Reddito di cittadinanza: comunicato stampa ufficiale INPS

Alessio Mauro - Leggi e prassi

Reddito di cittadinanza: comunicato stampa ufficiale dell'INPS in cui l'Istituto smentisce le indiscrezioni di stampa emerse nelle ultime ore.

Reddito di cittadinanza: comunicato stampa ufficiale INPS

L’INPS ha diramato in data odierna un comunicato stampa ufficiale in cui vengono smentite le indiscrezioni delle ultime ore in ordine al presunto “blitz sul reddito di cittadinanza”.

In particolare, l’Istituto guidato da Tito Boeri fa sapere che “non vi è stata nessuna bollinatura dell’Inps riguardo alle proposte di reddito di cittadinanza avanzate dal Movimento 5 Stelle. L’Istituto, su richiesta del Ministero del Lavoro, si è limitato a valutarne i costi e la fattibilità”.

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Comunicato stampa ufficiale dell’INPS
Discussione sulla proposta di reddito di cittadinanza: i chiarimenti dell’INPS nel comunicato stampa del 27 settembre 2018.

Ecco il testo ufficiale del comunicato stampa dell’INPS:

In riferimento ad un articolo pubblicato oggi da alcuni quotidiani nazionali su un presunto coinvolgimento dell’Istituto a quello che viene definito “blitz sul reddito di cittadinanza”, si precisa che non vi è stata nessuna “bollinatura” dell’Inps riguardo alle proposte di reddito di cittadinanza avanzate dal Movimento 5 Stelle.

L’Istituto, su richiesta del Ministero del Lavoro, si è limitato a valutarne i costi e la fattibilità.

Si sottolinea, infine, che non ci sarà alcuna consegna della proposta da parte del presidente dell’Inps alla squadra del Movimento 5 Stelle al Ministero dell’Economia.

Le proposte avanzate dal presidente Boeri riguardo l’introduzione di un reddito minimo si possono trovare nel documento “non per cassa ma per equità”, disponibile sul sito istituzionale già dal 2015.

In cosa consiste la proposta di reddito di cittadinanza del M5S?

Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S è stato definito da molti come un “reddito condizionato”: per averne diritto sarà necessario non soltanto il rispetto di specifici requisiti ma anche essere attivi nella ricerca di un lavoro.

A questo punto, tuttavia, è necessario capire bene cos’è e come funziona, perché l’idea diffusa durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2018 è che, semplicemente, si avrà diritto ad uno stipendio senza lavorare.

Il reddito di cittadinanza che vuole introdurre il Movimento 5 Stelle non vuole essere - nelle dichiarazioni di intenti - una misura assistenzialista: l’obiettivo è quello di contrastare povertà, diseguaglianza ed esclusione sociale garantendo a chi non ha un reddito superiore alla soglia di povertà ISTAT, fissata a 780 euro, un assegno ovvero un’integrazione salariale.

Secondo la proposta del M5S, dunque, non avrebbero diritto al reddito di cittadinanza soltanto i disoccupati, ma anche chi lavora ma ha uno stipendio basso.

L’importo mensile, inoltre, sarà calcolato sulla base di specifici fattori: si avrebbe diritto fino a 1.630 euro nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti almeno 2 figli di età inferiore ai 14 anni.

La possibilità di beneficiarne, tuttavia, sarà condizionata alla sottoscrizione di un Patto di servizio presso il centro per l’impiego: i disoccupati che presenteranno domanda saranno inseriti in un programma di formazione e di politiche per l’inserimento lavorativo e non potranno rifiutare più di 3 offerte di lavoro.

La posizione di Tito Boeri rispetto al reddito di cittadinanza

Secondo le stime comunicate dal M5S il reddito di cittadinanza verrebbe a costare intorno ai 10/14 miliardi di euro.

La discussione con il presidente INPS Tito Boeri nasce dal fatto che l’economista ha stimato tali risorse in ben 35/38 miliardi (questa stima è del 2018; nel 2015 lo stesso Boeri stimava le risorse necessarie per finanziare il reddito di cittadinanza in 29 miliardi).

Boeri ha espresso più volte in passato l’opinione per la quale piuttosto che una riforma come quella del reddito di cittadinanza targato M5S, sarebbe più opportuno finanziare ulteriormente il reddito di inclusione (REI): “un primo passo, ancora sottofinanziato, ma che c’è e con il quale l’Italia ha recuperato un ritardo di 70 anni rispetto agli altri Paesi”.