Lavoro Pubblico 2021: la PA in Italia? Anziana, con poche competenze e pochi dipendenti

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Lavoro Pubblico 2021, l'indagine presentata alla prima giornata del Forum PA fornisce un quadro sconfortante della Pubblica Amministrazione in Italia: età anagrafica alta, pochi dipendenti e con poca formazione, mentre i servizi sono ritenuti inadeguati dal 76 per cento dei cittadini. Il PNRR stanzia 1,7 miliardi di euro per investimenti e nuovi concorsi: sono 119.000 i nuovi ingressi previsti per il 2021.

Lavoro Pubblico 2021: la PA in Italia? Anziana, con poche competenze e pochi dipendenti

La Pubblica Amministrazione italiana è anziana, possiede poche competenze e ha un organico ormai ridotto all’osso dopo una discesa che dura da oltre dieci anni, dovuta al blocco del turn over per motivi di bilancio.

Questa è la fotografia impietosa scattata il 21 giugno alla prima giornata del “Forum PA 2021”, la classica manifestazione del comparto che durerà fino al prossimo 25 giugno.

I dati in questione emergono, in particolare, dalla ricerca di “FPA Lavoro pubblico 2021”:

  • un’età media dei dipendenti pari a 50 anni;
  • un investimento in formazione nel 2019 di 110 milioni di euro inferiore a quanto speso dieci anni fa;
  • uno smart working che prima della pandemia riguardava solo l’1 per cento dei lavoratori pubblici e che solo l’emergenza sanitaria ha spinto al 33 per cento nel secondo trimestre 2020.

Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche emergenti della PA nel nostro Paese.

Lavoro pubblico 2021: i dipendenti sono pochi, anziani e con poca formazione

La Pubblica Amministrazione italiana si è presentata al traguardo del 1° gennaio 2021 con 3,2 milioni di dipendenti: 31.000 in meno rispetto al 2019.

Come già illustrato in precedenza quello sulla quantità dei lavoratori del comparto pubblico è un dato assai negativo che spicca nel confronto con i principali Paesi europei e che la ricerca di FPA 2021 conferma. Basti pensare che:

  • in Italia i lavoratori pubblici sono appena il 13,4 per cento del totale;
  • in Francia sono ben 5,6 milioni, ovvero il 19,6 per cento dei lavoratori complessivi;
  • nel Regno Unito sono 5,2 milioni, il 16 per cento;
  • in Spagna 3,2 milioni, il 15,9%.

Anche il confronto con la Germania è solo apparentemente positivo perché ai 4,8 milioni di lavoratori pubblici tedeschi (il 10,8 per cento del totale) vanno aggiunti i lavoratori della sanità che hanno contratti privati, ma sono pagati dallo Stato, quindi in sostanza sono dipendenti pubblici.

Più basso anche il rapporto tra numero dei dipendenti della PA e cittadini residenti: in Italia sono il 5,6 per cento, l’8,4 in Francia, il 7,8 in Gran Bretagna e il 6,8 per cento in Spagna.

Dell’età abbiamo già detto: 50 anni, con gli over 60 al 16,3 per cento del totale e gli under 30 appena al 4,2 per cento.

Ma in questa situazione già fragile si innesta una vera e propria “bomba a orologeria”: infatti il 16,3 per cento del personale ha ormai i requisiti per la pensione, avendo compiuto i 62 anni, ai quali vanno aggiunte altre 180.000 unità che hanno 38 anni di anzianità.

Si possono stimare nei prossimi anni uscite di circa 105.000 dipendenti dal Servizio Sanitario Nazionale già messo a dura prova dalla pandemia e altre 215.000 dalla scuola.

Per quel che riguarda la formazione, basti pensare che nel 2019 si spendevano 163,7 milioni di euro, meno di dieci anni fa, con una media di 1,2 giorni di formazione all’anno per dipendente.

Tra i partecipanti ai corsi solo il 5 per cento ne ha svolti per il digitale e solo il 2,3 per cento per acquisire competenze preziose come quelle relative al project management.

A questo si aggiunga che il il 76 per cento dei cittadini italiani considera i servizi offerti inadeguati contro una media europea del 51 per cento.

Pubblica Amministrazione: la speranza è nelle risorse del PNRR e nell’accelerazione dei concorsi

Il quadro è certamente fosco, ma l’indagine di FPA intravede qualche barlume di speranza nelle risorse per il settore pubblico stanziate nel PNRR e nell’accelerazione dei concorsi alla quale dovrebbe contribuire il famoso Sblocca Concorsi.

Il PNRR prevede investimenti per il potenziamento della Pubblica Amministrazione per complessivi 1,7 miliardi di euro, puntando tra l’altro sulle politiche e gli strumenti per l’accesso e il reclutamento (1,6 per cento dei fondi) e sulle competenze del personale (40,5 per cento del totale).

Per i concorsi invece se nel 2020 si è registrata una stasi sostanziale dovuta all’imperversare del Covid-19, quest’anno i nuovi ingressi sono calcolati intorno ai 119.000, così distribuiti:

  • circa 91.000 nella scuola:
  • 9.875 posti tra regioni, servizio sanitario, comuni, università, enti pubblici non economici, enti di ricerca e avvocatura dello stato;
  • ulteriori 18.014 posti da concorsi banditi, conclusi o in corso di svolgimento.

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