Flat tax e pace fiscale, le possibili novità ai microfoni di Radio Kiss Kiss

Tommaso Gavi - Fisco

Flat tax e pace fiscale, ai microfoni di Radio Kiss Kiss le possibili novità in vista della Legge di Bilancio 2023. A spiegarlo è il Direttore di Informazione Fiscale Francesco Oliva nella puntata di Good Morning Kiss Kiss del 14 novembre 2022.

Flat tax e pace fiscale, le possibili novità ai microfoni di Radio Kiss Kiss

Flat tax e pace fiscale, le possibili novità in vista della Legge di Bilancio 2023.

I temi sono stati affrontati nella puntata di Good Morning Kiss Kiss che è andata in onda il 14 novembre alle ore 9.25.

In cosa consistono le misure che potrebbero rientrare nella prossima manovra? A fare spiegarle è il Direttore di Informazione Fiscale, Francesco Oliva, ospite alla puntata del programma condotto da Max Giannini e Max Vitale.

Dallo spostamento della soglia da 65.000 euro a 85.000 euro, passando per le ipotesi di riapertura della rottamazione ter e i possibili scenari della pace fiscale, il punto della situazione.

Flat tax e pace fiscale, le possibili novità ai microfoni di Radio Kiss Kiss

Flat tax e pace fiscale sono due dei temi presenti nel dibattito sulle nuove misure che andranno a comporre la Legge di Bilancio 2023.

Nel corso della puntata di Good Morning Kiss Kiss, che è andata in onda alle 9.25 del 14 novembre 2022, è stato fatto il punto sulle possibili novità.

A spiegarle è il Direttore di Informazione Fiscale, Francesco Oliva, ai microfoni del programma condotto da Max Giannini e Max Vitale.

In apertura, Francesco Oliva ha spiegato in cosa consistono le ipotesi di innalzamento del limite di reddito per il regime forfettario:

“Quando si parla di flat tax Dobbiamo distinguere due elementi: da un lato abbiamo il regime forfettario per le partite IVA, che attualmente fatturano fino a 65.000 euro e la proposta attuale del governo, quella di cui si discute per la Legge di Bilancio è portare questi 65.000 a 85.000 euro. Non c’è accordo sull’aliquota. Nel senso che in questo momento si paga normalmente il 15 per cento, salvo che il contribuente non si trovi nei primi 5 anni in quel caso si paga il 5 per cento.”

Un secondo possibile intervento di tassazione piatta riguarda i dipendenti. Si tratta della cosiddetta “flat tax incrementale”. Il Direttore di Informazione Fiscale ha chiarito di cosa si tratta la misura allo studio del Governo:

“C’è un secondo elemento che riguarda i dipendenti ed è praticamente quella che è passata giornalisticamente com’è flat tax incrementale. Se si percepisce un reddito superiore a quello dello scorso anno, soltanto sulla differenza aggiuntiva non si applica il normale sistema a scaglioni, quello che conosciamo dell’IRPEF, ma si applica un’aliquota piatta che viene denominata flat tax.”

In vista dell’inizio dell’iter parlamentare del Disegno di Legge Bilancio, percorso che dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2022 per scongiurare l’esercizio provvisorio, Francesco Oliva ha chiarito quali sono le misure che potranno essere adottate con maggiore probabilità:

“Se mi posso consentire una previsione mentre il primo lo vedo abbastanza verosimile come intervento, perché di fatto ha un impatto quasi zero sul bilancio dello Stato (apre altre questioni che non abbiamo tempo di approfondire sull’evasione tendenziale ecc.) sui dipendenti se ci sono tutti questi soldi impegnati per il caro energia è più complesso.”

Flat tax e pace fiscale, le possibili novità ai microfoni di Radio Kiss Kiss

Un secondo provvedimento su cui si è concentrata la discussione è stata la pace fiscale.

Allo studio dell’esecutivo ci sono interventi di ridefinizione agevolata delle cartelle, anche se i contorni di tali interventi sono tutt’altro che definito.

All’orizzonte un condono? A parere dell’intervistato sì:

“Il Governo nega che si tratti di un condono ma come nelle edizioni precedenti, se vogliamo essere pignoli è un condono, perché quando parliamo di pace fiscale, oggi la chiamano tregua fiscale, parliamo di tre tipi di interventi: o uno stralcio totale quindi fino ad un certo importo che ad oggi è 1.000 euro, chi ha ricevuto questa cartella prima di un certo anno, che dovrebbe diventare il 2016, non paga nulla (né imposte, né sanzioni, né interessi). Da 1.000 a 3.000 euro c’è il saldo e stralcio. Cioè i sistemi normativi precedenti prevedevano il saldo di un pezzetto e poi lo stralcio di tutto il resto. La percentuale di saldo d’imposta dipendeva dal livello di reddito del contribuente.”

Allo studio del Governo i dettagli sulla nuova misura, dalla percentuale dell’eventuale riduzione al lasso di tempo per la restituzione delle somme dovute.

In merito Francesco Oliva ha chiarito:

“Qui stanno litigando, se mi passate l’espressione, per la riduzione perché c’è chi all’interno del governo vorrebbe fare una cosa molto estrema tipo una riduzione del 80 per cento e chi vorrebbe fare invece percentuali più basse fino al 50 per cento. E poi abbiamo una terza tipologia che quella che conosciamo come rottamazione, dove non abbiamo sconti di imposta. Cioè quello che dovevamo pagare dobbiamo comunque pagarlo, però ci danno più tempo. Danno ai contribuenti più tempo e riducono le imposte.”

Infine, l’ultima domanda nel corso della trasmissione ha riguardato il pagamento vero e proprio delle cartelle.

“Conviene pagarle le cartelle esattoriali?” All’interrogativo il Direttore di Informazione Fiscale risponde consigliando un atteggiamento attendista:

“Al momento paradossalmente conviene attendere anche per un altro elemento. Nella parte della rottamazione, cioè quella in cui c’è la dilazione del debito ma non c’è lo sconto d’imposta, praticamente si potrebbe riaprire l’ultima versione la cosiddetta “rottamazione ter”. Per cui chi aveva ottenuto un piano di dilazione e per qualsiasi motivo non aveva rispettato le rate potrebbe trovarsi nella condizione di avere una seconda chance con più rate. La formula famosa che è passata con il termine di 5+5. Cioè ti do altri 5 anni però mi paghi un 5 per cento di sanzioni, invece del 20-30 che avresti dovuto pagare se fosse stata applicata la regola ordinaria.”

Si attendono quindi ulteriori sviluppi sulla definizione delle misure che rientreranno nella Legge di Bilancio 2023, per capire se le gli interventi in questione rientreranno nella prossima manovra.

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