Spostare i redditi dalle flat tax a una nuova IRPEF: la “manovra” necessaria per M.C. Guerra (PD)

Rosy D’Elia - Fisco

Far transitare i redditi dalle flat tax a una nuova IRPEF basata su un'aliquota fortemente progressiva: è questa la “manovra” necessaria per Maria Cecilia Guerra (PD)

Spostare i redditi dalle flat tax a una nuova IRPEF: la “manovra” necessaria per M.C. Guerra (PD)

La Manovra 2027 porterà, tra le altre novità, una mini estensione del secondo scaglione IRPEF fino a 55.000 euro e un potenziamento delle flat tax per le partite IVA con la possibilità di applicare il regime forfettario fino a 100.000 euro, ad esclusione dell’IVA.

I benefici sono assicurati per le platee interessate, ma per Maria Cecilia Guerra (Partito Democratico) il sistema fiscale dovrebbe seguire la direzione opposta: portare quanti più contribuenti possibile nel perimetro dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, spostandola dai regimi sostitutivi, e tassare tutti e tutte con un’aliquota progressiva continua, capace di modulare il prelievo in maniera più equa e graduale in base al reddito effettivo.

Per la capogruppo PD in commissione Bilancio alla Camera, sarebbe questa la soluzione utile anche a contrastare il peso dell’inflazione su stipendi e pensioni, molto più soggetti al cosiddetto drenaggio fiscale (fiscal drag): quel meccanismo distorsivo che fa salire il prelievo anche quando gli aumenti in busta paga coprono solo il caro vita e che, anche a reddito invariato fa sentire il suo peso perché lascia le imposte intatte, mentre cala il potere d’acquisto.

Dall’IRPEF alla flat tax: la Manovra 2027 agisce in direzione contraria per M.C. Guerra

Questa dinamica porterà nelle casse dello Stato ben 35 miliardi di euro nei prossimi anni. E il paradosso per Maria Cecilia Guerra è che mentre non si restituisce quasi nulla a pensionati, pensionate, lavoratrici e lavoratori dipendenti, si trovano risorse per allargare le maglie della flat tax:

“I lavoratori autonomi con i redditi più alti, quindi con ricavi fra 85.000 e 100.000 euro, vengono tirati via dall’IRPEF, quindi dal fiscal drag, e in un colpo solo gli si regala dagli 8.000 ai 12.000 euro: la differenza fra i due regimi è di questo ammontare”.

“Io non ce l’ho coi lavoratori autonomi”, tiene a precisare. La questione per Guerra è più ampia e profonda e tocca il cuore del sistema fiscale: l’equità.

“Sulle imposte è un disastro, ormai il sistema fiscale è un colabrodo in cui ciascuno, a seconda che sia giovane, vecchio, lavoratore autonomo, un professionista, giovane autonomo, che lavori in un settore o nell’altro, può pagare imposte completamente diverse.”

È questo il punto chiave per la capogruppo PD, che non si fa portavoce di semplici correttivi per la prossima legge di bilancio, ma di una profonda riforma del sistema fiscale:

“Noi vorremmo riportare i redditi in IRPEF e tassarli tutti in modo uguale, ma con un’aliquota progressiva, con una progressività dolce, cioè cresce continuativamente, e modulabile, per cui se noi vogliamo effettivamente intervenire per alleggerire il prelievo del ceto medio, possiamo farlo con un disegno della progressività pensato e non con queste cose spot sulle aliquote.”

Spiega Maria Cecilia Guerra, sottolineando che la proposta non avrebbe nemmeno problemi di copertura:

“La riforma ovviamente riguarda anche la tassazione dei redditi di capitale, delle imprese, del patrimonio, e quindi nel complesso noi pensiamo a un sistema fiscale che mantenga, non faccia aumentare la pressione fiscale, come hanno fatto loro, ma è difficile anche diminuirla perché vogliamo che ci sia un peso di imposte sufficiente a sostenere servizi universali, a partire dalla sanità che è la nostra ossessione. Quindi è una riforma fiscale che complessivamente si autofinanzia, ma diventa sostenibile socialmente, nel senso che le persone non sono più arrabbiate per il fatto di vedere che a parità di reddito pagano tante imposte più degli altri”.

Dalla teoria alla pratica, però, la direzione attuale è diversa. Con una riforma fiscale appena conclusa, o meglio alle battute finali, e margini di intervento sulla prossima Manovra molto ristretti, soprattutto per chi è all’opposizione, è difficile immaginare che il sistema IRPEF nel breve periodo possa prendere nuove strade.