L’estensione di due anni del periodo massimo entro cui i genitori possono beneficiare del congedo parentale si applica solo ai lavoratori e alle lavoratrici dipendenti
L’INPS ha dato il via libera all’invio delle domande per il nuovo congedo parentale.
La versione estesa della tutela INPS però spetta solamente a lavoratori e lavoratrici dipendenti.
La modifica introdotta dalla legge di Bilancio 2026 che estende di due anni il limite entro cui è possibile richiederlo non comprende autonomi e iscritti alla Gestione separata.
Le novità, inoltre, non si applicano ai periodi fruiti fino al 31 dicembre 2025.
Congedo parentale: l’estensione di due anni vale solo per i dipendenti
Con il messaggio n. 251 del 26 gennaio 2025 l’INPS ha fornito le indicazioni operative in merito alla nuova versione del congedo parentale, dando il via libera ai genitori per la presentazione delle domande.
La Legge di Bilancio 2026, ricordiamo, ha esteso il termine a disposizione degli interessati per richiedere e ottenere la prestazione.
Fino al 2025, infatti, il periodo di congedo poteva essere richiesto entro i primi 12 anni di vita del bambino o della bambina. Da quest’anno, invece, l’astensione può essere richiesta fino ai 14 anni d’età del figlio o dall’ingresso in famiglia (ma fino alla maggiore età). Dal 2026 si aggiungono, quindi, due anni al periodo massimo previsto per la fruizione del congedo parentale.
Come evidenziato dall’INPS nel citato messaggio, la Legge di Bilancio 2026 ha modificato esclusivamente le regole che riguardano i lavoratori e le lavoratrici dipendenti. Pertanto, le novità che sono entrate in vigore da quest’anno non si applicano per i genitori autonomi o iscritti alla Gestione separata.
Nel caso dei genitori iscritti alla Gestione separata il limite temporale per la fruizione del congedo resta fissato ai primi 12 anni del figlio (o dall’ingresso in famiglia). Per gli autonomi, invece, il limite di riferimento resta quello del primo anno di vita del figlio o a un anno dall’ingresso in famiglia.
Per l’applicazione delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 c’è anche un’altra condizione da considerare.
Come precisato dall’INPS, l’estensione del termine per la fruizione si applica dal 1° gennaio 2026. Di conseguenza, per i periodi di astensione fruiti fino al 31 dicembre 2025 il limite temporale applicabile rimane quello dei 12 anni.
Solo dal 1° gennaio 2026 i genitori lavoratori dipendenti con figli che non abbiano ancora compiuto i 14 anni possono fruire del congedo parentale, sempre nei consueti limiti individuali e di coppia previsti per legge.
Congedo parentale: mesi e indennità spettante
Come noto, la normativa prevede per i genitori fino a un massimo di 11 mesi di congedo parentale che, ricordiamo, a differenza del congedo obbligatorio (maternità e paternità) consiste in un periodo di astensione facoltativa dal lavoro.
Di questi 11 mesi, 9 sono indennizzati con un importo pari al 30 per cento della retribuzione media giornaliera. Il 10° e l’11° mese non sono coperti, a meno che il reddito individuale del genitore richiedente sia inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione (pari a 611,85 euro mensili per il 2026).
Dal 2025, inoltre, in presenza di specifici requisiti, è possibile ottenere, per massimo tre dei 9 mesi indennizzati a disposizione, una maggiorazione dell’indennità dal 30 all’80 per cento della retribuzione.
Il limite complessivo, come detto, è di 11 mesi ma è bene evidenziare alcune regole in merito alla durata del congedo che vanno rispettate:
- la madre lavoratrice può beneficiare di un periodo non superiore a 6 mesi, oltre alla maternità;
- il padre lavoratore può richiedere un periodo non superiore a 6 mesi, elevabile a 7 nel caso in cui si astenga per un periodo non inferiore a 3 mesi;
- il genitore solo, madre o padre con affidamento esclusivo, ha diritto a un periodo continuativo o frazionato che può arrivare fino a 11 mesi.
Tali periodi possono essere fruiti dai genitori anche in contemporanea a condizione che non venga superato il limite complessivo.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Congedo parentale: l’estensione di due anni vale solo per i dipendenti