Commercialisti: la professione vale l’1,6% del PIL

Giuseppe Guarasci - Commercialisti ed esperti contabili

Comunicato stampa della Fondazione Nazionale Commercialisti: la professione ha prodotto 24 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2017, circa l'1,6% del PIL.

Commercialisti: la professione vale l'1,6% del PIL

Si sono tenuti ieri a Roma gli Stati Generali dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con molti temi al centro del dibattito politico.

Sono intervenuti, il Presidente Nazionale dei Commercialisti, Massimo Miani, il Ministro Andrea Orlando, il viceministro Luigi Casero, Renato Brunetta (Forza Italia), Chiara Gribaudo (PD), Marco Marsilio (Fratelli d’Italia), Federica Chiavaroli (Civica Popolare), Laura Castelli (Movimento 5 Stelle), Matteo Salvini (Lega) e Enrico Zanetti (Noi con l’Italia).

Miani ha illustrato i risultati di due ricerche della Fondazione nazionale dei commercialisti, dedicate rispettivamente alla quantificazione dell’enorme proliferazione normativa fiscale negli ultimi dieci anni e all’aumento dei costi degli adempimenti fiscali per imprese e professionisti negli anni dal 2015 al 2017, due ricerche che fotografano con puntualità l’estrema complessità del fisco italiano denunciata dai commercialisti

Hanno partecipato oltre 1500 commercialisti provenienti da tutti i 131 ordini territoriali d’Italia.

Vorremmo soffermarci, in particolare, su uno dei comunicati diramati ieri dalla Fondazione Nazionale Commercialisti (FNC). Si parla dei numeri prodotti dal comparto professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Numeri ancora molto importanti, nonostante la crisi degli ultimi anni.

Comunicato stampa Fondazione Nazionale Commercialisti (FNC) sull’apporto al PIL nazionale della professione di commercialista ed esperto contabile

Si riporta di seguito in comunicato stampa di ieri in cui la Fondazione Nazionale Commercialisti (FNC) rende noti alcuni importanti numeri sull’attuale stato di salute della professione.

FISCO, COMMERCIALISTI: LA PROFESSIONE VALE L’1,6% DEL PIL

Quasi 119 mila gli iscritti all’Albo, 370 mila gli addetti complessivi al comparto. 4 milioni i contribuenti assistiti. Il 76% delle dichiarazioni dei redditi trasmesse al fisco dalla categoria

Roma, 13 febbraio 2018 – Il numero di iscritti agli Albi dei commercialisti italiani ha toccato nel 2017 quota 118.500, ma l’intero comparto, formato da tutti gli operatori degli studi professionali della categoria, compresi quelli impiegati nelle società di servizi e negli studi associati, ha un totale di addetti che supera le 370 mila unità. Sono i numeri sulla professione elaborati dalla Fondazione nazionale dei commercialisti (FNC), diffusi nel corso degli Stati generali della categoria, in corso di svolgimento a Roma. Secondo la FNC il comparto realizza un valore aggiunto di 24 miliardi di euro, l’1,6% del Pil.

Secondo le stime della FNC, attraverso il canale Entratel dell’Agenzia delle Entrate i commercialisti trasmettono il 76% dei modelli relativi alle dichiarazioni dei redditi, che diventa l’81% nel caso delle dichiarazioni delle società di capitale. Percentuali dalle quali si deduce, secondo la FNC, che i Commercialisti si occupano dell’assistenza contabile e fiscale di quasi 4 milioni di contribuenti tra imprese e professionisti”.

Il commercialista tra futuro digitale e crisi della professione

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una riduzione dell’appeal della professione, nonostante siano ancora molti i giovani che aspirano a diventare dottore commercialista ed esperto contabile.

I numeri presentati durante l’incontro di ieri a Roma sono effettivamente drammatici: il costo complessivo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti, pari a circa 6 milioni di soggetti, è cresciuto, dal 2015 al 2017, da 58,1 a 60,4 miliardi di euro circa, con un incremento in valore assoluto di 2,4 miliardi di euro, corrispondente a una media di 514 euro, passando da 9.577 euro a 10.091 euro per ogni singola partita IVA.

Tuttavia, la professione vive un momento di passaggio in cui potrebbero - paradossalmente - essere favorite soprattutto le giovani leve. Le applicazioni digitali sono sempre più massicce, e questo probabilmente produrrà una grande opportunità per i nativi digitali e i millenials. Occorre però che il sistema venga reso più equo, sia in termini di tassazione che in termini burocratici. Altrimenti il rischio è che queste opportunità non possano essere colte.