Blocco dei licenziamenti verso la fine: 70.000 posti a rischio e nuove ipotesi di proroga

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Blocco dei licenziamenti 2021 verso la fine: 70.000 posti di lavoro sono a rischio con la fine del divieto per alcuni settori dal 1° luglio, secondo le stime (ottimistiche) dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio. Ma all'orizzonte sembrano esserci nuove ipotesi di proroga e poche certezze.

Blocco dei licenziamenti verso la fine: 70.000 posti a rischio e nuove ipotesi di proroga

Blocco dei licenziamenti 2021, si va verso la fine per le aziende del settore Industria e Costruzioni e che non richiedono cassa integrazione ordinaria o straordinaria scontata.

A partire dal 1° luglio 70.000 posti di lavoro sono a rischio, ma questa distorsione che si è creata nel mercato del lavoro nell’ultimo anno potrebbe addirittura favorire i giovani.

Sono queste le previsioni contenute nella memoria depositata il 7 giugno sul DL n. 73/2021 dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio e sembrano particolarmente ottimistiche sia in termini di numeri che in termini di prospettive.

Nel frattempo si fa largo una nuova ipotesi di proroga: tra le richieste dei sindacati che vorrebbero ancora il blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre e una prima data di fine del divieto già fissata dal Decreto Sostegni per il 30 giugno, potrebbe prevalere una nuova via di accordo tra le forze contrarie della maggioranza.

Blocco dei licenziamenti verso la fine: 70.000 posti a rischio nell’Industria

Le stime diffuse dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio con la memoria sul DL Sostegni bis, depositata il 7 giugno 2021, preannunciano la perdita del posto di lavoro per 70.000 persone con la prima data di fine del blocco dei licenziamenti, attivato all’inizio dell’emergenza coronavirus.

È un numero enorme, se si considerano le difficoltà che si preannunciano per ognuno dei lavoratori coinvolti. Ma più basso del previsto, se si considerano le cifre circolate nei mesi scorsi e la lunga durata del divieto in un periodo di attività a singhiozzo per le aziende.

A novembre 2020 la Banca d’Italia metteva in relazione il peso della pandemia con il contrappeso del blocco dei licenziamenti.

Nel testo si leggeva:

“Si può stimare che, in assenza delle misure introdotte, nel 2020 lo shock pandemico avrebbe potuto causare ulteriori 200 mila licenziamenti, portando quindi il totale a circa 700 mila unità. Si può valutare che le misure di estensione della CIG, il sostegno alla liquidità delle imprese e il blocco dei licenziamenti abbiano impedito circa 600 mila licenziamenti nell’anno in corso; di questi, circa un terzo non si sarebbe probabilmente verificato, anche in assenza del blocco, grazie alle altre misure”.

Se è vero che la cifra di 70.000 lavoratori a rischio fa riferimento solo agli effetti della primissima apertura del blocco dei licenziamenti, che si verificherà a più riprese secondo la tabella di marcia stabilita dal Decreto Sostegni bis, è anche vero che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio prevede uno sblocco meno traumatico rispetto alle aspettative iniziali.

In bilico, per ora, sono i dipendenti del settore Industria: il divieto, infatti, decade per le aziende che hanno i requisiti per beneficiare di CIGO e CIGS e il settore delle Costruzioni sembra registrare un numero di attivazioni in crescita. I lavoratori che operano nell’edilizia, quindi, dovrebbero essere al riparo dalle conseguenze dell’apertura.

Nel testo si legge:

“I licenziamenti saranno plausibilmente scaglionati nel tempo man mano che si concretizzano le opportunità di turnover e di ricomposizione degli organici e una quota potrebbe anche transitare nella CIGO/CIGS agevolata.

L’eliminazione del blocco dei licenziamenti, resa possibile dalla ripresa economica della prima parte del 2021 e dalle positive aspettative di crescita per la rimanente parte dell’anno, favorirà le politiche di occupazione a favore dei soggetti, soprattutto i giovani, in cerca di lavoro che nei mesi scorsi hanno visto venire meno le opportunità di impiego”.

In quest’ottica accanto al danno per alcuni ci sarebbero delle opportunità per altri, ma in che termini? E in che tempi? Questo è difficile da prevedere.

Il mercato del lavoro è una coperta corta, che deve ritrovare una nuova misura dopo la pandemia.

Blocco dei licenziamenti verso la fine: nuove ipotesi di proroga?

Secondo la memoria del Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, la situazione sta per normalizzarsi. E il processo di uscita dalla crisi è già cominciato.

“Queste osservazioni lasciano presumere che la fase acuta di stress in capo ai datori di lavoro sia terminata e che essi non abbiano da smaltire forze di lavoro in eccesso e sproporzionate rispetto ai regimi produttivi, semmai il contrario alla luce anche di previsioni economiche incoraggianti per la seconda metà dell’anno”.

E in effetti l’ultimo intervento sul blocco dei licenziamenti 2021 doveva essere quello del Decreto Sostegni. Ma una proroga, seppur velata e molto discussa, è entrata anche nel secondo provvedimento omonimo.

Su proposta del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando, il testo approvato in Consiglio dei Ministri a fine maggio prevedeva un prolungamento del divieto fino al 28 agosto che, dopo un’accesa discussione, nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale si è trasformata in un’estensione fino al 31 dicembre, ma solo per le aziende che beneficiano di CIG e CIGS scontate.

Dal governo precedente a quello attuale, il blocco dei licenziamenti è un nodo difficile da sciogliere. E nelle ultime ore tornano a circolare nuove ipotesi di proroga: un compromesso possibile tra le diverse forze politiche in campo sembra essere un’estensione del divieto solo per i settori che restano in crisi.

I sindacati chiedono di continuare con le regole emergenziali ancora fino al prossimo autunno, Confindustria chiede un ritorno alla normalità e la politica, nel mezzo e chiamata a decidere, non sembra avere una linea comune e netta sul punto.

Lo stesso ministro Andrea Orlando, memore del caso del Decreto Sostegni bis, si dice aperto a valutare diverse ipotesi, ma cauto nell’affermare che possibili ulteriori novità possano davvero prendere forma.

Intanto il tempo stringe: il primo appuntamento con l’uscita dal divieto è fissato al 30 giugno e la prossima, potenziale, occasione per intervenire è la conversione in legge del DL Sostegni bis che è attesa per fine luglio. Ma in questo contesto anche un intervento postumo non stupirebbe.

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