Con la conciliazione vita-lavoro, sconto fino a 50.000 euro sui contributi: le istruzioni sul bonus

Rosy D’Elia - Incentivi alle imprese

Bonus bebè, monitoraggi delle buste paga, piani sanitari e altre azioni virtuose fanno risparmiare alle aziende fino a 50.000 euro di contributi: le istruzioni per accedere all'esonero legato alla certificazione per la conciliazione vita-lavoro

Con la conciliazione vita-lavoro, sconto fino a 50.000 euro sui contributi: le istruzioni sul bonus

Prende forma l’esonero contributivo da versare per le aziende che mettono in atto politiche di welfare orientate alla conciliazione tra vita privata e lavoro: firmato il decreto attuativo che stabilisce le modalità operative per accedere alla riduzione dell’1 per cento e fino a un massimo di 50.000 euro legata alla nuova certificazione UNI/PdR 192:2026.

Dai bonus bebè ai voucher per le attività sportive dei figli e delle figlie, fino ad arrivare al monitoraggio delle buste paga e ai piani di smart working: l’impegno delle organizzazioni a sostegno della gestione dei carichi di cura si valuta su un’ampia gamma di azioni, servizi e strumenti a disposizione del personale.

Dopo essersi certificate, le imprese potranno richiedere all’INPS di applicare lo sgravio sul conto mensile .

In campo ci sono 31 milioni di euro per il triennio 2026-2028.

Sconto fino a 50.000 euro sui contributi per la conciliazione vita-lavoro: come funziona il bonus?

Con le novità introdotte dal decreto lavoro, si replica il modello adottato per la parità di genere: l’obiettivo è quello di incentivare le aziende a ottenere la certificazione e a premiare le organizzazioni come virtuose con uno sconto contributivo.

La macchina organizzativa per innescare questo meccanismo è già in moto: dal prossimo 21 settembre, tramite il portale ReStart di Unioncamere, si potrà richiedere un mix di aiuti per ottenere il riconoscimento regolato dalla Prassi UNI/PdR 192:2026.

Le imprese, con priorità a quelle più piccole, potranno ottenere voucher per tutoraggio e supporto tecnico-gestionale e contributi per la copertura delle spese legate alla procedura da seguire.

Ottenere la certificazione sulla conciliazione vita-lavoro, che dura tre anni, è il primo passo da compiere per accedere allo sgravio contributivo regolato dal decreto lavoro.

Bonus conciliazione vita-lavoro: domanda all’INPS per ottenere lo sconto sui contributi

Come si legge nel decreto attuativo con le istruzioni, per accedere all’agevolazione sarà necessario presentare domanda all’INPS, che dovrà fornire tutte le istruzioni operative.

Per accedere all’agevolazione servirà fornire le seguenti informazioni:

  • i dati identificativi dell’azienda;
  • la retribuzione media mensile complessiva stimata per tutto il periodo di validità della certificazione, calcolata come somma delle retribuzioni medie mensili di tutti i lavoratori dell’azienda;
  • l’aliquota contributiva datoriale media stimata per il periodo di validità della certificazione;
  • la forza aziendale media stimata nel periodo di validità della certificazione.
  • la dichiarazione di possesso della certificazione per la conciliazione vita‑lavoro, con indicazione del codice identificativo del certificato e dell’Organismo di certificazione accreditato che lo ha rilasciato secondo la UNI/PdR 192:2026;
  • la data di rilascio della certificazione, necessaria per calcolarne il periodo di validità.
  • la dichiarazione di non aver ricevuto provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi.

In ogni caso, periodicamente all’INPS arriveranno i dati delle aziende certificate direttamente dal Dipartimento per le politiche della famiglia.

Bonus conciliazione vita-lavoro: si attendono le istruzioni operative dall’INPS

L’esonero è riconosciuto a partire dal 28 giugno 2026 (entrata in vigore della legge di conversione del DL lavoro) e per tutto il periodo di validità delle certificazioni e comunque fino al 31 dicembre 2028.

Chi presenterà domanda entro il primo termine utile stabilito dall’INPS potrà beneficiare dello sconto contributivo durante tutto il triennio.

L’esonero, pari all’1 per cento fino a un massimo di 50.000 euro, si calcola sui contributi complessivamente dovuti ed è parametrato su base mensile. In caso di richieste superiori alle risorse a disposizione, il beneficio riconosciuto sarà proporzionalmente ridotto.

Per passare dalla teoria alla pratica, servirà ora attendere le indicazioni operative dell’INPS.