche, nell’erogazione di contributi e rimborsi.

È possibile, quindi, essere retribuiti anche tramite erogazione di beni e servizi, oltre che in denaro come di regola avviene.

Oltre all’uso delle auto aziendali, alle polizze sanitarie, all’utilizzo dei fabbricati, possono rientrare nel perimetro dei fringe benefit anche le seguenti voci:

  • buoni spesa e buoni benzina;
  • ricariche telefoniche;
  • buoni acquisto;
  • polizza rischi extra professionali.

A differenza di altre forme di welfare aziendale, i bonus possono essere riconosciuti anche ad personam dal datore di lavoro senza particolari accordi.

Come funziona l’esenzione dei bonus dipendenti fino a 1.000 e 2.000 euro?

I bonus erogati dai datori di lavoro di solito, quindi, rappresentano un’integrazione della normale retribuzione pattuita e possono consistere anche nel riconoscimento di somme aggiuntive o rimborsi. Alcune tipologie di fringe benefit, ed entro determinati limiti, non concorrono alla formazione del reddito da lavoro e, di conseguenza, non sono tassati.

A fissare questa regola è l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi che, a regime, prevede un limite di esenzione fissato a 258,23 euro, anche per i beni ceduti e dei servizi prestati al coniuge del dipendente o a familiari.

La soglia, piuttosto bassa, negli ultimi anni è stata più volte innalzata e la Legge di Bilancio 2025 (articolo 1, commi 386-391) ha fissato per il triennio 2025-2027 un doppio limite annuale (fino al 12 gennaio dell’anno successivo, secondo il principio di cassa allargato):

  • 1.000 euro per la generalità dei dipendenti;
  • 2.000 euro per coloro che hanno figli o figlie fiscalmente a carico (con un reddito, quindi, fino a 2.840,51 euro o fino a 4.000 euro entro i 24 anni d’età) e comunicano al datore di lavoro i relativi codici fiscali.
Per individuare i figli e le figlie fiscalmente a carico si fa riferimento all’articolo 12 del TUIR: la soglia più alta scatta anche per i nati fuori del matrimonio, riconosciuti, adottivi, affiliati o affidati e, per ragioni logico-sistematiche, conviventi del coniuge deceduto

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, la soglia più generosa viene riconosciuta in misura intera a ogni genitore, titolare di reddito di lavoro dipendente o assimilato, anche in presenza di un unico figlio, purché sia fiscalmente a carico di entrambi.

Fringe benefit: come calcolare la soglia di esenzione?

Nel calcolo dei bonus ammessi a beneficiare dell’esenzione di 1.000 e 2.000 euro sono da includere:

  • il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore dipendente dal datore di lavoro;
  • contributi o rimborsi per i seguenti costi:
    • utenze domestiche del servizio idrico integrato, energia elettrica e del gas naturale;
    • spese per la locazione dell’abitazione principale o per gli interessi sul mutuo relativo all’abitazione principale.

La verifica della soglia è fondamentale perché, in caso di superamento, l’intero valore dei bonus ricevuti concorre alla formazione del reddito.

Fringe benefit: con il bonus affitto per i neoassunti sale la soglia di esenzione

Ma bisogna considerare anche che, in alcuni casi specifici, nel 2026 il tetto stabilito dalla norma può essere più alto. Quest’anno, infatti, sono ancora applicabili le novità messe in campo con la Manovra 2025 per i neo assunti.

Per lavoratori e lavoratrici dipendenti con specifici requisiti le somme erogate o rimborsate per il pagamento dei canoni di locazione e delle spese di manutenzione della casa, fino a 5.000 euro, non concorrono alla formazione del reddito.

L’agevolazione si applica per un periodo di 24 mesi dall’assunzione ed è riservata ai dipendenti che rispondono ai seguenti requisiti:

  • sono stati assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato firmato nel 2025;
  • non hanno superato i 35.000 euro di reddito nel 2024;
  • hanno trasferito la residenza nel Comune della sede di lavoro, distante più di 100 chilometri da quello della precedente residenza.

In questo caso la cifra di 5.000 euro è una franchigia e il superamento della soglia prevista ha effetti diversi: la tassazione ordinaria si applica soltanto all’eccedenza e non a tutti gli importi erogati dal datore di lavoro.

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate, i limiti previsti per la generalità dei bonus dipendenti e per il bonus affitto destinato ai neo assunti sono cumulabili.

Nel rispetto dei diversi requisiti previsti, si può beneficiare dell’esenzione fino a 5.000 euro per canoni di locazione e spese di manutenzione e fino a 1.000 o 2.000 euro per le somme che rientrano nei fringe benefit.

Al datore di lavoro, però, spetta il compito di indicare separatamente l’importo del valore dei beni ceduti, dei servizi prestati e delle somme erogate o rimborsate in relazione alle diverse agevolazioni così da poter monitorare correttamente l’eventuale superamento dei limiti.

Fringe benefit: le regole per le auto aziendali

Particolare attenzione, poi, meritano le modalità di calcolo da seguire per chi usufruisce di auto aziendali. Ogni anno è necessario fare riferimento alle tabelle ACI aggiornate.

Annualmente vengono riviste dall’Automobile Club d’Italia le tariffe per determinare il valore dei fringe benefit delle auto auto aziendali e, di conseguenza, individuare il reddito imponibile relativo ai veicoli aziendali concessi a lavoratrici e lavoratori dipendenti anche per uso personale.

Gli stessi valori sono utilizzati anche per determinare il rimborso chilometrico previsto per i dipendenti nel caso in cui si trovino ad utilizzare l’auto privata per necessità legate alla professione svolta.

Dal 1° gennaio 2025, e ormai anche dallo scorso 1° luglio per i veicoli ordinati nel 2024 e consegnati entro il 30 giugno 2025, sono in vigore le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 che ha previsto nuove percentuali per determinare il valore del fringe benefit, differenziate in base all’impatto ambientale del mezzo.

Nel calcolo si deve considerare, come di consueto, una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri.

Tipologia di veicolo Percentuale dell’importo valido per la tassazione
Auto diesel e benzina 50 per cento
Auto elettriche ibride plug in 20 per cento
Auto totalmente elettriche 10 per cento

Per i contratti stipulati tra il 30 giugno 2020 e il 31 dicembre 2024 continuano invece ad essere applicate le vecchie regole, per cui i veicoli concessi ad uso promiscuo concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente secondo le percentuali calcolate sulla base delle emissioni di CO2.

Aliquota di calcolo del compenso in natura Valori di emissione di CO2 da parte del veicolo
25 per cento Minori o uguali a 60 g/km
30 per cento Maggiori di 60 g/km e minori di 160 g/km
50 per cento Maggiori di 160 g/km e minori di 190 g/km
60 per cento Maggiori di 190 g/km

Fringe benefit 2026: le novità sui buoni pasto

Infine, nel panorama normativo relativo ai fringe benefit che negli ultimi anni è in costante evoluzione, poi, bisogna considerare anche i buoni pasto che rispondono a limiti ad hoc, su cui la Manovra 2026 è intervenuta rendendo più generosa la soglia di esenzione.

L’importo giornaliero dei ticket da spendere presso supermercati e ristoranti non concorre alla formazione del reddito:

  • fino a 4 euro nel caso dei boni cartacei;
  • fino a 10 euro per la versione elettronica.

Fino allo scorso anno il limite si fermava a 8 euro.

Oltre ai casi analizzati, specifiche regole sono previste anche, ad esempio, per i fabbricati o i prestiti concessi al dipendente. A dettare le istruzioni per il calcolo per orientarsi tra tassazione ed esenzione è sempre l’articolo 51 del TUIR.

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