Dal 1° gennaio può scattare la sospensione dello stipendio per i dipendenti della pubblica amministrazione che hanno debiti con il Fisco per oltre 5.000 euro. A chi si applica la novità?
Da quest’anno per i dipendenti pubblici è attivo il pignoramento dello stipendio in caso di debiti col Fisco.
Dal 2026, infatti, può scattare il blocco totale o parziale della retribuzione per i lavoratori e le lavoratrici che risultano morosi nei confronti della PA.
La novità non si applica a tutti: ci sono precisi limiti da considerare e determinate soglie di riferimento.
Ecco cosa prevede la novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 ma entrata in vigore solo da pochi giorni.
Stipendi PA: al via la sospensione per chi ha debiti col Fisco
È diventata operativa dal 1° gennaio la nuova misura che prevede la sospensione e il pignoramento di una parte dello stipendio per i dipendenti della pubblica amministrazione morosi.
A partire da quest’anno, i dipendenti statali con debiti nei confronti del Fisco rischiano di vedersi bloccare in automatico una parte dello stipendio o della pensione fino a quando non saranno state corrisposte le somme dovute.
La novità è entrata in vigore da pochi giorni ma in realtà è stata prevista più di un anno fa. Ad introdurla è stata, infatti, la Legge di Bilancio 2025 (articolo 1, commi 84 e 85) nell’ambito della lotta all’evasione. La norma è stata poi rinviata al 2026 per consentire i necessari adeguamenti tecnici da apportare ai sistemi gestionali dei sostituti d’imposta e alla piattaforma di verifica.
Il pignoramento dello stipendio non riguarda tutti i lavoratori e le lavoratrici della PA con debiti ma solo quelli che hanno cartelle sopra i 5.000 euro.
Nello specifico, ad essere modificato è l’articolo 48-bis del DPR n. 602/1973 che, al comma 1, prevede la sospensione dei pagamenti da parte della PA verso le imprese che risultano avere debiti con il Fisco per oltre 5.000 euro. Il nuovo comma 1-bis introdotto dalla Manovra dello scorso anno ha esteso appunto tale disposizione anche nei confronti dei dipendenti statali. Le disposizioni si applicano in riferimento ai pagamenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2026.
Ma come funziona di preciso la novità? Va evidenziato che la nuova norma non riguarda tutti i dipendenti ma solo alcuni. Vediamo quali.
Per la sospensione i debiti devono superare i 5.000 euro
Come anticipato, la novità è in vigore da inizio anno ma non si applica a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione.
Oltre al limite di 5.000 del debito erariale c’è anche un altro limite da considerare: quello relativo alla retribuzione mensile, che deve risultare superiore a 2.500 euro.
La novità si applicherà, quindi, nel rispetto dei limiti di pignorabilità previsti, alle somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento che, come detto, hanno un importo superiore a 2.500 euro.
I dipendenti pubblici che percepiscono somme inferiori a tale limite, dunque, non saranno interessati (almeno per ora) dalle novità.
Come funziona la novità?
Quando le pubbliche amministrazione si trovano a riconoscere ai dipendenti somme oltre la soglia dei 2.500 euro, sono tenute a verificare la sussistenza di un inadempimento del beneficiario all’obbligo di versamento che deriva dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari ad almeno 5.000 euro.
Se il riscontro dà esito positivo parte della somma erogata a titolo di stipendio o pensione viene bloccata e segnalata all’agente della riscossione. L’entità del blocco varierà in base allo stipendio percepito e si concluderà con l’estinzione del debito.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Stipendi PA: al via la sospensione per chi ha debiti col Fisco