Ferie, possibile la trasformazione in cassa integrazione: i chiarimenti dell’INL

Eleonora Capizzi - Leggi e prassi

Ferie, possibile la trasformazione in cassa integrazione dei periodi programmati e non ancora goduti. Con la nota n. 1799 del 23 novembre 2021 l'INL fornisce alcuni chiarimenti precisando che la mancata comunicazione al dipendente non comporta alcuna sanzione per il datore di lavoro.

Ferie, possibile la trasformazione in cassa integrazione: i chiarimenti dell'INL

La trasformazione delle ferie già autorizzate in periodi di cassa integrazione è, nel rispetto di determinate condizioni, pienamente ammissibile.

Lo ha chiarito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro nella nota numero 1799 del 23 novembre 2021 specificando che l’unico adempimento in capo al datore di lavoro che decide di tramutare le ferie in CIG con causale Covid-19 è di comunicarlo al lavoratore coinvolto.

Tuttavia, la mancata comunicazione costituisce una mera irregolarità e non comporta alcuna sanzione per l’azienda né alcun potere dispositivo per l’Ispettorato che, di fatto, non può vietare la trasformazione.

Viceversa, l’unica conseguenza interesserà solo il lavoratore che dopo aver fruito dei periodi di CIG potrà beneficiare del plafond integrale di ferie che non risulterà intaccato in alcun modo.

A questa conclusione l’INL arriva riprendendo le fila dei pareri già espressi dal Ministero del Lavoro sulla base della regola per cui il datore di lavoro può variare la collocazione temporale delle ferie “esclusivamente laddove le esigenze aziendali assumano carattere di eccezionalità ed imprevedibilità e come tali siano supportate da adeguata motivazione”.

Vediamo quali sono le tappe di questo ragionamento.

Ferie autorizzate, possibile la trasformazione in cassa integrazione: i chiarimenti dell’INL

Il caso a cui fa riferimento la nota INL numero 1799 riguarda un’azienda che ha tramutato unilateralmente, senza alcuna previa comunicazione, in cassa integrazione con causale Covid-19 una settimana di ferie già concessa ai propri dipendenti.

È proprio sulla legittimità di tale operazione che, su richiesta della sede territoriale di Taranto, l’Ispettorato ha espresso il proprio parere favorevole basandosi sulla disciplina specifica in materia di ferie.

L’articolo 2109 del Codice Civile, infatti, permette al datore di lavoro di determinare la distribuzione delle ferie garantite al lavoratore, quattro settimane retribuite in un anno, nell’ambito dei poteri di organizzazione dell’attività imprenditoriale.

L’unico adempimento richiesto al datore di lavoro è quello previsto dal terzo comma dell’articolo citato all’interno del quale si legge:

L’imprenditore deve preventivamente comunicare al prestatore di lavoro il periodo stabilito per il godimento delle ferie”.

Il diritto a fruire di questo periodo di riposo, garantito dall’art. 36 comma 3 della Costituzione e regolato nello specifico dall’art. 10 del D. Lgs. n. 66/2003, può essere, come anticipato, derogato solo qualora si presentino delle esigenze eccezionali e imprevedibili che ne giustifichino la compressione.

Ecco quindi che a tali esigenze, così come chiarito anche dal Ministero del Lavoro nella circolare numero 8/2005, sono stati associati gli interventi a sostegno del reddito ordinari e straordinari, la cassa integrazione quindi, che seguono ad una sospensione dell’attività lavorativa.

Ferie, legittima la trasformazione in cassa integrazione anche senza comunicazione

A sostegno della propria interpretazione l’INL ricorda che, in caso di sospensione totale dell’attività lavorativa (CIG a zero ore), evidentemente, il lavoratore non ha necessità di recuperare le energie psico-fisiche, presupposto posto alla base del diritto di fruizione delle ferie.

Nelle ipotesi di CIG parziale, viceversa, deve comunque essere garantito al lavoratore il ristoro correlato all’attività svolta sebbene in misura ridotta.

Neppure la mancata comunicazione della conversione da ferie in CIG, secondo l’interpretazione dell’Ispettorato, esclude la legittimità della trasformazione che, di fatto, non pregiudica i diritti dei lavoratori.

L’azienda protagonista della vicenda in esame, infatti, non ha comunicato formalmente la decisione di trasformare in CIG Covid un periodo di ferie preventivamente richiesto e già autorizzato ed è incorsa in un mera irregolarità.

Seppur contravvenendo all’obbligo di informare i propri dipendenti, il datore di lavoro non ha arrecato loro nessun danno, non avendo intaccato in alcun modo il serbatoio di ferie maturate. Ciascun lavoratore potrà fruire di tutte le giornate a sui disposizione una volta concluso il periodo di CIG.

Per questa irregolarità non è prevista alcuna sanzione amministrativa e, non essendoci alcun danno per il lavoratore, non esistono i presupposti perché l’Ispettorato ricorra al potere di disposizione secondo l’art. 14 D. Lgs. n. 124/2004 che costringa il datore di lavoro a eliminare determinate violazioni.

INL - nota n. 1799 del 23 novembre 2021
: richiesta di parere su ferie tramutate in cassa integrazione Covid -19.

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