Come aprire una partita IVA e quanto costa farlo

Redazione - IVA

Quanto costa aprire una partita IVA nel 2021? Il contribuente può farlo in autonomia oppure deve comunque rivolgersi ad un intermediario abilitato? Ecco le risposte a queste domande.

Come aprire una partita IVA e quanto costa farlo

Una delle domande che spesso riceviamo in redazione è relativa ai costi ed alle modalità di apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate.

Le risposte a queste domande non sono univoche o, meglio, occorrerebbe sempre e comunque valutare caso per caso.

In linea generale, infatti, il costo dell’apertura della partita IVA dipende da svariati fattori, non ultimo il tipo di consulenza che spesso si riceve dal professionista nella fase immediatamente precedente all’invio della pratica; altresì occorre subito evidenziare come la partita IVA possa essere aperta dal contribuente senza necessità (obbligatoria) di intervento da parte di un intermediario abilitato.

L’apertura della partita IVA rappresenta quindi il primo step per l’avvio di un’attività di lavoro autonomo.

Sapere come aprire la partita IVA è indispensabile sia a livello fiscale che contabile per tutti coloro che intendono fare impresa.

Quanto costa aprire una partita Iva è una delle domande più frequenti che spesso ci si pone, perché quando si inizia una nuova attività da zero è bene pianificare punto per punto quali sono le spese da sostenere, per evitare di incorrere in cattive sorprese.

Non è sempre facile capire come bisogna fare, quali sono costi per aprire una partita Iva e soprattutto qual e l’opzione più conveniente sulla base della propria attività e del proprio reddito.

Scendiamo subito al sodo analizzando tutte le informazioni utili su come aprire una partita Iva e sui costi da sostenere.

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Di seguito tutte le informazioni necessarie per chi intende avviare un’attività di lavoro autonomo.

Aprire una partita IVA nel 2021: quanto costa e come fare

Prima di capire quanto costa aprire una partita Iva nel 2021 e come fare bisogna, innanzitutto, sapere di cosa si tratta, a chi è rivolta, è quali i casi in cui è necessario e obbligatorio.

La partita Iva è un insieme di numeri che identificano una società o una persona fisica.

Si tratta di 11 numeri: i primi 7 collegano la partita Iva al contribuente che ne è titolare, i successivi 3 corrispondono al codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo numero ha una funzione di controllo.

Si tratta di una sequenza numerica fondamentale in ottica tributaria perché utili ad identificare non solo il titolare dell’attività ma anche la propria posizione fiscale.

I soggetti obbligati ad aprire una partita Iva sono tutti coloro che svolgono attività in forma autonoma, come liberi professionisti o le imprese di beni o servizi che, in quanto non soggetti a reddito da lavoro dipendente, sono chiamati ad adempiere ai propri obblighi fiscali attraverso l’imposizione fiscale indiretta (IVA).

In sostanza, la partita Iva è il regime fiscale al quale sono sottoposti tutti i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ovvero chi offre un servizio o un bene per conto proprio e non è titolare di rapporto di lavoro subordinato.

All’atto di apertura della partita Iva il soggetto che intende avviare la propria attività in proprio accetterà l’obbligo di emettere fattura e di pagare i contributi dovuti al fisco e alla previdenza sociale sotto forma di Iva, imposta sul valore aggiunto.

Dopo le necessarie premesse, ecco il focus su come aprire una partita Iva e su quali sono i costi da sostenere, ovvero tutte le informazioni su quanto costa aprire una partita Iva.

Aprire una partita IVA: come fare?

Per aprire una partita IVA bisogna presentare richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà ad attribuire al richiedente il codice di 11 cifre utile per identificare il soggetto richiedente.

Per l’apertura della partita Iva bisogna compilare e consegnare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 in caso di persone fisiche o AA7/10 in caso di soggetti diversi.

Si tratta della dichiarazione di inizio attività che dovrà essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma. Potete scaricare i modelli da consegnare all’Agenzia delle Entrate in fondo al paragrafo o direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

I modelli AA9/12 o AA7/10 dovranno essere consegnati all’Agenzia delle Entrate in allegato con il proprio documento di riconoscimento recandosi presso uno degli Uffici, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o in modalità telematica, attraverso il software che è possibile scaricare sul sito.

Al momento dell’apertura della partita Iva bisognerà scegliere il codice ATECO dell’attività che si intende svolgere. In caso di variazione dell’attività svolta si dovrà procedere, di conseguenza, con la comunicazione del nuovo codice identificativo dell’attività.

I titolari di partita Iva sono obbligati, inoltre, ad aprire la propria posizione previdenziale all’Inps per il pagamento dei contributi e all’Inail per l’assicurazione obbligatoria.

È bene sottolineare che aprire una partita Iva è totalmente gratuito ma che bisognerà scegliere il tipo di regime fiscale più adatto alla nostra attività.

Attualmente sono previsti due regimi: il forfettario, ex regime dei minimi, e quello a contabilità semplificata ovvero ordinaria.

I due regimi prevedono costi di gestione differenti.

In questo caso è bene valutare i costi e quanto bisogna realmente pagare per aprire una partita Iva.

Scarica il modello AA9/12 o AA7/10 dell’Agenzia delle Entrate per aprire la partita Iva:

Modello AA9/12
Ecco il modello AA9/12 per aprire una partita Iva
Modello AA7/10
Ecco il modello AA7/10 per aprire una partita Iva

Aprire una partita IVA: quanto costa? Regime forfettario oppure ordinario


Al momento della scelta del regime fiscale da applicare alla propria attività i titolari di partita Iva potranno scegliere se aderire al regime forfettario o ordinario.

Sotto passeremo in rassegna le imposte ed i contributi che, in linea generale, devono essere affrontati a seconda del tipo di regime adottato.

Ma quanto costa la pratica di apertura? Come dicevamo sopra, non esiste una risposta univoca.

A grandi linee uno studio professionale richiedere il costo della pratica, inteso come predisposizione ed invio telematico del modello di apertura, che può variare da 100,00 a 300,00 euro + IVA a seconda dei casi. Ma ci sono casi in cui nella fattura ricevuta dal professionista vi è anche il compenso per la consulenza iniziale, davvero importante per assumere le prime scelte relative all’avvio dell’attività.

E il compenso di cui sopra varia a seconda dei casi, quindi non esiste un prezzo standard da questo punto di vista.

Costi partita IVA regime forfettario
Per aderire al regime forfettario bisogna rispettare alcuni requisiti stabiliti dalla legge che, però, non sono vincolati ad una specifica età anagrafica, come invece stabilito per l’ex regime dei minimi, abolito con la Legge di Stabilità 2016.

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione.

Possono aprire partita IVA in regime forfettario tutti i contribuenti che non superino il limite di 65.000 euro di ricavi o compensi.

Inoltre, a partire dal 2020, è necessario aver sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

Per accedere o restare nel regime forfettario bisogna confrontarsi quindi con i seguenti limiti:

  • spese per il personale dipendente e per lavoro accessorio non superiore a 20.000 euro lordi;
  • conseguimento di redditi da lavoro dipendente o assimilati e pensioni non superiori a 30.000 euro.

Il limite di 30.000 euro relativo ai redditi da dipendente non si applica ai lavoratori dimessi o licenziati: in tal caso, sarà libero l’accesso al regime forfettario.

Sono inoltre esclusi dal regime forfettario:

  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.

Inoltre, il regime forfettario non si applica a:

  • regimi speciali Iva;
  • soggetti residenti all’estero e che non producono almeno il 75% del reddito in Italia;
  • soggetti che effettuano attività di compravendita di terreni edificabili, fabbricati o veicoli nuovi.

Quali sono i costi da sostenere per una partita Iva a regime forfettario?

In base a quanto previsto, il regime agevolato prevede l’applicazione di un’aliquota sostitutiva i Irpef e Iva al 5% per i primi 5 anni, che passa al 15% a partire dal sesto anno.

Per quel che riguarda i contributi Inps relativi ai professionisti senza cassa e quindi iscritti alla gestione separata Inps, l’aliquota contributiva è del 27,72%.

In caso di artigiani e commercianti è necessaria l’iscrizione in Camera di Commercio ed il versamento dei contributi fissi INPS di circa 3.700,00 euro l’anno.

Tuttavia è prevista la possibilità, per i forfettari di adottare il regime Inps agevolato, che prevede il minimale ridotto del 35% da pagare in quattro rate trimestrali.

La comunicazione per la riduzione dei contributi Inps dovrà essere effettuata entro il 28 febbraio o subito dopo aver aperto la partita IVA.

Il risparmio previsto per chi apre una partita IVA in regime forfettario non riguarda soltanto la tassazione agevolata al 15%, ma anche i costi di gestione della propria attività.

Sono previste diverse semplificazioni e la più importante è sicuramente quella in materia di IVA e l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica. È invece obbligatorio lo scontrino elettronico anche per i forfettari.

Costi partita IVA regime ordinario
Quanto costa invece una partita Iva a regime ordinario?

Nel caso in cui sia esclusa la possibilità di aderire al nuovo regime forfettario, i titolari di partita Iva saranno soggetti al pagamento delle imposte e dei costi ordinari.

Nel dettaglio, il costo per aprire ma, soprattutto, mantenere una partita Iva in regime ordinario si traduce in:

  • costo per Camera di Commercio - diritto camerale (sono esenti i contribuenti che svolgono attività professionali e tecniche che non obbligano all’iscrizione al registro delle imprese);
  • costi Irpef;
  • costi gestione separata Inps o cassa professionale;
  • Irap;
  • Iva, l’imposta sul valore aggiunto calcolata sull’imponibile di ogni fattura.

Aprire una partita Iva: quanto costa? Gestione separata Inps o Cassa professionale?

I liberi professionisti senza Cassa, ovvero coloro che svolgono attività in modo autonomo e non sono obbligati all’iscrizione a Enti previdenziali di categoria, sono obbligati all’iscrizione alla Gestione separata Inps.

Le aliquote della Gestione separata Inps a fini previdenziali e assistenziali variano sulla base del tipo di attività svolta e vanno dal 24% al 34,23%.

Come sopra anticipato, per i titolari di partita Iva in regime forfettario è possibile richiedere la riduzione dei contributi Inps, ovvero beneficiare di un’aliquota agevolata presentando domanda.

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