Coronavirus, sicurezza sul lavoro: le tutele da garantire al lavoratore

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Coronavirus, alle aziende e attività aperte spetta l'obbligo di garantire la sicurezza sul lavoro dei propri dipendenti. Dalle fabbriche, fino alle cooperative, è il tempo di attuare protocolli specifici di sicurezza per evitare il contagio.

Coronavirus, sicurezza sul lavoro: le tutele da garantire al lavoratore

Il coronavirus ferma l’Italia, ma non tutte le aziende e le attività restano chiuse. La sicurezza sul lavoro è uno dei temi centrali dell’ultimo periodo, e l’incremento esponenziale dei casi di contagio impone al datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti.

Il DPCM dell’11 marzo 2020 impone, per fabbriche ed altre attività che restano aperte, l’adozione di protocolli di sicurezza contro il rischio di contagio da coronavirus.

Operai, ma anche lavoratori di strutture che non possono chiudere, come educatori in centri d’accoglienza o operatori di servizi socio sanitari di natura residenziale, sono tenuti - salvo specifiche disposizioni regionali - a proseguire l’ordinaria attività lavorativa, seppur con regole idonee ad affrontare un periodo straordinario come quello attuale.

Quali sono le misure precauzionali da adottare e quali le tutele da garantire al lavoratore per il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro? Forniamo di seguito alcune utili indicazioni.

Coronavirus, sicurezza sul lavoro: le tutele da garantire al lavoratore alla luce del DPCM dell’11 marzo 2020

Il DPCM dell’11 marzo 2020, rafforzando le restrizioni già disposte dal decreto “Io resto a casa” del 9 marzo, dispone l’obbligo di chiusura di una serie di attività commerciali, di ristorazione e legate ai servizi alla persona.

Per le altre attività produttive e professionali non sottoposte all’obbligo di sospensione, il decreto firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte raccomanda che:

  • sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile (smart working) per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
  • siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
  • siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
  • assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
  • siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali.

Sono queste le linee guida da considerare per l’attuazione delle misure a tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro.

Coronaviurs, dai DPI all’organizzazione dei turni di lavoro: le misure di sicurezza da adottare

Come abbiamo già evidenziato in apertura, ci sono specifiche attività per le quali lo smart working è inattuabile, e la routine lavorativa deve proseguire nonostante il rischio sanitario derivante dal diffondersi del coronavirus.

L’obbligo del datore di lavoro è in tal caso quello di predisporre misure idonee alla tutela del lavoratore, secondo le indicazioni disposte dal Testo Unico per la Sicurezza, il Decreto Legislativo 81/2008.

In primo luogo, è necessario - per le attività nelle quali non è possibile mantenere la distanza droplet di un metro - garantire al lavoratore strumenti di protezione individuale.

Mascherine, guanti e operazioni straordinarie di sanificazione del luogo di lavoro sono soluzioni raccomandate e necessarie per tutelare la sicurezza dei dipendenti.

Per limitare gli spostamenti e per limitare il contatto tra più dipendenti, è inoltre necessario riorganizzare i turni di lavoro, favorendo turnazioni singole.

Indispensabile è l’aggiornamento del DVR, documento di valutazione dei rischi, per una corretta valutazione del rischio biologico relativo alla specifica attività prestata.

Tra le informazioni fondamentali che necessitano di essere adeguate in relazione al rischio biologico derivante dal coronavirus vi sono:

  • l’individuazione dei potenziali rischi per la salute e la sicurezza previsti sul luogo di lavoro;
  • l’individuazione delle misure di protezione idonee per prevenire il rischio biologico.

Coronavirus, le misure che il datore di lavoro deve adottare: le indicazioni di Assolombarda

Considerando la situazione di emergenza sanitaria legata al coronavirus, è necessario che dalle istituzioni competenti arrivino presto indicazioni precise sulle regole da adottare all’interno delle aziende.

Dall’INAIL così come dal Ministero del Lavoro e della Salute non sono attualmente arrivate adeguate linee guida.

A rispondere alle istanze dei datori di lavoro e dei propri dipendenti è stata Assolombarda, che ha racchiuso in un’utile pagina informativa alcune delle regole disposte dai provvedimenti adottate a livello regionale.

Per quel che riguarda le misure di contenimento del contagio, al fine di limitare i contatti tra le persone e ridurre le occasioni di aggregazione, vengono fornite alcune possibili misure (da adeguare in base al proprio contesto organizzativo ed economico):

  • evitare incontri collettivi in situazioni di affollamento in ambienti chiusi (es. congressi, convegni), privilegiando soluzioni di comunicazione a distanza;
  • regolamentare l’accesso agli spazi destinati alla ristorazione (es. mense), allo svago o simili (es. aree relax, sala caffè, aree fumatori), programmando il numero di accessi contemporanei o dando disposizioni di rispettare il “criterio di distanza droplet” (almeno 1 metro di separazione tra i presenti)

Fondamentale è rafforzare comportamenti e prassi di igiene, come il lavaggio frequente delle mani, mettendo a disposizione idonei mezzi detergenti (saponi o soluzioni alcoliche).

Si invitano inoltre i datori di lavoro a disporre una adeguata pulizia dei locali e delle postazioni di lavoro più facilmente toccate da lavoratori e utenti esterni.

Misure cautelari che chiamano il campo il buon senso di ognuno di noi, in un periodo in cui l’emergenza sanitaria da coronavirus mette in primo piano la normativa sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

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