Riforma Pubblica Amministrazione: sfida tra Governo e UE

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Riforma della Pubblica Amministrazione: al di là delle polemiche politiche, la risposta del ministro Tria alla Commissione Europea è cauta sulla tenuta dei conti pubblici e punta moltissimo sulla riforma della PA per far crescere gli effetti degli investimenti pubblici.

Riforma Pubblica Amministrazione: sfida tra Governo e UE

Riforma della Pubblica Amministrazione al centro della Legge di Bilancio 2019.

Il confronto tra Roma e Bruxelles sul Documento Programmatico di Bilancio ha assunto toni piuttosto aspri, sui quali ci si è molto dilungati, insieme agli allarmi dettati dall’andamento dello spread sui titoli di Stato.

Ma da una lettura attenta della lettera di risposta del ministro Giovanni Tria alla Commissione Europea emerge invece un altro tema: la straordinaria centralità che l’esecutivo attribuisce alla riforma della Pubblica Amministrazione.

Se infatti la polemica ha raggiunto punte assai acute (“deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità”) il testo di Tria lascia intravvedere molte timidezze e cautele in materia di allontanamento dalle politiche “rigoriste” richieste dall’Unione Europea.

Riforma della Pubblica Amministrazione, Tria: un “esperimento keynesiano”

Tria, in effetti, afferma che:

“La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanze, e la Relazione al Parlamento a esso allegata, chiariscono che il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. Qualora il Pil dovesse ritornare a livello pre-crisi prima del previsto, il governo intende anticipare il percorso di rientro”.

In sostanza, sembra configurarsi un esperimento a tempo limitato di allargamento della spesa pubblica per verificare la possibilità che questa generi un coefficiente più alto di crescita economica e, infine, un calo del rapporto debito/PIL.

Un evento che, nonostante tutti gli auspici della Commissione Europea, finora non si è verificato praticamente mai con l’osservanza dei suoi dettami. Quello del governo si configura quindi come un “esperimento keynesiano” a tempo determinato.

Riforma della Pubblica Amministrazione 2019 come volano per la crescita

In questo contesto di perdurante attenzione ai conti pubblici, per l’esecutivo acquista un ruolo centrale la riforma della Pubblica Amministrazione. Tria cita in particolare il fatto che l’aumento degli investimenti pubblici (0,2 per cento del PIL nel 2019 e 0,3 dal 2020):

“godrà non solo di maggiori risorse finanziarie ma di semplificazioni normative e di nuovi strumenti di capacity building che faciliteranno la loro esecuzione in tempi brevi”.

Gli interventi vengono poi snocciolati alla fine della lettera: semplificazione delle procedure amministrative necessarie per le iniziative economiche; digitalizzazione della PA, rivisitazione del codice dei contratti pubblici e riforma del diritto contrattuale; riduzione dei tempi della Giustizia civile; misure volte alla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale (fatturazione elettronica).

Emerge pertanto qui la preoccupazione del ministro dell’Economia di non procedere su un sentiero di mera dispersione delle risorse pubbliche, ma di sfruttare la limitata “finestra di tempo” eventualmente strappata alla Commissione, per ottenere il massimo dei risultati di crescita, superando i limiti che hanno bloccato gli investimenti pubblici.

A tal fine si prevede la creazione di una “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche” che supporti le amministrazioni centrali e locali e una riforma del codice degli appalti che dia modo di realizzare le opere in tempi più celeri. Il tutto finalizzato apertamente all’incremento dei piani d’investimento pubblici e privati e, soprattutto, all’aumento dei rendimenti di questi ultimi.

Riforma della Pubblica Amministrazione, ricadute politiche: il M5S tra Bruxelles e la piazza

Con questi presupposti diventa ora più facile comprendere la reale portata del dissenso con l’UE e le conseguenti tensioni politiche nella maggioranza di governo, soprattutto nel Movimento 5 Stelle come dimostrano le recenti manifestazioni di dissenso dei NO TAP in Puglia e dei NO TAV in Piemonte.

Per i seguaci di Grillo la strada del governo si dimostra sempre più stretta tra Bruxelles e le ragioni delle piazze, in vista delle elezioni europee.