Rientro dei cervelli: incentivi fiscali nella legge di Bilancio 2021

Eleonora Capizzi - Leggi e prassi

La legge di Bilancio 2021 interviene sulle agevolazioni fiscali in materia di “rientro dei cervelli” con un potenziale allargamento della platea dei soggetti beneficiari. Ecco le ultime novità.

Rientro dei cervelli: incentivi fiscali nella legge di Bilancio 2021

In tema di rientro dei lavoratori in Italia la legge di Bilancio 2021, approvata alla Camera il 27 dicembre e in attesa di approvazione al Senato, amplia l’ambito di applicazione del regime fiscale previsto per i lavoratori impatriati.

In pratica, l’articolo 50 del Disegno di legge estende l’allungamento temporale di cinque anni del regime fiscale agevolato dei cosiddetti lavoratori impatriati, la misura per il rientro dei cervelli, anche ai lavoratori già iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), che sono ritornati in Italia prima del 2020 e che, al 31 dicembre 2019, risultano beneficiari del regime di favore ordinario i quali, altrimenti, sarebbero stati esclusi.

Rientro dei cervell, novità nella Legge di Bilancio 2021: estensione ai lavoratori altamente qualificati

Secondo l’articolo 1 comma 50 del Disegno di legge di Bilancio questo allungamento a cinque anni, esteso dalla manovra ai lavoratori altamente qualificati rientrati prima del 2020, è sottoposto a determinate condizioni, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni:

  • il lavoratore deve essere proprietario, o deve esserlo diventato, di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al rientro o nei dodici mesi precedenti, ovvero ne deve essere divenuto proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione.

Tale opzione è consentito previo versamento di:

  • un importo pari al 10 per cento dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se il soggetto al momento dell’esercizio dell’opzione ha almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione di cui al presente comma, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà;
  • un importo pari al 5 per cento dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se il soggetto al momento dell’esercizio dell’opzione ha almeno tre figli minorenni, anche in affido preadottivo, e diventa o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di eser- cizio dell’opzione di cui al presente comma, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Infine, si specifica che la definizione delle modalità di esercizio dell’opzione sono demandate ad un futuro provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che deve essere emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione e, dunque, dalla stessa legge di Bilancio 2021.

Rientro dei cervelli: incentivi fiscali nella legge di Bilancio 2021. Evoluzione della normativa di riferimento

La normativa sul regime speciale per lavoratori rimpatriati, meglio nota, appunto, come rientro dei cervelli è stata introdotta dall’art. 16 Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 147 poi modificata dall’art. 5 del Decreto Crescita (Decreto legge 30 aprile 2019, n. 34).

Quest’[ultima norma ha previsto che:

1. I redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato (...), concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30 per cento del loro ammontare al ricorrere delle seguenti condizioni:

a) i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni;

b) l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.”

L’obiettivo è quello di incentivare il trasferimento in Italia di soggetti con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del Paese.

Ebbene, il Decreto Crescita ha previsto, inoltre, l’estensione per ulteriori cinque anni del beneficio:

  • ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia a partire dal 2020 (il periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto stesso);
  • ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo.
  • ai lavoratori che diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento.

In entrambi i casi, stabilisce la norma, i redditi negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50 per cento del loro ammontare.

Al contrario, per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, i redditi negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10 per cento del loro ammontare.

È questo allungamento del beneficio che, alla lettera della legge di Bilancio 2021, deve riguardare anche i lavoratori qualificati che hanno trasferito la residenza in Italia prima dell’anno 2020 e che, risultano beneficiari del regime di favore ordinario dei lavoratori impatriati alla data del 31 dicembre 2019 .

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